giovedì 24 settembre 2015

CIVIL WAR FASHION: Spoon Bonnets and Caps.


Vi è un periodo della storia della moda americana che 

prende il nome dal triste conflitto che divise gli Stati dal 1861

al 1865 e che viene perciò definito CIVIL WAR FASHION, 




poiché Civil War, ovvero Guerra Civile, gli americani chiamarono e chiamano tutt'oggi quella che noi europei definiamo Guerra di Secessione; non sto qui a farvi ripassare le tristi fasi del conflitto che per ragioni economiche e politiche, non ultima quella dell'abolizionismo, coprì di sangue le vaste praterie americane, dal 12 aprile del 1861 al 9 aprile del 1865, praticamente quattro anni esatti di cruenti combattimenti che costarono cifre impensabili quanto a vittime umane, e durante i quali, per me in modo non del tutto spiegabile, tanto gli abiti quanto i cappellini da signora raggiunsero, secondo il mio gusto, l'apice della loro bellezza, per la grazia e la femminilità che li connotavano e furono senza dubbio alcuni gli anni che vanno dal 1860 al 1865 quelli più belli della moda vittoriana americana.

Ho pensato di dividere questo argomento che trovo incantevole in due parti, una da dedicare ai copricapo ed una agli abiti, il post sarebbe risultato troppo lungo e non esaustivo... allora, siete pronte, signore, per godere della bellezza di questi cappellini fatti di velluto, trini e quant'altro ?
Lasciatevi prendere per mano e condurvi da una modista del tempo ... siete pronte a sognare ad occhi aperti ?









La fronte si alza per divenire il punto di forza, esteticamente parlando, dell'intero copricapo, il volto si scopre e si orna dall'interno di un'imbottitura fatta di pizzi, di fiori artificiali, di fiocchi in seta che donano dolcezza di espressione a chiunque ... questa a mio giudizio può definirsi moda, poiché in grado di aggraziare anche chi in natura non è dotato ...

Vi mostro in una pagina del Godey's Lady's Book del luglio 1864 


ed in una del Peterson's Magazine del giugno 1862 che cosa, in modo più stilizzato, intendo dire: 



venivano questi chiamati SPOON BONNET, ovvero cappellini a cucchiaio per questa loro particolare forma; la stoffa ovviamente variava con il variare delle stagioni, dal velluto, alla seta, alla paglia e al trine per coprire il capo durante il periodo più caldo dell'anno...








Le signore di una certa età preferivano ornarsi il capo 'semplicemente' coprendolo con preziosi pizzi e ricercati merletti, magari di provenienza parigina o fiamminga,





mentre le giovani continuavano a vestire i POKE BONNET, tanto utili anche per chi abitava in campagna - dove ancora erano in auge le PIONEER STYLE CAPS - o lavorava al sole per proteggersi il volto e lo sguardo.





Se qualcuno mi chiedesse di scegliere sarei davvero nel più completo imbarazzo ... 

Spero che abbiate gradito anche questo nostro 'viaggio' e, fino al prossimo, che l'amore e la gioia siano con voi,

a presto 












Bibliografia:

Mark Campbell, R. L. Shep, Civil War Ladies: Fashions and Needle-Arts of the Early 1860's, R. L. Shep, 2001; 

Mandy Foster, Dannielle Perry, American Civil War Era Fashion Plates: Godey's Lady's Book: 1860-1865, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2008;

Mandy Foster, Dannielle Perry, American Civil War Era Fashion Plates: Peterson's Magazine: 1860-1865, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2008;

Kate Havelin, Hoopskirts, Union Blues, and Confederate Grays: Civil War Fashions from 1861 to 1865, Twenty First Century Books, 2011;

Danielle M. Perry, Mandy L. Foster, Fashionable Bonnets from the Introduction of the Ambrotype in 1854 Through the End of the American Civil War in 1865: A Study For Extant Bonnets, Photographs, and Fashion Plates, Create Space Independent Publishing Platform, 2011;

Anita Stamper, Jill Condra, Clothing Through American History: The Civil War Through the Gilded Age, 1861-1899,  Greenwood Pub Group, 2010. 











