sabato 27 febbraio 2016

~ To travel with the Empress ~



"Archduchess Sophia cared for nobody, or nothing, as long as she continued to reign supreme; and she hated, at first sight, the beautiful and saint-like Elizabeth.
The whole Court, from the first, followed the example of Archduchess Sophia, and seized every opportunity to vex, humiliate and wound the girl-wife." 1 



(All'Arciduchessa Sofia non importava di nulla e di nessuno, finché continuò a regnare sovrana; e odiò, a prima vista, la bella Elisabetta dall'apparenza angelicata.
Tutta la Corte, fin dal principio, seguì l'esempio dell'Arciduchessa Sofia, e non perse occasione per affliggere, umiliare e ferire la moglie-adolescente.) 1 

Spinta dall'atmosfera tetra, greve, irrespirabile della Corte cui l'adorato consorte non cercava di porre rimedio in modo alcuno - Egli a Corte era cresciuto, dalla madre il suo agire era sempre stato soggiogato, architettato e diretto ed era innanzitutto l'Imperatore, il cui dovere principale era di natura politica e burocratica, gli affetti erano da lui considerati di secondaria importanza - ed amareggiata dalle sue prime relazioni extraconiugali, l'imperatrice Elisabetta d'Austria cercherà di trascorrere a Vienna il minore tempo possibile e di affiancare ai viaggi di rappresentanza, compiuti insieme con l'Imperatore, viaggi di piacere, o forse sarebbe più appropriato dire di necessità, visto che il loro scopo precipuo era di natura evasiva e liberatoria, non di certo maniacale, come spesso veniva sibilato: ella viaggiava per non pensare alle delusioni che la vita continuava a serbarle.

L'imperatrice non era né pazza neppure sempre malinconica o triste; era una donna che non è mai stata udita pronunciare o vista fare qualcosa di poco gentile; ma possedeva un grande orrore per le falsità e le anguste convenzioni praticate da tutti coloro che la circondavano.
Era generosa e di buon cuore ad un tale livello, e spesso mostrava un aspetto allegro ed ilare del proprio carattere ai pochissimi che amava e di cui si fidava. E soprattutto aveva una grande anima artistica, che ambiva ad una vita bella, circondata sempre da cose piacevoli da vedere.

Sentendosi quasi un incomodo per l'aristocrazia che la circondava e non potendo neppure manifestare il proprio amore materno, essendole stati i figli Rudolph e Gisela 'sequestrati' dalla suocera che ne seguiva passo passo l'educazione e che su di essi vegliava affinché crescessero come lei ambiva, Sisi cominciò a viaggiare prima della nascita di Marie Valerie (1868), per l'esattezza era il 1860 quando varcò i confini dell'Impero per recarsi a Madeira sullo yacht Osborne prestatole dalle regina Victoria; 



L'imperatrice immortalata durante la sua vacanza, probabilmente ad una festa.




con il trascorrere del tempo le sue assenze dalla Hofburg divennero sempre più frequenti, intense e lunghe, soprattutto dopo il matrimonio dell'amata Marie Valerie (1890), la figlia che aveva cercato di crescere strappandola agli atavici rituali di Corte - data la malattia e poi la morte dell'ormai anziana Arciduchessa Sophia - spesso compagna di viaggio, e la tragica dipartita del Principe Ereditario (1889) che segnerà indelebilmente non solo la sua vita, ma renderà più flebile anche il suo stato di salute, minandola anche nel fisico.

Ma non intendo qui oggi farvi un elenco dei luoghi da Sua Maestà Imperiale visitati, quanto piuttosto osservare insieme con voi quali erano i mezzi di trasporto sui quali Ella si spostava.

La maggior parte dei propri viaggi Sisi li compì soprattutto a bordo di una carrozza che poteva agganciarsi all'estremità posteriore dei treni, composta di due vagoni,



© Technisches Museum Wien, Foto: Peter Sedlaczek



una sorta di vettura al cui interno era stato ricostruito un ambiente nobile, una sorta di lussuosa residenza circolante.
A partire dal 1872, infatti, furono realizzati numerosi progetti per la costruzione di una carrozza termica a lei destinata che doveva comprendere due stanze su ruote, ovvero un vagone-letto ed un vagone-salotto; il progetto che venne approvato e divenne realtà, recava la firma della rinomata carrozzeria F. Ringhoffer di Praga, datava 1873 e cominciò a circolare l'anno successivo.



Fotografia d'epoca che ci mostra il Salonwagen all'epoca del suo primo viaggio



L'Hofsalonwagen, la carrozza imperiale, la cui lunghezza superava i 9,5 metri per vagone, constava di un Salonwagen,



ovvero di un vagone-salotto che era arredato in maniera confortevole con uno scrittoio ed una poltrona imbottita per dormire attigua alla toilette; nel vagone era anche stata posta un ulteriore poltrona per la dama di compagnia e tutto il vagone veniva riscaldato grazie a dei caminetti posti sotto il carrello, alimentati dall'esterno con piccoli blocchi di carbone da legna, e di uno Schlafwagen 



ossia di un vagone-letto, dotato di un lussuoso giaciglio, di un tavolino, di uno specchio, di una poltrona, di una zona toilette, con tanto di acqua corrente, e di un piccolo spazio per la dama di compagnia.

Nel 1895 entrambi i vagoni vennero dotati di luce elettrica (grazie alla ditta Hardy di Vienna), di riscaldamento a vapore, di condotti per il freno continuo automatico e di un freno pneumatico per collegare i sistemi di frenatura di entrambi, così come di un segnale elettrico per la comunicazione interna.

Va da sé che dopo la morte improvvisa dell'imperatrice Elisabetta, nel 1898, la carrozza imperiale venne messa fuori servizio e destinata al museo ferroviario austriaco; dal 2004 si puo' ammirare una copia del vagone-salotto nel Sisi Museum, al palazzo della Hofburg.


Risale a quegli stessi anni la costruzione dello kaiserliche Yacht Miramar - Yacht imperiale Miramar, anzi proprio 1872 data questa fotografia che ne ritrae le fasi finali presso i cantieri navali del porto Pola.



