martedì 27 gennaio 2015

Elleboro, stella d'inverno, tra miti, leggende ed antiche tradizioni colturali britanniche.



”Vammi in cerca dell’Elleboro nero, che il 

senno renda a questa creatura”.



Gabriele D'Annunzio, La figlia di Iorio, 1903




A questa robusta e temeraria pianta rizomatosa che appare nei boschi tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio, ovvero nel periodo più freddo dell'anno, la floriografia vittoriana attribuì il significato di 'Liberazione dall'angoscia' forse, chissà, se memore dei miti classici cui è legato.




John William Godward, In the Days of Sappho, 1904




Narra infatti una leggenda che un pastore di nome Melampo, indovino e guaritore, avendo osservato che il proprio gregge si purgava mangiando piante di elleboro, pensò di somministrarne alle figlie di Preto, l'allora re di Argo, colpite dalla follia tanto che credevano di essere diventate vacche; con questo espediente egli le guarì guadagnando come ricompensa una parte del regno e la mano di una di loro.
Anche Eracle, secondo la mitologia, sarebbe stato guarito dalla pazzia grazie a questa pianta e per tale motivo gli antichi greci erano usi dire che una persona “aveva bisogno dell’elleboro ” per indicarne la cattiva salute mentale e molti malati di mente si recavano a quel tempo ad Antycira, nel golfo di Corinto, luogo rinomato per la vegetazione ricca di questa pianta rizomatosa dai fiori candidi come la neve, come consiglierà anche più tardi il poeta latino Orazio.







Si dice inoltre che i primi filosofi dell'Ellade ricorressero ai principi di questa pianta per raggiungere uno stato catatonico pseudo ipnotico, molto simile alla meditazione profonda: le radici ed il rizoma dell'elleboro contengono infatti una sostanza narcotica, simile a quella contenuta nella belladonna, dalle proprietà anestetiche, narcotiche ed allucinatorie, un glucoside detto elleborina che se assunto in dosi eccessive può avere effetti fatali.
Anche la ninfomania, ovvero l'esuberanza sessuale femminile, era curata con successo con l'elleboro tanto da consentirgli di meritare anche la definizione di "pianta delle streghe": 




Acquerello del 1912 che rappresenta un insieme di piante tossiche reperibili in natura



esso era aggiunto in ricette dal potere taumaturgico e misterioso a vulvaria, camomilla, canfora, valeriana e lattuga velenosa (tridax agria, di cui parla anche Ildegarda di Bingen, naturalista tedesca vissuta a cavallo tra il X° e l'XI° secolo); insieme con il giusquiamo (l'"erba di Circe"), la belladonna e l'aconito, era utilizzato in pozioni capaci di tramutare gli uomini in animali.
Ed infine anche una leggenda celtica vuole che camminando spargendo alle proprie spalle polvere di radice di elleboro si conquisti l'invisibilità, l'importante è coglierlo nelle notti in cui vi sia il plenilunio !




Oggi possiamo ammirarne ibridi botanici dalle più svariate sfumature coltivate con successo nell'areale sub-Atlantico ed in Italia, nelle regioni più a nord, poiché vuole temperature piuttosto rigide nei mesi invernali e latitudini non troppo prossime al mare.

Vi lascio ad ammirare le fotografie che l'anno scorso a febbraio recò Cristina insieme con quelle dei Galanthus Nivali, ovvero dei bucaneve, ( http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.it/2014/02/snowdrops-beloved-early-signs-of-spring.html ) da Ashwood Garden and Nurseries ( Kingswinford - West Midlands ) e dal Bennington Lordship Garden ( Herthfordshire ), due giardini - vivai che si sono specializzati in queste colture così tanto ricercate per bordure di perenni in epoca vittoriana ... ne ho composto dei collages, sono talmente tante e così meravigliose, dovevo trovare il modo per mostrarvele tutte ...