There is a period in the history of American fashion that is 

named after the sad conflict dividing the States from 1861 to 

1865 and which is therefore defined CIVIL WAR FASHION,





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for Civil War, Americans called and still call what we Europeans call the War of Secession; I'm not here to make you review the sad stages of the conflict that for economic and political reasons, not least that of abolitionism, covered with blood the vast and peaceful American prairies, from April 12th,1861 to April 9th,1865, almost exactly four years of bloody fighting which costed unthinkable figures as to human victims, and during which, for me not so entirely explicable, the gowns and the hats for lady reached, according to my taste, the height of their beauty, grace and femininity which connoted them and they were undoubtedly the years ranging from 1860 to 1865 the most beautiful of the American Victorian Fashion.

I decided to divide this topic, which I find so very charming, in two parts, one dedicated to the headdress and one to the clothes, the post would have result too long and not exhaustive ... then, are you ready, my ladies, to enjoy the beauty of these bonnets made of velvet, trini and so on ?
Let's take you by hand and lead to a milliner's time ... are you're ready to daydreaming?




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The forehead rises to become the point of strenght, aesthetically speaking, of the whole headdress, the face is discovered and is adorned inside of a padding made of lace, artificial flowers, ribbons of silk giving sweetness of expression to anyone ... in my opinion this can be defined fashion, as able to make more graceful and pretty also those who in nature, alas, aren't so equipped ...

I'm showing you in a page of the Godey's Lady's Book of July 1864




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and in one of the Peterson's Magazine, dating back to June 1862 what, in a more stylized way, I mean:




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these were called SPOON BONNET, for their particular size recalling a spoon; the fabrics of course varied with the changing of the seasons, from velvet and silk in winter, to straw and laces to cover the head during the hottest time of the year ...




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The ladies of a 'certain age' preferred to adorn their head 'just' covering it with precious and sophisticated laces, maybe coming from Paris or from Flanders,




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while young girls still went on wearing the POKE BONNET, so useful for those who lived in the countryside - where they were still were in vogue the PIONEER STYLE CAPS - or working in the sun, to protect their face and eyes.




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If someone would ask me to choose I would be really in complete embarrassment ...

I hope you enjoyed even this 'journey' of ours and, until the next time, hope that love and joy be with you,


see you soon 













Bibliographic sources:

Mark Campbell, R. L. Shep, Civil War Ladies: Fashions and Needle-Arts of the Early 1860's, R. L. Shep, 2001; 

Mandy Foster, Dannielle Perry, American Civil War Era Fashion Plates: Godey's Lady's Book: 1860-1865, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2008;

Mandy Foster, Dannielle Perry, American Civil War Era Fashion Plates: Peterson's Magazine: 1860-1865, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2008;

Kate Havelin, Hoopskirts, Union Blues, and Confederate Grays: Civil War Fashions from 1861 to 1865, Twenty First Century Books, 2011;

Danielle M. Perry, Mandy L. Foster, Fashionable Bonnets from the Introduction of the Ambrotype in 1854 Through the End of the American Civil War in 1865: A Study For Extant Bonnets, Photographs, and Fashion Plates, Create Space Independent Publishing Platform, 2011;

Anita Stamper, Jill Condra, Clothing Through American History: The Civil War Through the Gilded Age, 1861-1899,  Greenwood Pub Group, 2010. 





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venerdì 18 settembre 2015

The first cat show in history: London, Chrystal Palace, July 13th, 1871.