Utilizzato sia per viaggi privati dei membri della famiglia al potere, così come in occasioni ufficiali quale yacht di stato, il Miramar venne utilizzato per 40 anni durante i quali fu più volte ristrutturato per renderlo più all'avanguardia sia da un punto di vista tecnico sia in quanto ai comfort di cui di volta in colta veniva dotato, per giungere fino all'elettrificazione operata nel 1882.




Le eleganti scale di accesso al ponte superiore





Sarà durante gli anni 80-90 che Sisi preferirà la via del mare con il quale il dialogo interiore si farà sempre più intenso ed appagante; 



"Sopra di te, come i tuoi uccelli marini, 
io circolo senza riposo.
Per me la terra non possiede più un angolo
 dove costruire un nido duraturo .. "


~ Imperatrice Elisabetta d'Austria



spesso attraccato in prossimità del porticciolo del Castello di Miramare a Trieste, l'imperatrice se ne servirà per compiere le proprie 'crociere' all'interno delle acque del Mediterraneo, soprattutto per scendere l'Adriatico e raggiungere le coste del Peloponneso, da lei amate al punto da far edificare, nel 1890, presso Corfù, l'Achilleion, la sontuosa villa imperiale ( annoverava più di cento stanze) da lei interamente progettata e realizzata da un architetto italiano, interamente ispirata allo stile dei templi greci, immersa in giardini profumati da inebrianti piante mediterranee ed esotiche che divenne il vero, ultimo paradiso in terra di Elisabetta, la quale qui trovava quella pace e quella chetezza che il suo animo non riusciva più a trovare altrove o per costeggiare la Riviera dei Fiori, partendo dalla Costa Azzurra per giungere fino ai promontori liguri e raggiungere i centri dai nomi più rinomati tra l'aristocrazia, da Cap Saint Martin a Cap d'Antibes, a Sanremo, a Genova e saranno proprio quelle di Sanremo le ultime acque che il Miramar con lei a bordo solcherà nell'inverno del 1898.



L'imperatrice schermata dal suo parasole sul ponte del Miramar durante uno dei suoi numerosi viaggi a bordo.




( spesso gli ultimi viaggi in località marittime le saranno consigliati dai medici che ritenevano giovevole per Sua Maestà la respirazione del salmastro per i problemi polmonari e cardiaci che precocemente, e a fasi alterne, fiaccheranno la salute dell'imperatrice, così come il recarsi nelle località termali austriache quali Bad Kissingen e quelle situate tra le Alpi Svizzere, ahimè ! ).

E veniamo infine alle carrozze, di cui difficilmente, se non in rare occasioni, l'imperatrice si serviva, essendo un'abile camminatrice ed un'eccezionale amazzone: quella che vedete nell'illustrazione qui sotto 



Landaulette prodotta da Carl Marius Jr., in Vienna nel 1885 ) era utilizzata dall'Augusta Signora per muoversi indisturbata tra le strade di Vienna e solo in un'occasione servì alla coppia imperiale per raggiungere Budapest ( come illustrato nella fotografia che fa da copertina al post ).
Talvolta Ella portava con sé durante i suoi viaggi questa vettura comoda e confortevole solamente se doveva muoversi all'interno di qualche città.


Concludo con due immagini che dedico in modo particolare agli/alle amanti dell'imperatrice: la prima rappresenta la sua toilette da viaggio




 e la seconda il suo kit personale per scrivere e cucire.





"Le destinazioni sono auspicabili solo perché un viaggio vi sta nel mezzo. Se fossi giunta in un luogo e avessi saputo che non avrei mai più viaggiato nuovamente, anche un soggiorno in paradiso si sarebbe trasformato in un inferno per me. "


~ Imperatrice Elisabetta d'Austria



Vecchio girocollo che reca un ciondolo con all'interno un'immagine dell'imperatrice.




Con tutto il mio affetto e la più sincera, profonda gratitudine prendo congedo da Voi, carissimi amici e lettori che mi seguite sempre con entusiasmo ed ammirazione, augurandovi tutto il meglio che possiate desiderare.

A presto 












Bibliography:

Hellmut Andics, Die Frauen der Habsburger, WILHELM HEYNE VERLAG, München
1995;

Angela Micaella Battani, L'IMPERATRICE SISSI - "LA FIGLIA SEGRETA", Anatomia di una vitaEdizioni Medicea, Firenze, 2012;

Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, HER MAJESTY Elisabeth of Austria-Hungary, The Beautiful, Tragic Empress of Europe's Most Brilliant Court, DOUBLEDAY, DORAN & COMPANY Inc. GARDEN CITY, NEW YORK, 1934;

Elisabetta d'Austria, Diario poeticoMGS PRESS SAS, 1998;

ELISABETTA D'AUSTRIA NEI FOGLI DI DIARIO DI COSTANTIN CHRISTOMANOS, Adelphi edizioni S.p.A., Milano, 1989;

Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissi, a cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001;

Conte Egon Cesar Corti, L'imperatrice ElisabettaMondadori, Milano, 1937;

Brigitte Hamann, Elisabeth. Kaiserin wieder Willen, Amalthea Verlag, Wien, München, 1982;

Brigitte Hamann, (a cura di)ELISABETH Bilder einer KaiserinAmalthea Verlag, 1998;

Maria Matray - Answald Kruger, L'attentato, MGS PRESS, Trieste, 1998;

Marguerite Cornell Owen, THE MARTYRDOM OF AN EMPRESS WITH PORTRAITS FROM PHOTOGRAPHS [ 1898]HARPERS & BROTHERS PUBLISHERS, NEW YORK AND LONDON, collected by Benno Loewy, bequeathed to Cornell University - The Cornell University Library Digital Collection;

Xavier Paoli, THEIR MAJESTIES AS I KNEW THEM - Personal Reminescences of the Kings and Queens of Europe, EDITORA GRIFFO (edizione originale Parigi, 1934);

Gabriele Praschl - Bichler, L'Imperatrice Elisabetta, Longanesi & C., Milano, 1997;

Nellie Ryan, My Years at the Austrian Court, John Lane, 1915, ristampa del settembre 2015, edizione Forgotten Books;

Irma Sztáray, Elisabeth gli ultimi anni, L'imperatrice raccontata dalla sua Dama d'onore, MGS PRESS, Trieste, 2010;

Countess Zanardi Landi, THE SECRET OF AN EMPRESS, Fredonia Books, Amsterdam, The Netherlands, 2004, reprinted from the 1915 edition. 