Dovete sapere infatti che la terra di Gran Bretagna vanta la più antica tradizione in fatto di amore, conoscenza e coltura degli ellebori, di cui si hanno notizie certe, pensate, risalenti già al XVII°secolo !
Cito dal libro "Gardening Women: Their Stories from 1600 to the Present" scritto da Catherine Horwood:


In Lancashire in un tempo non ben precisato sul finire dell'anno 1620, padrona Thomasin Tunstall, che abitava non lontano dal villaggio che portava il suo nome di famiglia nei pressi del castello di Hornby, avvolse accuratamente alcune radici di uno dei suoi ellebori preferiti. Le aveva estirpate da un cespuglio che stava crescendo sul terreno circostante la sua casa, Bull-Banke, vicino alla riva boscosa del fiume Greta che si snodava tra le colline selvagge del Lancashire e del North Yorkshire. Accuratamente, le preparò per inviarle a Londra al suo amico, il famoso farmacista ed erborista John Parkinson.

Inviare piante ad una distanza tale era un'impresa ardua ed ella voleva che le radici si conservassero dormienti per avere una buona possibilità di sopravvivenza. Forse utilizzò alcuni stracci umidi in modo che non avessero da disseccarsi durante il lungo viaggio. Padrona Tunstall sapeva che Parkinson stava dando creando il suo giardino a Long Acre in Covent Garden ed era sempre contento di accettare nuove scoperte. Nel pacchetto nascose inoltre una nota che descriveva le loro fioriture come piccole e bianche 'con una tendenza dei fiori ad arrossire'. Parkinson, dal canto suo, fu senza alcun dubbio felice di ricevere questo nuova varietà dalla sua entusiasta amica e corrispondente in giardinaggio. Anche se era uno dei farmacisti più famosi di Londra, la sua grande passione erano il suo giardino e lo studio delle piante. Egli stava anche raccogliendo informazioni per scrivere il suo primo libro - che sarà anche quello di maggior successo - sull'orticoltura, "Paradisi in Sole Paradisus Terrestris", che pubblicherà nel 1629. In esso, egli elenca le molte varietà di piante che coltivava nel suo amato giardino a Long Acre, molte delle quali gli furono fornite dai contatti sparsi in tutto il paese. Egli menziona Padrona Tunstall in particolare, descrivendola nel suo libro come 'una gentildonna cortese'. Nel giro di un anno o giù di lì, fu felice di riferire che i suoi ellebori avevano 'generato dei fiori graziosi' e di concludere che ella fosse davvero una 'grande amante' di piante rare. 1


E questi sono gli ibridi che crescono, per ora, qui a Tenuta Geremia.








Nei boschi di Tenuta Geremia è particolarmente diffuso l'Helleborus foetidus, che deve il proprio nome al fatto che si dice sia maleodorante, almeno lo era secondo Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, che lo inserì con questa definizione nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753; egli, però, classificandolo, tenne a specificare che non tutti gli esemplari lo fossero e qui, forse per la composizione del terreno, i fiori non emanano alcun odore, si fanno semplicemente ammirare per la vezzosità delle loro numerosissime corolle a grappolo orlate di un vivace bordeaux.




E su questa immagine degli ultimi raggi di un sole invernale vi saluto con immenso affetto citando i versi di Hermann Hesse (1877 – 1962, Premio Nobel per la Letteratura nel 1946 )






Tienimi per mano al tramonto, 

quando il giorno si spegne e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle… 

Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto… 

Tienimi per mano… portami dove il tempo non esiste…


( da Halten Sie mich bei der Hand - Tienimi per mano )





A presto 












Bibliografia:

Catherine Horwood, Gardening Women: Their Stories from 1600 to the Present, Virago Press, 2010



Citazioni: 

1 - Catherine Horwood, Gardening Women: Their Stories from 1600 to the Present, Virago Press, 2010, pag.9










Hellebore, star of the Winter, amongst myths, legends and British ancient cultivation traditions.