La spedizione scientifica promossa da Napoleone in Egitto negli anni 1798-1901 nonché la pubblicazione del trattato in 23 volumi dal titolo Le Description de l'Égypte (1809 - 1828) promosse un crescente interesse da parte dell'occidente verso il mondo magico e mistico rappresentato da questa antica civiltà e dalle sue divinità, interesse che crebbe notevolmente durante l'epoca vittoriana tanto che i gatti non furono più visti come animali utili, anzi necessari da tenere fuori casa per questioni igieniche al fine di preservare l'abitazione dai topi, ma vennero promossi ad autentici animali da compagnia: se è vero che una casa vittoriana non era tale se non riccamente corredata di tendaggi e mobili adeguati ed arricchita da piante, soprattutto felci, palme ed orchidee - spesso anche da pesci - e da almeno una WARDIAN CASE ( se ancora non avete letto il post di ~ My little old world ~ che ne tratta cliccate QUI ), è altresì vero che tale non era senza almeno un gatto come animale da compagnia comodamente accovacciato su di una poltrona od un divano ... sì, un bel micio, meglio se persiano ...


Frances Simpson, amante ed ibridatrice di gatti a pelo lungo, & Cambyses


... perché di razza persiana erano i due gatti che aveva la Regina Victoria a Buckingham Palace, per l'esattezza due persiani blu.



L'importanza ed il costante e crescente amore per i gatti furono significativamente promossi da due importanti sviluppi appartenenti all'epoca vittoriana: il miglioramento del trattamento di tutti gli animali domestici e l'entusiasmo per l'esposizione e le varietà di allevamento di gatti che condusse anche a dar vita a nuove razze. 
Furono questi i motivi che indussero Harrison Weir a promuovere la prima mostra felina che si tenne in Inghilterra, al Crystal Palace di Londra, il 13 luglio 1871, un evento che si rivelò talmente importante da poter definire il 1871 come l'ANNO DEL GATTO; se l'idea di creare un'esposizione di gatti di razze differenti ai quali attribuire dei premi in base a criteri di giudizio va riconosciuta ad Harrison Weir, l'organizzatore dello show, M.F.Wilson, direttore del Chrystal Palace Natural History Department, decise che i gatti da esibire fossero circa 170, appartenenti alla classe medio alta ( ne deduciamo che con ogni probabilità l'ingresso non era gratuito






e tra gli altri vi presero parte il primo gatto proveniente dal Siam, alcuni Manx ( i gatti provenienti dall'Isola di Man) gatti africani, francesi e persiani, ovvero d'angora a pelo lungo, gatti inglesi a pelo corto e persino un gatto selvatico scozzese appartenente al Duca di Sutherland.
Scriverà più tardi Weir che il suo intento principale nel dare vita a questo primo Show era quello di far sì che d'ora innanzi, dopo lunghi secoli di abbandono, maltrattamento e crudeltà assoluta, i gatti venissero attentamente seguiti e che il gatto domestico seduto davanti al fuoco avrebbe potuto possedere una bellezza ed un fascino unici e dare al suo proprietario soddisfazioni emotive sconosciute prima.

Nessuno, comunque, sarebbe stato in grado d'immaginare la cifra raggiunta dagli spettatori che vi presero parte, neppure lo stesso Weir: più di 20.000 londinesi visitarono lo Show, creando anche qualche scompiglio il giorno dell'apertura.


Immagine tratta dall'Illustrated London News.




Furono allora assegnati 54 premi, il maggior numero in assoluto, con l'intento di incentivare gli spettacoli futuri - furono inserite classi di concorso del tutto nuove di certo non ammesse oggi, tra cui il premio per il gatto più grasso vinto da un enorme micio di 20 lb - poco più di 9 kg ( e pensare che il peso forma di Geremia era di 13 Kg !) appartenente ad un certo signor Nash -: 32 furono dati a signori, 15 a donne maritate e solamente 4 a 'zitelle', a quanto pare sfatando il mito che voleva che i gatti fossero animali domestici per zitelle. Il Daily Telegraph invitava i suoi lettori ad affrettarsi non appena avessero ultimato di leggere queste righe poiché il numero dei visitatori era così alto che non sempre era possibile vedere tutti i gatti esposti.