Quotations:

1 - Nellie Ryan, My Years at the Austrian Court, John Lane, 1915, ristampa del settembre 2015, edizione Forgotten Books, pag. 17;

2 - op. cit., pag. 38.











Archduchess Sophia cared for nobody, or nothing, as long as she continued to reign supreme; and she hated, at first sight, the beautiful and saint-like Elizabeth.

The whole Court, from the first, followed the example of Archduchess Sophia, and seized every opportunity to vex, humiliate and wound the girl-wife.1






- picture 1




Pushed by  the gloomy, heavy, stifling atmospere surrounding the Court to which the adored husband did not try to remedy in any way - He had grown up in Court, by his mother his actions had always been subjugated, masterminded and directed and first of all He was the emperor , whose main duty was of political and bureaucratic nature, afections were considered by Him of secondary importance - and embittered by His first extramarital affairs, Empress Elisabeth of Austria will try to spend in Vienna the least time possible and to put beside the representation trips, She had to do together with the Emperor, leisure travel, or perhaps it would be more appropriate to say trips of necessity, since their primary purpose was of evasive and of liberating nature, certainly not manical, as was often suggested, She was travelling for not to think of the disappointments that life continued to keep Her.


The Empress was neither mad nor even always melancholy or sad. She was a  woman who was never heard to say or do an unkind thing; but she possessed a great horror of the shams and narrow conventions practicised by all around her.
She was generous and warm-hearted to a degree, and often showed a merry, laughing side to the very few whom she loved and trusted. And above all she had a great artistic soul, which yearned for a beautiful life, surrounded always by things beautiful. 2


Feeling almost an inconvenience for the aristocracy surrounding Her and unable even to give expression to Her maternal love, given that her children Rudolph and Gisela were 'seized' by Her mother-in-law who wanted to follow step by step their education and who watched over them to grow them exactly as she wanted, Sisi began to travel before the birth of Marie Valerie (1868), to be exact it was 1860 when She crossed over the Empire's borders to travel to Madeira on the yacht Osborne lent Her by Queen Victoria;




- picture 2


- picture 3 - The Empress immortalized during Her holiday, probably at a party.




with the flowing of the time, Her absences from the Hofburg became more frequent, intense and long, especially after the marriage of Her beloved Marie Valerie (1890), the daughter who She tried to grow by 'snatching' her away from the atavistic rituals of the Court -  given the illness and then the death of the old Archduchess Sophia - often Her travelling companion, and the tragic demise of the Crown Prince (1889) that will indelibly mark not only Her life, but it will make more feeble also Her state of health, even in Her body.

But today I don't mean to give you a list of the places Her Imperial Majesty visited, but rather to observe along with you what were the means of transport on which she moved.

Sisi made most of her travels especially on board of  a carriage which could be engaged to  the rear end of the train,




- picture 4 and  picture 5 - © Technisches Museum Wien, Foto: Peter Sedlaczek




a kind of car inside which a noble environment was built, it was something like a luxurious circulating residence.
Starting from 1872, in fact, several projects were made for the construction of a thermal carriage to Her intended, which had to include two rooms on wheels, that is, a sleeping-wagon and a living room-wagon; the project which was approved and became reality, bore the signature of the renowned carriages' builders F. Ringhoffer from Prague, dated 1873 and began to circulate the following year.




- picture 6 - Vintage photography showing us the Salonwagen at the time of its first trip.




The Hofsalonwagen or the imperial carriage, whose length was over 9.5 meters per wagon, consisted of a Salonwagen,




- picture 7


- picture 8




or a living room-wagon which was comfortably furnished with a desk and an easy chair to sleep adjacent to the toilet; in the car was also been placed a further chair for the lady in waiting and  the whole car was heated through fireplaces placed under the carriage, powered externally with small wood burning coal blocks, and of a Schlafwagen




- picture 9


- picture 10




that is a sleeping-wagon, equipped with a luxurious bed, a small table, a mirror, a chair, a toilet area, complete with running water, and a small space for the lady in waiting.

In 1895 both wagons were equipped with electric light (thanks to the company Hardy from Vienna), steam heating, of ducts for the continuous automatic brake and a pneumatic brake to connect to the braking systems of the two wagons, as well as with an electrical signal for internal communication.

Needless to say that after the sudden death of Empress Elizabeth, in 1898, the car was taken out of service and delivered to the Austrian railway museum; since 2004 you can see a copy of the Living room-wagon  in the Sisi Museum at the Hofburg palace.

It dates back to those same years the construction of the kaiserliche Yacht Miramar - Imperial Yacht Miramar, indeed, precisely to 1872 dates this photograph which depicts its final stages at the shipyards of Pula harbor.




- picture 11




Used both for private travel of the family members  as well as on official occasions such as state yacht, the Miramar was used for 40 years during which it was repeatedly restructured to make it more advanced both from a technical point of view and adding the comforts with which, little by little, it was equipped, to arrive to the electrification made in 1882.




- picture 12


- picture 13 - The elegant stairs leading to the upper deck


- picture 14




It will be in the years 80-90 that Sisi will prefer the sea route for the inner dialogue with the sea will become more intense and satisfying;




“O'er thee, like thine own sea birds, 
I'll circle without rest.
 For me earth holds no corner 
To build a lasting nest..” 


~ Empress Elisabeth of Austria



often moored by the porticciolo of Miramare Castle in Trieste, the Empress will use it to make Her 'cruises' inside the Mediterranean waters, especially to plough the waves along the Adriatic Sea and reach the shores of the Peloponnese, so loved by Her to the point of building, in 1890, in Corfu, the Achilleion, the sumptuous imperial villa (numbering more than a hundred rooms) from her entirely designed, and built by an Italian architect, wholly in the style of the Greek temples, surrounded by fragrant gardens collecting heady Mediterranean and exotic plants which became Elisabeth's true, last paradise on earth, for here she could still find that peace and that stillness which Her soul could no longer find elsewhere, or to skirt the Riviera dei Fiori, starting from the French Riviera to reaching  the Ligurian cliffs and the centers by the most famous names amongst the aristocracy, from Cap Saint Martin to Cap d'Antibes, to Sanremo, to Genoa, and they will be precisely those of Sanremo the last waters that the Miramar with Her on board will sall in the Winter of 1898.