"Go and look for the black hellebore, that it
makes the good sense come back to this creature. "




Gabriele D'Annunzio, La figlia di Iorio, 1903




- picture 1



To this robust and reckless rhizomatous plant that appears in the woods between late January and early February, that's the coldest period of the year, the Victorian floriography attributed the meaning of 'Liberation from anguish' maybe, if reminiscent of the classic myths holding it dear.



- picture 2 - John William Godward, In the Days of Sappho, 1904



In fact, a legend goes that a shepherd named Melampus, diviner and healer, having noted that his flock purged itself by eating plants of hellebore, he thought to pick up some of them to take to the daughters of Preto, the then king of Argos, affected by madness ( they thought have become cows ); with this gimmick he healed them gaining as a reward a part of the kingdom and the hand of one of the princess.
Even Hercules, according to the mythology, was cured of madness thanks to this plant, which is why the ancient Greeks were accustomed to say that a person "needed hellebore" to indicate the mental insanity and many mentally ill people went to Antycira, in the Gulf of Corinth, a place renowned for its rich vegetation of this rhizomatous plant whose flowers are as white as the snow, as also will advise, later, the Roman poet Horace.




- picture 3


- picture 4 



It is said that the first philosophers from Hellas resorted to the principles of this plant to reach a catatonic alias pseudo hypnotic state, very similar to a deep meditation: its roots and its rhizome, in fact, contain a narcotic substance, similar to that contained in the deadly nightshade-belladonna from anesthetic, soporific and hallucinatory properties, a glucoside named helleborine that if taken in excess can have fatal effects.
Even nymphomania or female sexual exuberance, was successfully treated with hellebore and they said it was efficacius enough to allow it to deserve even the definition of "plant of the witches":



- picture 5 - A watercolour dating back to 1912 depicting a bunch of poisonous wild flowers



it was added in recipes by the mysterious and miraculous power to vulvaria, chamomile, camphor, valerian and poisonous lettuce (tridax agria, also mentioned by Hildegard of Bingen, the German naturalist lived between the Xth and XIth century); together with henbane ("The Circe's grass"), deadly nightshade-belladonna and aconite was used in potions capable of turning men into animals.
And finally also a Celtic legend goes that walking spreading behind powder of roots of hellebore you may conquer the invisibility, the important thing is digging them up on full moon nights !



- picture 6



Today we can admire its botanical hybrids with so many varied shades cultivated with facility and successfully in the sub-Atlantic area and in Italy, in the regions lying in the north, because it wants fairly cold during the winter months and latitudes not too close to the sea.

I let you admire the photographs taken the last February from Cristina when she took those of the snowdrops-Galanthus nivalis 
( http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.it/2014/02/snowdrops-beloved-early-signs-of-spring.html ) during her visit to the Ashwood Nurseries and Garden (Kingswinford - West Midlands) and Bennington Lordship Garden (Herthfordshire), two gardens - nurseries who specialized themselves in these crops so much loved for perennial borders and flowerbeds during the Victorian era .... I have composed some collages because they're so many and so wonderful, I wanted to show you them all ...



- picture 7



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- picture 9



- picture 10



- picture 11




You have to know that in fact the land of Great Britain has the oldest tradition of love, knowledge and culture of hellebores, of which we have some news, think, already dating back to the XVIIth century !
I'm going to quote from the book "Gardening Women: Their Stories from 1600 to the Present" written by Catherine Horwood:


In Lancashire some time in the late 1620s, Mistress Thomasin Tunstall, who lived not far from the village which bore her family name near Hornby castle, carefully wrapped up some roots of one of her favourite hellebores. She had dug them up from a clump growing on the land surrounding her home, Bull-banke, close to the wooded edge of the river Greta which wound its way between the wild fells of Lancashire and North Yorkshire. Painstakingly, she prepared to send them to London to her friend, the famed apothecary and herbalist John Parkinson. Sending plants such a distance was a fraught business and she would have wanted the dormant roots 



