mercoledì 26 marzo 2014

Emily Dickinson e l'amore.



Che sia l'amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell'amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

Emily Dickinson, 1765




Emily Dickinson in 1850



C'è un momento della vita di Emily Dickison, che tanto amo, amo come donna ed amo come poetessa, in merito al quale, sia gli storici che i critici, hanno concordemente delle perplessità: tale periodo comincia con il delinearsi sul finire degli anni '60 dell'ottocento per divenire via via sempre più netto e deciso fino alla fine della vita della Dickinson, avvenuta nel 1886.
Si tratta di un periodo in cui il comportamento della nostra amata comincia con il mutare: poco per volta ella si distacca dalla vita sociale, gradualmente la si vede sempre meno in pubblico, non riceve più visite, per giungere infine a chiudersi sempre più in sè stessa e tra le pareti della propria abitazione.

Già nel 1867 cominciò con il dialogare con coloro che avevano piacere di farle visita attraverso la porta della propria stanza senza neppure mostrarsi e divenne popolare nel vicinato per questa sua stravaganza insieme con il suo apparire sempre meno per le strade di Amherst e, quando occasionalmente accadeva, si faceva notare per il suo vestirsi sempre di bianco ( infatti il solo capo d'abbigliamento che di lei ci rimane è una veste bianca cucita tra il 1878 ed il 1882).






A solemn thing – it was – I said –
A Woman – White – to be –
And wear – if God should count me fit –
Her blameless mystery –

(271), ca. 1861 


( Solenne cosa - io dissi - | essere donna nella veste bianca - | e indossare - se Dio me ne fa degna - | il suo immacolato mistero - )

Il 16 giugno 1874, mentre si trovava a Boston, Edward Dickinson, padre di Emily, fu colpito da un ictus e morì. Quando il rito funebre si svolse in tutta modestia nella sala d'ingresso della Homestead, Emily rimase nella sua stanza con la porta appena socchiusa per potere udire, ma senza essere vista e non partecipò neppure alla cerimonia commemorativa celebrata il successivo 28 giugno.

Il dibattito e la curiosità sono tutt'oggi alimentati dai motivi che possono avere spinto la dolce Emily ad una scelta di vita così radicale; due sono le ipotesi che vengono additate: la prima che vede coincidere questo momento con l'intraprendere da parte dell'amato fratello Austin, che con la moglie Susan, amica, come lei amante delle lettere, confidente, quasi una sorella prima ancora che cognata di Emily, viveva nella casa degli Evergereen separata dalla Homstead solamente da un prato, una relazione extraconiugale che divenne presto di dominio pubblico e che scandalizzò prima di chiunque altro gli stessi Dickinsons, così tanto vittorianamente e rigorosamente puritani. Di tutto ciò Emily provava sicuramente vergogna, ma c'è chi è propenso a leggere in questo atteggiamento non tanto un rifiuto del partecipare alla vita per cause indirette, quanto piuttosto per qualcosa che ancor più strettamente la riguardava da vicino ... Emily era divenuta profondamente triste e quella che ella stessa chiamò la 'scelta bianca', espressione di una radicale ribellione al mondo e alla vita stessa, sembrerebbe invece la conseguenza delle sue più grandi delusioni amorose.




Carl Vilhelm Holsøe (1863 - 1935), Lady in an interior 



I never lost as much but twice,
And that was in the sod.
Twice have I stood a beggar
Before the door of God!

Angels – twice descending
Reimbursed my store –
Burglar! Banker – Father!
I am poor once more!