- picture 15 - The Empress screen from her parasol on the Miramar bridge during one of Her several trips on board.




Often the trips to the seaside resorts will be recommended by doctors who considered beneficial for Her Majesty's the breathing salty for her lung and heart problems, which, ups and downs, will etiolate and weaken the Empress, as well as the travels to the Austrian spas such as Bad Kissingen and those located within the Swiss Alps, alas ! )

And finally  let's talk about the carriages, of which hardly, except in rare occasions, the Empress will need, being a skilled walker and an exceptional rider: the one you see in the illustration below




- picture 16




(Landaulette produced by Carl Marius Jr., in Vienna in 1885) was used from our Majestic Lady to move unhindered through the streets of Vienna and only on one occasion served the imperial couple to get to Budapest as shown in the photograph that became the cover of this post.
Sometimes, during her trips, she carried this convenient and comfortable car with Her, only if She had to move around some cities.


I conclude with two images I especially dedicate to the Empress's lovers: the first is Her travel toilet




- picture 17




and the second Her personal travel kit to write and sew.




- picture 18






“Destinations are only desirable because a journey lies in between. If I arrived somewhere and knew that I would never leave again, even a sojourn in paradise would turn into hell for me.”


 ~ Empress Elisabeth of Austria




- picture 19 - Old neck lace bearing a charm with an image inside of the Empress





With all my affection and the most sincere, heartfelt gratitude I take my leave of you, dear friends and readers always following me with enthusiasm and admiration, wishing you all the best you could ever want.

See you soon 












Bibliografia:


Hellmut Andics, Die Frauen der Habsburger, WILHELM HEYNE VERLAG, München
1995;

Angela Micaella Battani, L'IMPERATRICE SISSI - "LA FIGLIA SEGRETA", Anatomia di una vitaEdizioni Medicea, Firenze, 2012;


Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, HER MAJESTY Elisabeth of Austria-Hungary, The Beautiful, Tragic Empress of Europe's Most Brilliant Court, DOUBLEDAY, DORAN & COMPANY Inc. GARDEN CITY, NEW YORK, 1934;

Elisabetta d'Austria, Diario poeticoMGS PRESS SAS, 1998;

ELISABETTA D'AUSTRIA NEI FOGLI DI DIARIO DI COSTANTIN CHRISTOMANOS, Adelphi edizioni S.p.A., Milano, 1989;

Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissi, a cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001;


Conte Egon Cesar Corti, L'imperatrice ElisabettaMondadori, Milano, 1937;

Brigitte Hamann, Elisabeth. Kaiserin wieder Willen, Amalthea Verlag, Wien, München, 1982;

Brigitte Hamann, (a cura di)ELISABETH Bilder einer KaiserinAmalthea Verlag, 1998;

Maria Matray - Answald Kruger, L'attentato, MGS PRESS, Trieste, 1998;

Marguerite Cornell Owen, THE MARTYRDOM OF AN EMPRESS WITH PORTRAITS FROM PHOTOGRAPHS [ 1898]HARPERS & BROTHERS PUBLISHERS, NEW YORK AND LONDON, collected by Benno Loewy, bequeathed to Cornell University - The Cornell University Library Digital Collection;

Xavier Paoli, THEIR MAJESTIES AS I KNEW THEM - Personal Reminescences of the Kings and Queens of Europe, EDITORA GRIFFO (edizione originale Parigi, 1934);

Gabriele Praschl - Bichler, L'Imperatrice Elisabetta, Longanesi & C., Milano, 1997;

Nellie Ryan, My Years at the Austrian Court, John Lane, 1915, ristampa del settembre 2015, edizione Forgotten Books;

Irma Sztáray, Elisabeth gli ultimi anni, L'imperatrice raccontata dalla sua Dama d'onore, MGS PRESS, Trieste, 2010;

Countess Zanardi Landi, THE SECRET OF AN EMPRESS, Fredonia Books, Amsterdam, The Netherlands, 2004, reprinted from the 1915 edition. 



Citazioni:


1 - Nellie Ryan, My Years at the Austrian Court, John Lane, 1915, ristampa del settembre 2015, edizione Forgotten Books, page 17;

2 - op. cit., page 38.


domenica 21 febbraio 2016

PORTRAIT OF A LADY: Laura Ingalls Wilder.




Quest'oggi voglio raccontarvi della vita di una donna straordinaria che divenne, solamente in età avanzata, una prestigiosa scrittrice di libri per fanciulli e che rimane tutt'ora un'ideale da perseguire per ciascuno di noi per le lezioni che dalla vita seppe trarre.

Laura Elizabeth Ingalls nacque il 7 febbraio del 1867 nei Big Woods, I Grandi Boschi del Wisconsin, sette miglia a nord di Pepin, seconda di quattro figli. Quando ella doveva descrivere il carattere del padre, Charles Philip Ingalls, lo definiva come costantemente allegro, al punto da apparire persino sconsiderato, talvolta, sempre pronto ad allietare la famiglia prendendo il mano il suo violino e facendo suonare le sue corde per tenere alto il morale di tutti, mentre la madre Caroline Lake Quiner, insegnante, appariva agli occhi della figlia come una donna dolce ed educata, gentile, ed orgogliosa; le sue sorelle, erano Mary, la maggiore, nata nel 1865, Carrie e Grace, più giovani di lei, rispettivamente nate nel 1870 e nel 1877; Laura avrà anche un fratello minore, Charles Jr. (soprannominato Freddie), che nacque nel 1875 e che si spense all'età di soli nove 
mesi.


Caroline Celestia-Carrie, Mary Amelia e Laura Elizabeth fotografate nel 1875.





Charles & Caroline Ingalls, 'Pa e Ma'



Da bambina Laura si trasferì con la famiglia da un posto all'altro in tutto quello che potremmo definire il cuore dell'America; ispirato dalla legge Homestead Act promulgata da Lincoln nel 1862 che offriva 160 acri di "terra libera" ai coloni che vi avrebbero costruito una fattoria e avessero su di essa vissuto per cinque anni, Pa condusse la sua famiglia nelle grandi praterie.