- picture 12 - to have a good chance of survival. She may have used damp rags so that they did not dye out on the long journey. Mistress Tunstall knew that Parkinson was developing his garden in Long Acre in Covent Garden and was always pleased to accept new discoveries. Into the package she tucked a note describing their blooms as small and white 'with blush flowers'.
Parkinson, for his part, was no doubt excited to receive this new variety from his enthusiastic friend and gardening correspondent. Although he was one of London's leading apothecaries, his great passion lay in his garden and the study of plants. He was also gathering informations for his first and most succesful book on horticolture, "Paradisi in Sole Paradisus Terrestris", which he published in 1629. in it, he listed the many varieties of plants that he grew in his beloved garden in Long Acre, many of which have been supplied to him from horticoltural contacts across the country. He mention Mistress Tunstall in particular, describing her in his book as 'a corteous Gentlewoman'. Within a year or so, he was delighted to report that her hellebores had 'born faire flowers' and to conclude that she was indeed a 'great lover' of rare plants. 1

And these are the ones growing, at the moment, here at Tenuta Geremia



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In the woods sealing Tenuta Geremia is particularly widespread the helleborus foetidus, which owes its name to the fact that it is said to be smelly, at least it was according to Carl von Linné (1707 - 1778) the Swedish biologist and writer, considered the father of modern scientific classification of every living organisms, which included it with this definition in the publication "Species Plantarum" in 1753; he, however, classifying it, held to specify that not all the specimens had this flaw, and those growing here, perhaps for the composition of the soil, have their flowers giving off no smell, you have just to admire the charming of their numerous corollas arranged in cluster, edged a lively burgundy.



- picture 16



And on this image of the last rays of a Winter sun I greet you with much love quoting the verses by Hermann Hesse (1877 - 1962, Nobel Prize for Literature in 1946)



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Hold my hand at the sunset,

when the day goes out and the darkness slips her drape of stars ...

Hold her close when I cannot live this imperfect world ...

Hold my hand ... take me where time does not exist ...



 ( excerpt from Halten Sie mich bei der Hand - Hold my hand )



See you soon 












Bibliography:

Catherine Horwood, Gardening Women: Their Stories from 1600 to the Present, Virago Press, 2010



Quotations: 

1 - Catherine Horwood, Gardening Women: Their Stories from 1600 to the Present, Virago Press, 2010, page 9







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giovedì 22 gennaio 2015

January 22nd, 1901: Queen Victoria's death, the end of a Life and the end of an Age.



Il 22 gennaio del 1901 alle 18,30 spirava, all'età di 81 anni, tenendo tra le mani un crocifisso, la Regina Vittoria. 






Dopo 63 anni e 7 mesi di glorioso regno ella lasciò questa nostra terra in uno dei luoghi che più amava, Osborne House sull'Isola di Wight, dove aveva trascorso con i suoi cari il precedente Natale ed il Capodanno, in presenza del figlio Edoardo, Principe di Galles ( futuro re Edoardo VII ) e del nipote di maggiore età, Guglielmo II Imperatore di Germania; la sua dipartita non suscitò grande sorpresa in chi le stava accanto poiché la sua salute era da alcuni giorni in lento declino.
Christopher Hibbert, in "Queen Victoria: A Personal History", riporta che la regina annotò nel suo diario il primo giorno dell'anno le seguenti parole:
"Un altro anno è iniziato ed io mi sento così debole ed indisposta che lo principio tristemente."



1897, Diamond Jubilee




ed il suo medico, Sir James Reid, riferì il 16 gennaio, che: "La Regina ha trascorso una notte piuttosto turbata, ed era molto assonnata per tutta la mattinata, e poco incline ad alzarsi ... la vidi addormentata nel letto in mattinata, mentre ero piuttosto preoccupato per lei, e le domestiche mi dissero che era troppo assonnata per accorgersi della mia presenza ... mi colpì quanto mi apparve piccola."ragion per cui il giorno seguente egli giunse alla conclusione che la regina aveva avuto un ictus ed il 19 di gennaio i suoi figli vennero riconvocati ad Osborne House; suo nipote, il Kaiser, lasciò la Germania non appena seppe della salute in declino della nonna e si aggregò al padre, il Principe di Galles.