(49)

( Non persi che due volte, | e l'una e l'altra mi ritrovai a terra. | Due volte andai a mendicare | dinanzi alla porta di Dio! || Angeli – l'una e l'altra volta discesero | per rimborsarmi del mio tesoro – | Ladro! Banchiere – Padre! | Son povera nuovamente! )


Nell'autunno del 1847 Benjamin Franklin Newton, Newton, come lo chiamerà lei, uno studente in legge dell'età di ventisei anni, giunse ad Amherst desideroso di studiare e fare pratica per un paio d'anni nello studio legale recentemente formato da Dickinson e Bowdoin. Come altri studenti di legge accolti da Edward Dickinson nel corso degli anni, Newton divenne una presenza familiare nella Homestead, un amico fedele per i piccoli Austin, Emily e Lavinia, partecipe spesso anche ai pasti in famiglia. Emily Dickinson lo conobbe proprio nel periodo in cui si iscrisse al Mount Holyoke Female Seminary e con lui conobbe il suo amore per i libri quando, nel marzo dell'anno successivo, rimase a casa per parecchie settimane a causa di un grave raffreddamento. 
Più tardi scriverà: 




Al piano rialzato, una delle finestre della stanza di Emily



"Mr. Newton divenne per me un dolce, seppur severo Precettore, m'insegnò cosa leggere, cosa ammirare di tutti gli autori, ciò che era più grande o bello in natura, e la lezione sublime, la fede nelle cose invisibili "(Lettera 153).

Ovviamente allo scadere dei due anni il giovane Newton venne licenziato da Edward Dickinson poichè era più che evidente la simpatia che era nata tra di lui e la giovane Emily e ciò non era davvero un bene anche perchè le sue idee erano in netto contrasto con quelle chiuse e rigorose del Dickinson; inutile dire che la partenza di Newton, “ un fratello maggiore, così tanto amato ” (Lettera 153), scatenò nella giovane poetessa un'immensa malinconia che sempre più si chiuse in sè stessa circondandosi di quell'alone di mistero che la rese sicuramente ancor più affascinante e diede alimento alle sue liriche più intense e alle sue lettere più significative, poichè nella solitudine che caratterizzò la sua vita a partire dagli anni sessanta ('The Queen Recluse' - 'La Regina Reclusa' la definì l'amico Samuel Bowles) ella fu in grado di concentrarsi sul suo mondo in maniera più profonda per dare alla parola un valore ed un'espressività sconosciuta agli autori del suo tempo. ( è infatti del 1860 la grande esplosione della poesia della Dickinson che, separata dal mondo, si immerse nella contemplazione della natura, nella meditazione dei grandi temi biblici, nello studio dei testi preferiti: Shakespeare, i metafisici, Keats, Browning, Emerson, Elizabeth Barrett, Emily Brontë )
Newton rimase in contatto con Emily - va ricordato che egli le inviò le poesie del suo amato Emerson nel gennaio del 1850 - e si sposò nel giugno del 1851 dandole sicuramente, di lì a poco, notizia circa il peggioramento della sua salute. La sua morte per tubercolosi il 24 marzo 1853 scosse la povera Emily 

"Il mio primo amico mi ha scritto la settimana prima di morire:" Se vivrò, andrò a Amherst - Se morrò, lo farò certamente "
- Emily Dickinson a T.W. Higginson, primavera del 1876 (Lettera 457) 

che all'immagine di questo suo istitutore e compagno rimarrà legata per il resto della sua vita, sempre memore di colui che aveva " intrecciato con semplicità le sue dita tra le mie / Mentre altro non ero che una Ragazza che doveva imparare " ( Fr418 ). 



dagherrotipo di Emily Dickinson, inizi del 1847 circa, dettaglio



“Tis not that Dying hurts us so -
Tis Living - hurts us more -

(335).


( Non è la morte che così ci duole | ci duole più la vita - )



Di Newton ella non si dimenticherà mai ... 

Durante un viaggio a Philadelphia compiuto nel 1854, Emily conobbe il reverendo Charles Wadsworth, colui che sarebbe diventato il suo 'caro amico terreno': egli aveva allora 41 anni, era un uomo maturo ed ebbe una grande influenza sulla vita di Emily e sulla sua poesia. Figura romantica Wadsworth come la Dickinson era un solitario, una persona in cui Emily potesse confidare quando scriveva una poesia; così simile a lei, egli aveva nel suo eloquio sul pulpito lo stesso equilibrio che ella aveva nella sua espressione poetica, ma sicuramente più importante dell'intesa meramente professionale ed ampiamente documentato, era il grande amore che Emily visse per questo reverendo calvinista anche se lui era felicemente sposato e padre di numerosi figli ... un' altro amore infelice, perciò, impossibile da vivere, ma non per questo ... improduttivo, anzi, molti dei critici della Dickinson sono concordi nel vedere in Wadsworth il punto focale delle sue liriche amorose. Il fatto che la chiesa di San Francisco assegnata a Wadsworth si chiamasse Calvario e che in molte delle poesie d'amore della Dickinson siano utilizzate allusioni religiose suggerisce infatti conferma a questo legame.