 Interno di una tipica casa pioniera ed, accanto, la fedele ricostruzione della dimora in cui nacquero Mary e Laura nei Big Woods del Wisconsin. 



Era il 1868 quando la famiglia Ingalls lasciò il Wisconsin per la terra a circa 12 miglia da Independence, Kansas, entro i confini della Osage Diminished Reserve dove, aiutato da un vicino di casa, il signor Edwards, Pa edificò una casa ed una scuderia. 
Dopo la piantagione di numerose colture, la famiglia Ingalls fu costretta a lasciare questa terra nell'autunno del 1870, subito dopo la nascita di Carrie: Pa aveva udito voci secondo cui il governo aveva cambiato idea circa l'insediamento in quella porzione dello Stato e che i soldati erano in viaggio per costringere i coloni già stabilitivisi ad abbandonarla; egli non attese i soldati e nel 1871 ripresero possesso della loro vecchia casa nel Wisconsin, poiché la famiglia svedese a cui l'avevano venduta non intendeva ultimarne il pagamento ed aveva deciso di lasciarla, ma già solamente tre anni più tardi, nel 1874, gli Ingalls erano nuovamente in viaggio verso le praterie, questa volta del Minnesota, dove si stabilirono a Walnut Grove, vivendo dapprincipio in una casa-rifugio.



Due anni più tardi, si spostarono a Burr Oak, Iowa, dove Charles diverrà co-proprietario di un hotel, Caroline aiuterà soprattutto in cucina e le fanciulle si adopereranno per rassettare le stanze degli ospiti,



 The Masters Hotel, Burr Oak, IOWA



ma il richiamo che Pa avvertiva per la natura e la vita nella prateria, pur se ben più faticosa ed incerta, era talmente forte e dirompente che entro l'autunno del 1877 fecero tutti ritorno a Walnut Grove; nel 1879, lo spirito irrequieto di Charles Ingalls lo spinse a guidare la sua famiglia nel territorio del Dakota, dove si stabilirono in quella quella che sarebbe diventata De Smet, nel South Dakota, che rimase la dimora di Charles e Caroline per il resto della loro vita e purtroppo fu proprio durante quello stesso anno che Mary ebbe un attacco ischemico dal quale si riprese, ma perse totalmente la vista. Il loro secondo inverno a De Smet fu il peggiore che fu mai ricordato: numerose bufere di neve impedirono ai treni di consegnare tutte le forniture isolando la città da dicembre a maggio, e furono questi ricordi di giorni vissuti tra stenti e rinunce che segnarono la vita della giovane Laura forgiandone il carattere: ella ricorderà infatti, anni dopo, di aver cercato di sopravvivere allora alle rigide temperature, alla mancanza di cibo, di legna da ardere, e alla privazione di altre primarie necessità.



La famiglia Ingalls - Da sinistra verso destra: Ma Caroline Ingalls seduta, Grace Ingalls. Laura, Pa Charles Ingalls seduto, Carrie e Mary Ingalls, 1885-90.




Educata secondo i più saldi principi etici e religiosi, all'umiltà e alla rinuncia, alla disciplina e alla mansuetudine Laura, già di indole dignitosa e volitiva, crebbe con un carattere difficilmente rinunciatario e forte; a causa dei frequenti spostamenti della sua famiglia ella fu comunque in grado di frequentare la scuola con la sorella Mary, quando era loro possibile, altrimenti studiava a casa come autodidatta. Nel 1882, all'età di quindici anni, ricevette il suo certificato di insegnamento e per tre anni insegnò in una piccola scuola di campagna situata ad una dozzina di miglia dalla sua dimora a De Smet: fu in questo periodo che ella conobbe Almanzo James Wilder ( 13 febbraio 1857 )



di dieci anni più grande di lei, giovane dalle buone maniere che si era stabilito nelle vicinanze del piccolo centro nel 1879 insieme con il fratello Royal, il quale ben presto conquistò il suo cuore; Almanzo spesso accompagnava Laura a scuola o andava a prenderla al termine delle lezioni per ricondurla a casa con la sua slitta od il suo carro, a seconda delle stagioni, e spesso era invitato a casa dei suoi genitori per visite durante il fine settimana. 
Dopo averla corteggiata per poco più di due anni, Almanzo sposò Laura il ​​25 agosto del 1885 e fu così che la nostra giovane e capace insegnante fu costretta ad abbandonare l'insegnamento per aiutare il marito nella loro grande fattoria ed il 5 dicembre dell'anno successivo nacque Rose, la bellissima, unica figliola dei Wilders.



Sì, perché dovete sapere che se è vero che tutti i pionieri, ovvero quei coloni che tentarono di conquistare, stabilendovisi, nuove terre rubate alla natura selvaggia dell'America ancora inesplorata ed indomita, erano rassegnati a sopportare i disagi e l'incertezza della vita contadina, i Wilders dovettero provare il dolore causato da altre grandi tragedie che segnarono indelebilmente la loro vita: nel mese di agosto del 1889, Laura diede alla luce un bambino che morì poco dopo, un evento di cui non farà menzione alcuna in nessuno dei suoi libri; entrambi contrassero poi la difterite, una terribile malattia che causa problemi respiratori, ma se per Laura si trattò di una forma leggera che non lasciò alcuno strascico sul suo fisico, Almanzo rimase parzialmente paralizzato alle gambe, ovvero alle estremità e perciò, da allora, sempre bisognoso di assistenza; infine, la loro casa, costruita dallo stesso Manly - come Laura amava chiamarlo - venne rasa al suolo da un incendio divampato dalla cucina.

Dopo la malattia, Almanzo fu consigliato dai medici di recarsi in un luogo dal clima più mite e temperato da cui trarre giovamento per i suoi arti provati, e fu allora che i Wilders decisero di spostarsi in Florida, dove da tempo si era stabilito e viveva felicemente un cugino, ma si trattò di un periodo molto breve, una sorta di parentesi nella vita della giovane coppia che amava lavorare la terra del cuore degli States; senza altra dimora fecero quindi ritorno a De Smet, a quella che era per Laura la casa paterna, dove rimasero per un anno durante il quale ella trovò lavoro presso la sarta del paese e mise da parte quel denaro ( cento dollari ) che sarebbe servito loro per l'acquisto della casa dei loro sogni.