Impensabile che essendo una persona molto puntigliosa non avesse lasciato disposizioni in merito alle onoranze funebri che desiderava e alla modalità in cui avrebbero dovuto svolgersi ed infatti da anni aveva allertato le guardarobiere poiché badassero ai suoi abiti affinché fossero sempre pronti per l'eventuale utilizzo, e chi l'avrebbe dovuta vestire avrebbe dovuto provvedere ad inserire nella cassa che avrebbe accolto le sue spoglie una lunga serie di monili ed oggetti personali: un calco di gesso della mano del suo consorte principe Albert scomparso 40 anni prima, la sua vestaglia ed il suo mantello, ricamato dalla defunta principessa Alice, la figlia che aveva perso nel 1878, alcune fotografie, alcuni scialli, il velo di pizzo indossato il giorno del suo matrimonio, una fotografia di John Brown ed una ciocca dei suoi capelli che voleva le fosse messa nella mano destra. Da allora prese sempre più corpo il sospetto che i due fossero legati non solo che da una profonda amicizia, ma che si fossero addirittura maritati in segreto, visto che ella fu sepolta con al dito la fede nuziale della mamma del suo ' fedele scudiero scozzese ' divenuto suo punto di riferimento dal momento del principio della sua vedovanza in poi, fino al suo decesso avvenuto all'età di 53 anni presso Windsor Castle. ( Un articolo apparso il maggio 2008 sul "The Daily Mail" insinuava esplicitamente che un archivista, lavorando tra le carte private della Regina Victoria, avesse trovato il certificato di questo presunto matrimonio, ma quando l'archivista lo mostrò alla Regina Madre, lei lo prese e lo gettò nel fuoco senza profferire verbo. )
Quando Sir James Reid, che della regina non solo era medico ma anche fidato amico, si fu sincerato che tutto fosse predisposto nella bara come desiderato dalla defunta, e che le fossero state tagliate le ciocche di capelli da mettere nei ciondoli, come voleva la tradizione, per i famigliari, provvedette a coprire con un mazzo di fiori la mano che recava la fotografia di John Brown, affinché non fosse visibile a coloro i quali desideravano vedere un'ultima volta Sua Maestà prima che la bara venisse chiusa; quindi la salma, circondata da una coltre di raso bianco, 



venne posta nella sala da pranzo di Osborne House da alcuni marinai che provvedettero a vegliarla fino a che non fosse trasportata a Londra. 
Successivamente la bara venne chiusa e coperta da un telo di velluto porpora e da un capo in pelliccia di ermellino su cui venne adagiata la corona che per tanto tempo le aveva ornato il capo.




In qualità di capo delle forze armate la Regina volle un funerale militare in piena regola, ma un funerale non nero, bensì bianco e con un telo bianco, perciò, la bara venne coperta prima di essere il 1 di febbraio fatta salire sullo yacht Alberta per raggiungere Porthampton; da lì proseguì in treno fino a Londra dove l'attendeva una lunga processione per le strade della città su di un carro da cannone, trainato dall'Artiglieria Reale Britannica a cavallo, cui, nel salire la collina che conduce al castello di Windsor, dovettero subentrare marinai muniti di corde causa la rottura del bilancino del carro; 





Una folla silenziosa e dalle proporzioni inenarrabili accorse per le strade della capitale per porgere l'estremo saluto alla Regina del Popolo, sia il giorno dell'arrivo a Londra, il 2 di febbraio, che quello del funerale il giorno 4, quando la bara fu trasportata dall'Albert Memorial Chapel in St George’s Chapel, Windsor, al Mausoleum, accompagnata dalla sua famiglia.
Qui si svolse quella che Christopher Hibbert nel suo testo definisce la più semplice ed al contempo la più imponente delle cerimonie cui egli mai prese parte; posata la bara sull'altare e chiusi i cancelli, essa venne benedetta e a turno tutti i membri della famiglia vi si accostarono, in ginocchio, sfilando ad uno ad uno, partendo da re Edoardo VII, la Regina sua consorte, il piccolo principe Edward, futuro Duca di Windsor, che, irrigidito dalla forte emozione, non riusciva ad inginocchiarsi e fu perciò preso per mano dal padre e fatto dolcemente inginocchiare accanto a sé.