Secondo il The Morning Post del giorno successivo: " La più grande novità della giornata nel modo degli spettacoli è lo show dei gatti al Crystal Palace. Abbiamo avuto spettacoli di bovini, spettacoli equestri, mostre canine e spettacoli di vari altri animali più o meno addomesticati. Ma questo è il primo spettacolo sui gatti di un'ampiezza e di un'accuratezza nell'organizzazione tali che il mondo non ha mia visto prima.".

Un siffatto successo indusse gli organizzatori a promuovere, lo stesso anno, una seconda edizione dello show che, scriveva The Illustrated London News del 22 luglio, 1871 ha riportato "Lo spettacolo è stato aperto solo un giorno." Il successo dello show è stato tale che più tardi, nel 1871, se ne tenne una seconda edizione sempre al Crystal Palace, ma questa volta della durata di tre giorni da Sabato 2 a Lunedi 4 dicembre, riportava il Times del 4 dicembre, e questa volta le porte del Crystal Palace furono aperte anche ai gatti della classe operaia.


Durante gli anni che ruotarono attorno al 1880, l'entusiasmo per la riproduzione e l'esposizione dei gatti cominciò a diffondersi e l'evento di Londra contagiò immediatamente altri paesi europei, primi fra tutti Francia, Belgio e Olanda, mentre il primo show d'oltreoceano ebbe luogo presso il Madison Gardens a New York City ed è datato 1895.

I gatti erano compagni costanti, amati e stimati, di scrittori vittoriani sia inglesi che americani, tra cui William Wordsworth, John Keats, Alfred Tennyson, Thomas Hardy, Mark Twain, Henry James e Rudyard Kipling ... e non dimentichiamo il gatto di Alice 'voluto' da Lewis Carroll il quale anche ne era appassionato.

Concludo con un aneddoto curioso che ci riporta alla simpaticissima Beatrix Potter che sappiamo trascorse la sua infanzia con molti gatti. Nel suo diario scrive: "Un giorno Micio non ha preso il suo posto con puntualità, ma velocemente apparve con due topi: ne mise uno sul piatto del suo padrone, l'altro nel suo." 

Amo tantissimo i gatti come credo poche persone al mondo, ma vi assicuro che se fossi stata io la padrona di Micio, mah ... non riesco ad immaginare quale sarebbe stata la mia reazione ( non amo altrettanto i topi ) !

Vi lascio ad ammirare alcune fotografie di epoca vittoriana che ritraggono ladies e fanciulle insieme con i loro gatti, ormai 'promossi' - e lo si vede - a veri animali da compagnia, evviva! 













♥  A presto miei cari amici e lettori, vi abbraccio con il cuore 























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The scientific expedition organized by Napoleon in Egypt during  the years 1798-1901 as well as the publication of the treaty in 23 volumes entitled The Description de l'Égypte 
(1809-1828) began with spreading an interest for the mystical and magic world represented by this ancient world and its gods and this interest grew considerably during the Victorian era when cats, little by little,  were no longer seen as useful animals, indeed, necessary to keep out of the house, for reasons of hygiene, in order to preserve it from mice, but were promoted to real pet: if it's true that a Victorian house was not such if not richly equipped with appropriate furniture and curtains and enriched with plants, especially ferns, palms and orchids - often with fish too - and at least one WARDIAN CASE ( if you haven't still read the post of ~ My little old world ~ talkink about it just click HERE ), it is also true that it wasn't such if it hadn't at least a cat as a pet, comfortably squatting on a chair or a couch ... yes, a beautiful puss, preferably Persian ...







- picture 2 - Frances Simpson, lover and breeder of long-haired cats, & Cambyses






... because of this race were the two pet cats that Queen Victoria had at Buckingham Palace, to be more precise two Blue Persian.