dipinto di Elizabeth Pol raffigurante Emily Dickinson



That I did always love
I bring thee Proof
That till I loved
I never lived—Enough—

That I shall love alway—
I argue thee
That love is life—
And life hath Immortality—

This—dost thou doubt—Sweet—
Then have I
Nothing to show
But Calvary—


(549)


( Che ho sempre amato | porto come prova | che finchè amai | non vissi mai abbastanza - || Che amerò sempre | posso assicurarti | perchè l'amore è vita | e la vita è immortale - || Se di questo tu dubiti | non altro ho da mostrarti - | amore - | che il Calvario - )

Egli le fece visita alcune volte alla Homestead e rimasero legati da una fitta corrispondenza, di cui, purtroppo, non ci rimane traccia alcuna fino a che, lo stesso anno in cui si spense la madre di Emily, nel 1882, il reverendo morì completando un periodo di lutti familiari che indussero la delicata poetessa a meditare nelle sue liriche sempre più sulla morte.
Fortunatamente ella aveva al suo fianco la figura amica di Thomas Wentworth Higginson.

Nell'aprile del 1862 Emily aveva letto sull'Atlantic Monthly la "Letter to a Young Contributor" - " Lettera a un giovane collaboratore ", scritta dall'allora già noto Thomas Wentworth Higginson (1823 - 1911), uomo talentuoso, attivista e di varia e profonda formazione culturale, in cui egli incoraggiava e consigliava i giovani aspiranti scrittori. Nel giro di un mese questi ricevette una lettera da parte di Emily Dickinson, che allora aveva 31 anni, insieme con quattro poesie, iniziando così un rapporto di corrispondenza, che sarebbe durato fino alla scomparsa della poetessa, di cui ci rimangono circa 70 lettere e più di 100 poesie. 




Thomas Wentworth Higginson and his daughter, ca.1884



“Mio caro amico, Una Lettera è sempre per me come l'immortalità, perchè è puro pensiero separato dall'amico corporeo.”
- Emily Dickinson a T. W. Higginson, giugno 1869 (Lettera 330)

Di natura meramente intellettuale, il loro fu un legame che ebbe comunque il suo rilievo nella vita di Emily Dickinson la quale, nel 1885, cominciò con il manifestare i primi segni della malattia che l'avrebbe condotta alla fine dei propri giorni e trascorse, in conseguenza ad un progressivo indebolimento, più di un anno nel proprio letto abbandonando del tutto la produzione poetica per spegnersi infine il 15 maggio del 1886 all'età di soli 56 anni affetta dal morbo di Bright (nefrite).
Higginson si era nel frattempo già recato un paio di volte alla Homstead per conoscere Emily di persona ed al suo funerale lesse una poesia di Emily Brontë, " No Soul Coward Is Mine ".

Dopo la morte della Dickinson la sorella Lavinia scoprì i fascicoli delle sue 900 poesie custoditi in un cassetto per la biancheria, cosa che venne interpretata come il desiderio di darle alle stampe, ed Higginson assistette Mabel Loomis Todd, amica di Emily, nella redazione delle stesse, prestando la sua notevole influenza letteraria per la pubblicazione, avvenuta presso l'editore Roberts Brothers di Boston, nel 1890 in una prima edizione e, dato il plauso ricevuto dal pubblico, per una seconda edizione l'anno successivo.




La stanza di Emily Dickinson in una foto d'epoca.



Se il mondo aveva perso la sua più grande poetessa, i suoi versi immortali furono tempestivamente consegnati al tempo affinchè potesse custodirli, con la dovuta reverenza, tra le ali dell'eternità ...