Così si concluse un'epoca, quella vittoriana, che segnò importanti progressi in campo 
agricolo ed industriale, scientifico e militare, che diede impulso alle comunicazioni e ai collegamenti, favorì l'espansione dell'impero Britannico e lo sviluppo di una classe media colta; così si concluse un'epoca anche per la Casa di Hannover, poiché il suo erede, Edoardo VII sceglierà di essere il primo monarca britannico della casa di Sassonia- Coburgo-Gotha ed il primo Windsor (1917); così si concluse un'epoca, con il porre la bara della Regina Victoria a fianco di quella del principe Albert e con la posa su di essa di una sua immagine scolpita su pietra bianca, opera di Baron Marochetti che a suo tempo aveva scolpito l'effigie del Principe Albert: da allora i loro volti sono tornati a volgersi l'uno verso l'altro.



E come, guardando questa immagine, come non pensare al "Romeo and Juliet" di Shakespeare ...


Ma parla ... Oh, dì ancora qualcosa, angelo splendente, 
così glorioso in questa notte, lassù, sopra la mia testa, 
come un messaggero alato del cielo 
quando abbaglia gli occhi stupiti 
dei mortali, che si piegano all'indietro per guardarlo
 varcare le nubi che si gonfiano pigre, 
e alzare le vele nel grembo dell'aria. 

(Romeo: atto II, scena II)




Grazie ancora, come sempre, a ciascuno di voi, mi congedo non prima di avervi augurato ogni bene.

A presto 















Bibliographyc sources:


Christopher Hibbert, “Queen Victoria: A Personal History”, Da Capo Press, 2001

THE VICTORIA FILES -The REAL TRUTH about Queen Victoria http://www.victoriafiles.com/rip-queen-victoria/3035/ 











On January 22nd, 1901 at half past six p.m., at 
the age of 81, Queen Victoria died, holding a 
crucifix in her hands.




- picture 1



After 63 years and 7 months of glorious kingdom she left this earth in one of the places she loved most, Osborne House on the Isle of Wight, where she had spent with her beloved ones the previous Christmas and the New Year Day, in presence of her son Edward, Prince of Wales (later King Edward VII) and her older grandson, Emperor Wilhelm II of Germany; her departure wasn't a reason of surprise in those who stood beside her because her health was for a few days in slow decline.
Christopher Hibbert, in "Queen Victoria: A Personal History", reports that the queen noted in her diary on the first day of the year the following words:
“Another year begun and I am feeling so weak and unwell that I enter upon it sadly.”



- picture 2 - 1897, Diamond Jubilee



and her doctor, Sir James Reid, reported on January 16th that:
“The Queen had a rather disturbed night, and was very drowsy all forenoon, and disinclined to get up…I saw her asleep in bed in the forenoon, as I was rather anxious about her, and the maids said she was too drowsy to notice me…I was struck by how small she appeared.”
that's why the next day he came to the conclusion that the Queen had had a stroke and on January 19th her relatives were called back at Osborne House; her nephew, the Kaiser, left Germany as soon as he learned of the declining health of her grandmother and joined his father, the Prince of Wales.