Si sentiva parlare di sviluppo del territorio delle Ozarks Mountains nel sud del Missouri, aziende del territorio facevano circolare immagini patinate di frutteti, di vitelli pasciuti, di colline alberate e torrenti impetuosi, il Missouri sembrava essere una terra promessa. Un vicino di casa di De Smet si recò negli Ozarks per dare un'occhiata e portò una mela dal Missouri e la diede a Laura: era più grande e la più rossa mela che avesse mai visto. 
Quella mela decise dove la famiglia Wilder si sarebbe successivamente stabilita.

Non appena i giorni di primavera cedettero il passo all'estate i Wilders cominciarono il loro viaggio verso Mansfield, nel Missouri, il luogo che avrebbero chiamato 'casa' per il resto della loro vita, 'La Terra delle Grandi Mele Rosse' ( The Land of the Big Red Apple ): era il 17 luglio del 1894, come ebbe ad annotare Laura nel diario che tenne durante tutto il loro viaggio quando il loro carro, bitumato a dovere da Almanzo, si lasciò alle spalle De Smet ( Laura non avrebbe più rivisto i sui adorati genitori ).
La sera prima il violino di Pa che suonava tutte le sere rallegrando l'intera famiglia anche nei periodi più bui e difficili, cui Laura era così affezionata, suonò per lei per l'ultima volta:

Quando il violino suonò le sue ultime note e giunse il momento di mettere a dormire Rose per un risveglio di prima mattina per la partenza, Pa chiese a Laura una promessa d'addio.
"quando me ne sarò andato, quando l'ora giungerà," le disse Pa "voglio che tu abbia il violino." 2



Giunti nel territorio degli Ozarks, i Wilders si trovarono in difficoltà nello scegliere una dimora, tante erano le fattorie disponibili ed i luoghi accattivanti in cui poterne edificare altre, ma Laura individuò facilmente il luogo che conquistò il suo cuore, aveva trovato ROCKY RIDGE FARM:


Manly indagò ed apprese che il prezzo della fattoria era di $ 400 - $ 10 per acro. Con essa venivano venduti 400 piccoli alberi di mele in attesa di essere piantati quando la terra sarebbe stata pronta. I precedenti proprietari avevano ordinato quegli alberi di mele da un vivaio. Poi avevano pensato ai lavori connessi con un frutteto e semplicemente abbandonarono le piantine di mele e la fattoria. Utilizzando la banconota da cento dollari a titolo di caparra, i Wilders acquistarono Rocky Ridge Farm il 24 settembre 1894 da The Bank of Mansfield.
Quando i documenti furono firmati in banca, Manly, Laura e Rose immediatamente si diressero verso la loro nuova casa. 3

"Il nostro ideale di casa era quella costruita da un uomo e una donna insieme", disse Laura.
La fattoria di Rocky Ridge dei Wilders crebbe grazie al lavoro congiunto di Laura e Manly che trasformarono la loro terra negli Ozarks in una fattoria frutticola, rinomata per la produzione di latticini ed avicola. Proprio come erano stati partner coltivando grano nel South Dakota, i Wilders erano determinati a creare una fattoria di successo nel Missouri e poichè Manly era ancora indebolita dai suoi storpi, aveva bisogno della rapidità e dell'energia di Laura che divenne la sua migliore aiutante. 4





Anche se entrambi erano interessati a tutti gli aspetti della vita della fattoria di Rocky Ridge, Manly e Laura decisero di dedicarsi ciascuno ad una specialità.
Laura scelse il pollame e parlerà sempre con orgoglio del fatto che vendere i suoi polli e le sue uova durante il primo inverno alla fattoria aveva contribuito a comprare il cibo ed i necessari approvvigionamenti in città. Manly decise che avrebbe gestito le mucche; egli sosteneva che Rocky Ridge fosse un caseificio naturale, con molto buona, limpida acqua di sorgente a disposizione e buona erba da pascolo che cresceva dove gli alberi erano stati abbattuti. Quando lui e Laura acquistarono altri quaranta acri di terreno da aggiungere alla fattoria, vi era davvero lo spazio necessario per allevare un'intera mandria di bestiame.

Il tempo del lavoro alla fattoria lasciava vacante qualche ora durante le giornate di Laura, la quale decise di cominciare a scrivere le proprie memorie, pensando a come erano velocemente cambiati i tempi nel corso degli anni in cui ella visse; Rose nel frattempo aveva trovato lavoro come giornalista e la spronò in questo suo intento che però non trovò riscontro alcuno; pensò quindi di cambiare uditorio e di rivolgersi ad un pubblico di età inferiore, che forse avrebbe trovato interessante la vita di una ragazza delle praterie, di una PRAIRIE GIRL: aveva trovato la chiave di volta per il suo successo !
Alla pubblicazione del primo libro, fece seguito quella di altri sette a comporre una sorta di saga della sua vita, ricolma di aneddoti curiosi, di saggezza, di buoni sentimenti.



 “I began to think what a wonderful childhood I had had. How I had seen the whole frontier, the woods, the Indian country of the great plains, the frontier towns, the building of railroads in wild, unsettled country, homesteading and farmers coming in to take possession…Then  I understood that in my own life I represented a whole period of American history” 






 Laura Ingalls Wilder ad una Fiera del Libro tenutasi a Detroit nel 1937



Perdonate la lunghezza della narrazione, ma la vita di Laura fu così ricca di eventi ed avventurosa ( e se vogliamo anche piuttosto lunga considerato che riuscì a compiere 90 anni ) che non mi è stato possibile decurtarla ulteriormente, ed omettere fatti significativi avrebbe rappresentato un pesante ostacolo alla comprensione della sua personalità e del suo carattere gioioso, solerte, pervicace, mansueto ...