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The importance and the growing love for cats were significantly driven by two major developments pertaining to the Victorian era: the improvement of the treatment of all pets and the enthusiasm for showing them and for the variety of breeding cats which led also to create new breeds.

These were the reasons that led Harrison Weir to promote the first Cat Show, which was held in England, at the Crystal Palace in London, on July 13th, 1871, an event that revealed itself to be so important till define the year 1871 as the YEAR OF THE CAT; if the idea of creating an exhibition of cats of different breeds to which give award prizes based on criteria of judgment must be recognized in Harrison Weir, the organizer of the show, it was M.F.Wilson, director of the Chrystal Palace Natural History Department, who decided that the cats to be shown had to be about 170, belonging to the upper- middle class (it means that probably the entrance wasn't free)





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and, among the others, it was shown the first cat from the Siam, some Manx (cats from the Isle of Man) African Cats, French and Persian - that means Angora or longhaired cats -, British shorthair and even a Scottish wildcat belonging to the Duke of Sutherland.
Weir will write later that his main intention in giving birth to this first Show was to ensure that from that moment, after centuries of neglect, maltreatment and absolute cruelty, cats were carefully followed and that the domestic cat sitting in front the fire might  have had a unique beauty and charm and give his owner emotional satisfactions unknown before.
Nobody, however, would have been able to imagine the figures  reached by the viewers who took part to it, even the same Weir: more than 20,000 Londoners visited the Show, also creating some havoc during the opening hours.





- picture 7 - From the Illustrated London News.





They were then assigned 54 awards, the highest number ever, with the intent to promote future Shows - they were inserted new classes of competition certainly not admitted today, including the prize for the fattest cat won by a huge cat of 20 lb - just over 9 kg (and think that the weight of Jeremiah was 13 kg!) belonging to a man named Mr.Nash - 32 were given to lords, 15 to married women and only 4 to spinsters, apparently dispelling the myth that  wanted 'cats were pets for spinsters'. The Daily Telegraph invited its readers to hurry as soon as they finished reading its lines because the number of visitors was so high that it wasn't always possible to see all the cats exposed.

According to the Following day's Morning Post: "'The greatest novelty of the day in the way of shows is the show of cats at Crystal Palace. We have had cattle shows, horse shows, dog shows and shows of various other animals blackberries or less domesticated. But this is the first cat show of an extensive and thoroughly Organised character the world has ever seen. "

Such success prompted the organizers to promote the same year a second edition of the  




Show, wrote 
The Illustrated London News of 22nd July 1871 reported "The show was only open one day." So successful was the show That later in 1871, a second show was held at the Crystal Palace, this time at three day show running from Saturday 2nd to Monday 4th December 


and this time the doors of the Crystal Palace were also open to cats of the working class.









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During the years that swiveled around 1880, the enthusiasm for breeding and exhibiting cats began to spread and the London event immediately contaminated other European countries, first of all France, Belgium and the Netherlands, while the first Show overseas took place at Madison Gardens, New York City in 1895.

Cats were constant companions, loved and respected, by both English and American Victorian writers, including William Wordsworth, John Keats, Alfred Tennyson, Thomas Hardy, Mark Twain, Henry James and Rudyard Kipling ... and let's don't forget Alice's cat which Lewis Carroll, also passionate with them, wanted in his novel.

I conclude with an anecdote that brings us back to the lovely Beatrix Potter, who spent her childhood with many cats. In her journal she writes, "One day Puss did not take hiss place punctually, but presently sppeared with two mice, one of which he placed on his master's plate, the other on its own."
I love cats like few people in the world, I think, but if I had been the mistress of Puss, well ... I cannot imagine what would have been my reaction ( I have for mice another kind of feeling ) !

I leave you to admire some photographs depicting Victorian ladies and girls together with their cats, now fully 'promoted' - and we may clearly see it - as real pets, hurray !




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♥  See you soon my dear friends and readers, I embrace you with all my heart ♥











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