The Seetest Heresy received
That Man and Woman know –
Each Other’s Convert –
Though the Faith accommodate but Two –

The Churches are so frequent –
The Ritual – so small –
The Grace so unavoidable –
To fail – is Infidel –

(387)

(L’eresia più dolce | che uomini e donne conoscano | cui a vicenda si convertono | sebbene la Fede non ne accolga più di due – || Tante sono le chiese | il rito è così semplice | la Grazia così inevitabile | non farlo è da infedeli – ).



Un saluto dal profondo del cuore a tutti voi amici miei cari.

A presto











Fonti bibliografiche:

Marisa Bulgheroni, Nei sobborghi di un segreto. Vita di Emily Dickinson, Mondadori, Milano, 2001 

Judith Farr, The Passion of Emily Dickinson, Harvard University Press, Cambridge, 1992

Barbara Lanati ; VITA DI EMILY DICKINSON - L'alfabeto dell'estasi , Feltrinelli, Milano, 1998

Silvio Raffo; IO SONO NESSUNO - Vita e poesia di Emily Dickinson , Le Lettere, Firenze, 2011

EMILY DICKINSON TUTTE LE POESIE , Mondadori, Milano, 1997

The Letters of Emily Dickinsona cura di Thomas H. Johnson e Theodora Ward,  The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, 1958 [ediz. 1986]












That Love is all there is,
Is all we know of Love;
It is enough, the freight should be
Proportioned to the groove

Emily Dickinson, 1765




- picture 1 - Emily Dickinson in 1850




There is a moment in the life of Emily Dickison, whom I love so much, I love her both as a woman and as a poet, about which historians and critics have in agreement doubts: the period begins emerging on the end of the 60's of the XIXth century to become gradually more and more clear and decisive till the end of the Dickinson's life, which took place in 1886.
It's a period in which the behavior of our beloved begins with changing: little by little she detaches from the social life, gradually people see her in public always more seldom, she doesn't receive visits any more, to arrive, finally, to shut herself more and more and between the walls of her home.

Already in 1867 she began to dialogue with those who were pleased to see her through the door of her bedroom without even show herself and became popular in her neighborhood just for this extravagance together with her ​​appearing less and less on the streets of Amherst, and when occasionally it happened, she was noted for her always dressed in white (in fact the only item of clothing of hers that remains is a white robe sewn between 1878 and 1882 ).



- picture 2 -


                             A solemn thing – it was – I said –
A Woman – White – to be –
And wear – if God should count me fit –
Her blameless mystery –

(271), ca. 1861 


On June 16th, 1874, while in Boston, Edward Dickinson, Emily's father, suffered a stroke and died. When the funeral took place in all modesty in the Homestead's entrance hall, Emily stayed in her room with the door slightly ajar to be able to hear but not to be seen and didn't even participated to the memorial ceremony celebrated on the following June 28th.

The debate and curiosity are still powered by the reasons which may have prompted the sweet Emily to such a radical lifestyle choice; there are two hypotheses that are singled out: the first one who sees this coinciding with the time in which her beloved brother Austin, who with his wife Susan, a friend, as her a lover of books and culture, a confidant, almost a sister even before than a sister-in-law for Emily, lived in the house of the Evergereen separated from the Homstead only by a lawn, a love affair that became soon of public domain and that scandalized before than anyone else the same Dickinsons, as Victorians, were strictly Puritans. Of this all Emily definitely felt shame, but some people are inclined to see in this attitude not much a refusal to participate in the life because of indirect causes, but rather to something that more closely involved her ... Emily had become deeply sad and what she herself called the 'white choice', expression of a radical rebellion to the world and to life itself, would seem rather the consequence of her greatest disappointments in love.


- picture 3 - Carl Vilhelm Holsøe (1863 - 1935), Lady in an interior 


I never lost as much but twice,
And that was in the sod.
Twice have I stood a beggar
Before the door of God!

Angels – twice descending
Reimbursed my store –
Burglar! Banker – Father!
I am poor once more!