Nella speranza che abbiate gradito questo mio 'ritratto' di una donna così tanto eccezionale, come sempre concludo augurandovi il meglio, miei carissimi amici e lettori, ed abbracciandovi con sempre maggiore gratitudine e riconoscenza,

a presto 












Fonti bibliografiche:

William Anderson, Laura Ingalls Wilder Country: The People and places in Laura Ingalls Wilder's life and books, Harper Collins, 1990;

William Anderson, Laura Ingalls Wilder: A Biography, Harper Collins, 1992;

Emma Carlson Berne, Nicole Elzenga, Laura Ingalls Wilder, ABDO Publishing Company, 2008;

Wendy McClure, The Wilder Life: My Adventures in the Lost World of Little House on the Prairie, Riverhead Books, Penguin Group USA, 2011.





Citazioni: 

1 - William Anderson, Laura Ingalls Wilder: A Biography, Harper Collins, 1992, pag. 141;

2 - Op. cit., pag. 145; 

3 - Ibidem, pag. 150;

4 - Ibidem, pag. 152;

5 - Ibidem, pag. 157.














- picture 1




Today I want to tell you the life of an extraordinary woman who became, only in old age, a prestigious writer of books for children, and who still remains an ideal to be pursued for all of us, because of the lessons that she drew from her life.

Laura Elizabeth Ingalls was born February 7th, 1867 in The Big Woods of Wisconsin, seven miles north of Pepin, the second of four children. When she had to describe the nature of her father , Charles Philip Ingalls, she defined him as  a constantly cheerful man, even to the point of being reckless, sometimes, always ready to cheer the family taking his fiddle and playing its strings to keep up all in good spirits, while her mother Caroline Lake Quiner, teacher, was in the eyes of her daughter a gentle and educated woman, kind and proud; her sisters were Mary, the eldest, born in 1865, Carrie and Grace, younger than she, born respectively in 1870 and in 1877; Laura will also have a younger brother, Charles Jr. (nicknamed Freddie), who was born in 1875 and died at the age of only nine months.




- picture 2 - Caroline Celestia-Carrie, Mary Amelia e Laura Elizabeth in 1875.


- picture 3 - Charles & Caroline Ingalls, 'Pa e Ma'




As a little girl Laura moved with her family from place to place in that which could be called the heart of America; inspired by the Homestead Act law promulgated by Lincoln in 1862 which offered 160 acres of "free land" to the settlers that they would build a farm there and had lived on it for five years, Pa led his family to the great prairies.




- picture 4 - Interior of a typical pioneer's house and faithful reconstruction of the house in which Mary and Laura were born in the Big Woods of Wisconsin.




It was 1868 when the Ingalls left Wisconsin for the land about 12 miles from Independence, Kansas, within the boundaries of the Osage Diminished Reserve where, helped by a neighbor, Mr. Edwards, Pa built a house and a stable.
After planting several crops, they were forced to leave this earth in the fall of 1870, just after Carrie's birth: Pa had heard rumors that the government had changed its mind about the settlement in that portion of the State and that the soldiers were on their way to force the settlers to abandon it; he didn't wait for the soldiers and in 1871 they regained possession of their old home in Wisconsin, since the Swedish family to which they had sold it had no intention to ultimate their payment and had decided to leave it, but just only three years later, in 1874, the Ingalls were again on their way to the prairies, this time in Minnesota, where they settled in Walnut Grove, at first living in a dugout house.




- picture 5 - Their dugout at Walnut Grove




Two years later, they moved to Burr Oak, Iowa, where Charles will become co-owner of a hotel, Caroline will help especially in the kitchen and the girls will work to tidy up the guest rooms,




- picture 6 -  The Masters Hotel, Burr Oak, IOWA




but the lure that Pa felt for nature and the life on the prairies, although more laborious and uncertain, was so dramatic and profound than in the autumn of 1877 they did all return to Walnut Grove; in 1879, the restless spirit of Charles Ingalls pushed him to lead his family in the Dakota Territory, where they settled in what would become the De Smet, South Dakota, which will be the home of Charles and Caroline for the rest of their life and unfortunately it was during that year that Mary had an ischemic attack from which she recovered, but she'll lose completely her sight. Their second winter in De Smet was the worst that was ever mentioned: several snow storms prevented trains to deliver all supplies by isolating the small town from December to May, and the memories of these days lived among hardships and sacrifices will mark young Laura's life molding her character: as she'll have to say, years later, she tried to survive the cold weather, the lack of food, of firewood, and to deprivation of other basic needs.




- picture 7 - The Ingalls Family L-R: Ma seated Caroline Ingalls, Grace Ingalls, Laura, Pa Charles seated, Carrie and Mary Ingalls, 1885-90s


- picture 8 - Laura as a girl




Educated according to the highest ethical and religious principles, to humility and renunciation, to discipline and meekness Laura, already dignified and with a strong-willed character, grew up with an unlikely defeatist and strong character; in spite of the frequent movements of her family she was anyway able to attend school with her sister Mary, when it was possible for them, and when it wasn't, she studied at home as a self-taught. In 1882, at the age of fifteen, she received her teaching certificate and taught for three years in a small rural school located a dozen miles from her home in De Smet: it was at this time that she met Almanzo James Wilder (13 February 1857),




- picture 9 - Almanzo as a boy




ten years older than she, a well-mannered young man who had settled near the small town in 1879 along with his brother Royal, who soon won her heart; Almanzo often accompanied Laura to school or went to pick her up after her lessons to bring her home with his sleigh or his wagon, depending on the seasons, and was often invited by her parents' home for visits on weekends.
After having courted her for just over two years, Laura and Almanzo got married on August 25th, 1885 and that's why our young and capable teacher was forced to leave the teaching to help her husband in their large farm and on December 5th of the year after Rose, the beautiful, unique daughter of Wilders, was born.




- picture 10 - Rose




Yes, because you should know that if it's true that all the pioneers, or those settlers who attempted to conquer, establishing themselves on new lands stolen from the unexplored and indomitable wilderness of America, were resigned to endure the inconvenience and uncertainty of their peasant life, the Wilders had to experience the pain caused by other great tragedies that marked indelibly their lives: on August 1889, Laura gave birth to a son who died shortly after, an event she'll never mention in any book of hers; then, them  both contracted diphtheria, a terrible disease that causes breathing problems, but if for Laura it was a mild form that didn't let any consequence on her health and on her physical, Almanzo remained partially paralyzed in his legs, more precisely at his feet, and therefore, since then, more in need of assistance; finally, their home, built by the same Manly - as Laura liked to call him - was completely destroyed by a fire started from the kitchen.