- picture 3



Unthinkable that, being a very meticulous person, she had left no instructions about the funeral she wanted and the way in which she would have it to be taken and for years, in fact, she gave her maids instructions to make arrangements about her clothes which had to be always ready for this use, and who would have dress her had to include inside the casket that would have welcomed her remains a long amount of jewelry and personal items: a plaster cast of the hand of her husband Prince Albert died 40 years before, his robe and his cloak, embroidered by Princess Alice, the daughter she lost in 1878, some photographs, some shawls, the lace veil worn on the day of her wedding, a photograph of John Brown and a lock of his hair that she wanted to be put in her right hand. Since then took increasingly concreteness the suspect that the two were linked not only by a deep friendship, but that they were even secretly married, also because she was buried having on her finger the wedding ring of the mother of his 'faithful Scottish squire', become her point of reference since the beginning of her widowhood, until his death occurred at the age of 53 years at Windsor Castle. (An article from May 2008 published on "The Daily Mail" insinuated explicitly that an archivist, working among Queen Victoria's private papers, had found the certificate of this presumed marriage, but when the clerk showed it to the Queen Mother, she took it and threw it into the fire without uttering a word.)
When Sir James Reid, that of the Queen wasn't only a doctor but also a trusted friend, was made sure that everything was prepared in the coffin as desired by the deceased, and that they had been cut the strands of her hair to put in the pendants for the relatives, as the tradition required, he arranged for covering with a bunch of flowers the hand that held John Brown's photograph, so that it wasn't visible to those who wanted to see Her Majesty one last time before the coffin was closed; then the body, surrounded by a pall of white satin,



- picture 4



was placed in the dining room of Osborne House by some sailors who watched over it until it was transported to London.
Later the coffin was closed and covered with a cloth of purple velvet and a leader in ermine fur on which was placed the crown that for so long had adorned her head.



- picture 5



As chief of the armed forces the Queen wanted a full-blown military funeral, not a black funeral, but a white one and with a white cloth, therefore, the coffin was covered before on February 1st it was charged on the yacht Alberta for reaching Porthampton; from there she went to London by train where it was waiting for her a long procession through the streets of the city on a gun carriage, driven by the Royal Horse Artillery which, while going up the hill leading to Windsor Castle, had to surrender and give way to the sailors, equipped with ropes, to drive the carriage instead of it because of the
breaking of the splinter bar of that old artillery piece;



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- picture 8



A silent crowd by unspeakable proportions rushed on the streets of the capital to pay its last respect to the Queen of the People, both on the day of her arrival to London, on February 2nd, and on that of her funeral the 4th, when the coffin was transported from the Albert Memorial Chapel in St George's Chapel, Windsor, to the Mausoleum, accompanied by her family.
There took place what Christopher Hibbert in his text defines the most simple and at the same time the most impressive ceremony which he had ever took part; placed the coffin on the altar and closed the gates, it was blessed and, in turn, all the members of the Royal family came to her, kneeling, one by one, starting with King Edward VII, her consort the Queen, the little Prince Edward, future Duke of Windsor, who, stiffened by a strong emotion, unable to kneel, was so taken by hand by his father and made to kneel gently beside him.

Thus ended an era, the Victorian era, which marked significant progress in the agricultural and industrial field, in the scientific and military ones, which gave impetus to the communications and connections, favored the expansion of the British Empire and the development of an educated middle class; so ended an era for the House of Hannover, as her heir, Edward VII, will choose to be the first British monarch of the House of Saxe-Coburg-Gotha and the first Windsor (1917); so ended an era, with the coffin of the Queen Victoria put beside that of Prince Albert and with laying on it her carved image of white stone, work of Baron Marochetti that had once carved the effigy of Prince Albert too and since then their faces are back the one facing toward the other.



- picture 9



And how, looking at this image, not to think of "Romeo and Juliet" by Shakespeare ...



She speaks:
O, speak again, bright angel! for thou art
As glorious to this night, being o'er my head
As is a winged messenger of heaven
Unto the white-upturned wondering eyes
Of mortals that fall back to gaze on him
When he bestrides the lazy-pacing clouds
And sails upon the bosom of the air.

(Romeo: Act II, Scene II)



Thanks again, as always, to each of you, I won't take leave before having wished you all the very best.

See you soon 













Bibliographyc sources:


Christopher Hibbert, “Queen Victoria: A Personal History”Da Capo Press, 2001

THE VICTORIA FILES -The REAL TRUTH about Queen Victoria http://www.victoriafiles.com/rip-queen-victoria/3035/