(49)


In the fall of 1847, Benjamin Franklin Newton, Newton, as she'll call him, a student in law aged twenty-six, came to Amherst eager to study and practice for a couple of years in the law study recently formed by Dickinson and Bowdoin. Like other law students greeted by Edward Dickinson over the years, Newton became a familiar presence in the Homestead, a faithful friend to the little Austin, Emily and Lavinia, often participating in family meals. Emily Dickinson knew him in the period in which she enrolled at Mount Holyoke Female Seminary, and thanks to him she knew her love for books when, in March of the following year, she remained home for several weeks due to a severe cold. 
Later she'll write:


- picture 4 - Upstairs, one of the Emily's bedroom windows


“Mr. Newton became to me a gentle, yet grave Preceptor, teaching me what to read, what authors to admire, what was most grand or beautiful in nature, and that sublimer lesson, a faith in things unseen” (Letter 153).

Obviously at the end of the two years the young Newton was dismissed by Edward Dickinson as it was more than evident the sympathy that was born between him and the young Emily, and this wasn't really a good thing because his ideas were in stark contrast with those so 'closed ' and rigorous of Dickinson; needless to say that the departure of Newton, “an elder brother, loved indeed very much” (Letter 153), stir in the young poetess a deep sadness up who more and more closed in herself surrounding with an aura of mystery that made her even more fascinating and certainly gave food to her most intense lyrics and her most significant letters, as in the solitude that characterized her life since the sixties ( the 'Queen Recluse' her friend Samuel Bowles named her ), she was able to focus on her world in a deeper way for giving the word a value and an expressiveness unknown by all the authors of her time. ( In fact 1860 is the big explosion of the Dickinson poem who, separated from the world, immersed herself in the contemplation of nature, in the meditation of the great biblical themes, in the study of favorite texts such as Shakespeare's, the metaphysical, Keats's, Browning's, Emerson's, Elizabeth Barrett's, Emily Brontë's. )
Newton remained in contact with Emily - it must be remembered that he sent her the poems of her beloved Emerson in January 1850 - and got married in June 1851, giving her surely, quite soon, news about the deterioration of his health. His death from tuberculosis on March 24th, 1853 shocked the poor Emily

“My earliest friend wrote me the week before he died “If I live, I will go to Amherst – if I die, I certainly will.”
- Emily Dickinson to T.W. Higginson, spring 1876 (Letter 457)

that at the image of her Tutor and companion will remain linked for the rest of her life, always mindful of the man who, as her "First friend" had "slipped my simple fingers through / While just a girl at school" (Fr418).


- picture 5 - Daguerrotype of Emily Dickinson, c. early 1847


“Tis not that Dying hurts us so -
Tis Living - hurts us more -

(335).



She'll never forget her Newton ...

During a trip to Philadelphia in 1854, Emily met the Reverend Charles Wadsworth, who would become her 'dear earthly friend': he was then 41, was a mature man and had a great influence on Emily's life and poetry. Romantic figure as Dickinson Wadsworth was a loner, a person whom Emily could confide when she wrote a poem, so like her, he had in his speech in the pulpit the same balance that she had in her poetic expression, but definitely more important than the purely professional understanding, and well documented, was the great love that Emily lived for this Calvinist reverend though he was happily married and father of several children ...  another unhappy love, therefore, impossible to live, but not for this . .. unproductive, indeed, many of the critics of Dickinson agree in seeing in Wadsworth the focal point of her love poems. The fact that the church of San Francisco assigned to Wadsworth was called Calvary, and that in many of the love poems of Dickinson are used religious allusions suggests in fact confirm to this link.


- picture 6 - painting by Elizabeth Pol depicting Emily Dickinson


That I did always love
I bring thee Proof
That till I loved
I never lived—Enough—

That I shall love alway—
I argue thee
That love is life—
And life hath Immortality—

This—dost thou doubt—Sweet—
Then have I
Nothing to show
But Calvary—

(549)



He visited her a few times at the Homestead and they were tied by a correspondence of which, alas, there remains no trace until, in 1882, the same year in which Emily's mother died, the Reverend expired completing a period of family losses that led the gentle poet to meditate in her poems more and more about death.
Luckily at her side she had the friend Thomas Wentworth Higginson.