After his illness, Almanzo was advised by doctors to travel to a place with warmer and more temperate weather from which to benefit for his tried arts, and it was then that the Wilders decided to move to Florida, where for some time he had settled and happily lived a cousin of theirs, but it was a very short period, a sort of parenthesis in the life of the young couple who loved to work the land in the heart of the US; with no other house they returned to De Smet, in what was for Laura her father's house, where they stayed for a year during which she found work by the seamstress of the town and put aside some the money (one hundred dollars) that would have been so useful to purchase the home of their dreams.




- picture 11 - Laura as a young woman




They heard of land development in the Ozarks Mountain of southern Missouri. Land companies circulated glossy pictures of orchards, fat cattle, tree-covered hills and rushing stream. Missouri seemed to be a land of promise. A neighbour from De Smet went to the Ozarks to look things over. He brought back a Missouri apple and gave it to Laura. It was the biggest, reddest apple she had seen. That apple decided where the Wilder family would settle next. 1

As soon as the days of Spring gave way to the Summer, the Wilders began their journey to Mansfield, Missouri, the place they'd call 'home' for the rest of their lives, 'The Land of the Big Red Apples': it was July 17th, 1894, as Laura wrote down in the diary she kept during their entire trip, when their wagon, properly bituminised by Almanzo, left De Smet behind itself (Laura wouldn't have seen her parents anymore).
The night before Pa's fiddle, playing every night rejoicing the whole family even in the darkest, most difficult times, which Laura was so fond of, sounded for her for the last time:

When the fiddle played its last notes and it was time to get Rose to sleep for and early-morning start, Pa gave Laura a farewell promise. 
"When I'm gone, laura, when the time comes," Pa told her, "I want you to have the fiddle." 2





- picture 12 - Pa's fiddle





Once in the Ozarks area, the Wilders were in difficulty in choosing a home, many farms were available and there were also attractive places in which to build others, but Laura easily spotted the place that captured her heart, she found ROCKY RIDGE FARM:




- picture 13 - Laura on the porch of her home




Manly inquired and learned that the price for the farm was $400 - $10 per acre. With the farm came 400 tiny apple trees waiting to be planted when the land was cleared. The previous owners of that land had ordered those apple trees from a nursery. Then they had thought with the work connected with an orchard and simply abandoned the apple seedlings and the farm. Using the hundred-dollar bill as a down payment, the Wilders bought Rocky Ridge farm on September 24, 1894 from The Bank of Mansfield.
When the papers were signed at the bank, Manly, Laura and Rose inmediateluy moved out to their new home. 3

"Our idea of and ideal home is one built by a man and woman together," Laura said. 
The  Wilders' Rocky Ridge Fram was developed through Laura and Manly working together to transform their Ozark land into a fruit, dairy and poultry farm. Just as they had been partners as wheat farmers in South Dakota, the Wilders were determined to create a successfull farm in Missouri. Because manly was still weakened by his creepled feet, he needed laura's quickness and energy. She became Manly's best helper. 4




- picture 14 - Laura taking care of the vegetable garden at Rocky Ridge Farm


- picture 15 - Collage of Rocky Ridge farm seen by outside, its living room and Almanzo at work in his fields




Although they both were interested in every aspect of the farming that was done on Rocky Ridge, Manly and Laura also decided to each select a speciality.
Laura chose the poultry; she was always proud that selling her chickens and eggs during the first winter on the farm had helped buy needed food and supplies from town. Manly decided that he would handly the cows; he said thet Rocky Ridge was a natural diary farm, with much good, clear spring water available and good grazing grass growing where the trees were cleared. When he and Laura bought another fourty acres to add to the vfarm, there was plenty of land for a herd of cattle. 5

The work time at the farm left vacant a few hours during the days of Laura, who decided to start writing her memoirs, thinking about how they were quickly changed the times over the years in which she lived; Rose in the meantime had found work as a journalist and urged her in this intent of hers, which, alas did not find any response; then Laura thought of changing audience and to speak to younger people, to children, that perhaps would  have found interesting the life of a PRAIRIE GIRL: she had found the key to her success!
The publication of her first book, was followed by that of other seven to compose a sort of saga of her life, full of curious anecdotes, of wisdom, of good feelings.




“I began to think what a wonderful childhood I had had. How I had seen the whole frontier, the woods, the Indian country of the great plains, the frontier towns, the building of railroads in wild, unsettled country, homesteading and farmers coming in to take possession…Then  I understood that in my own life I represented a whole period of American history” 







 Laura Ingalls Wilder speaking at a Detroit Book Fair in 1937






Forgive me for the length of the story, but the life of Laura was so eventful and adventurous (and also quite long, since she managed to turn 90) that it wasn't possible to me to further curtail it or to omit significant facts, which would constitute a heavy obstacle to the understanding of her personality and her joyful, diligent, stubborn, gentle character ...

In the hope that you have enjoyed this 'portrait' of such exceptional a woman, as usual I'm concluding by wishing you all my best, my dear friends and readers, and embracing you with ever greater gratitude and appreciation,


see you soon 














Bibliographyc sources:

William Anderson, Laura Ingalls Wilder Country: The People and places in Laura Ingalls Wilder's life and books, Harper Collins, 1990;

William Anderson, Laura Ingalls Wilder: A Biography, Harper Collins, 1992;

Emma Carlson Berne, Nicole Elzenga, Laura Ingalls Wilder, ABDO Publishing Company, 2008;

Wendy McClure, The Wilder Life: My Adventures in the Lost World of Little House on the Prairie, Riverhead Books, Penguin Group USA, 2011.





Quotations: 

1 - William Anderson, Laura Ingalls Wilder: A Biography, Harper Collins, 1992, pag. 141;

2 - Op. cit., page 145; 

3 - Ibidem, page 150;

4 - Ibidem, page 152;

5 - Ibidem, page 157.





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