In April 1862 on the Atlantic Monthly Emily had read the "Letter to a Young Contributor" written by the already well known Thomas Wentworth Higginson ( 1823-1911 ), a talented man, activist and caracterized by a deep cultural training in which he encouraged and advised aspiring young writers. Within a month, he received a letter from Emily Dickinson, who was then 31 years old, along with four poems, thus beginning a correspondence that would have lasted until the death of the poet, of which there are still about 70 letters and more than 100 poems.


- picture 7 - Thomas Wentworth Higginson and his daughter, ca.1884


“Dear friend, A Letter always feels to me like immortality because it is the mind alone without corporeal friend.”
- Emily Dickinson to T. W. Higginson, June 1869 (Letter 330)


Purely intellectual, theirs bond had, however, its importance in the life of Emily Dickinson, who, in 1885, began to show the first signs of the disease that would have lead her to the end of her days and spent, due to a gradual weakening, more than a year in her bed totally abandoning the poetic production to finally die on May 15th, 1886 at the age of 56 years suffering from Bright's disease ( nephritis ).
Higginson had in the meanwhile already gone a couple of times to the Homstead to know Emily personally and at her funeral he read a poem by Emily Brontë, "No Coward Soul Is Mine".

After Emily's death her sister Lavinia discovered the files of her 900 poems kept in a linens drawer, which was interpreted as a desire to give them to the press and Higginson attended Mabel Loomis Todd, a friend of Emily, in the preparation of the same, lending his considerable literary influence for the publication that took place by the Roberts Brothers, Boston, in 1890 the first edition and, given the acclaim received by the public, for a second edition the following year.


- picture 8 - Emily Dickinson's bedroom in a photographs of the epoque


If the world had lost its greatest poet, her immortal verses were delivered promptly at the time so that it could keep them, with the due reverence, between the wings of Eternity ...


The Seetest Heresy received
That Man and Woman know –
Each Other’s Convert –
Though the Faith accommodate but Two –

The Churches are so frequent –
The Ritual – so small –
The Grace so unavoidable –
To fail – is Infidel –

(387)



A greeting from the bottom of my heart to all of you, my dear friends. 

See you soon 








Bibliographic sources:

Marisa Bulgheroni, Nei sobborghi di un segreto. Vita di Emily Dickinson, Mondadori, Milano, 2001 

Judith Farr, The Passion of Emily Dickinson, Harvard University Press, Cambridge, 1992

Barbara Lanati ; VITA DI EMILY DICKINSON - L'alfabeto dell'estasi , Feltrinelli, Milano, 1998

Silvio Raffo; IO SONO NESSUNO - Vita e poesia di Emily Dickinson , Le Lettere, Firenze, 2011

EMILY DICKINSON TUTTE LE POESIE , Mondadori, Milano, 1997

The Letters of Emily Dickinsona cura di Thomas H. Johnson e Theodora Ward,  The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, 1958 [ediz. 1986]



venerdì 21 marzo 2014

"Old West Surrey" by Gertrude Jekyll.






Ho già avuto modo di raccontarvi di quanto talentuosa fosse la deliziosa Gertrude Jekyll, artista nata, divenuta celeberrima paesaggista, la prima della storia, grazie anche alla prolifica collaborazione con l'amico Edwin Lutyens, nell'Inghilterra del tardo ottocento che tanto ci ha lasciato quanto a patrimonio artistico, storico, letterario e culturale in genere.

Pochi sanno che Miss Jekyll era inoltre un'abile fotografa e scrittrice, amava documentare ciò che apparteneva ancora alla cultura del suo popolo, soprattutto quegli aspetti che andavano al suo tempo sfumando per fare posto al progresso industriale e fu questo il motivo che la indusse, nel 1903, a scrivere Old West Surrey, un trattato ampiamente documentato con immagini, pubblicato l'anno seguente, che ci cala nella realtà rurale di fine ottocento delle zone del circondario di Godalming, una realtà che noi non abbiamo conosciuto, ma che, vi assicuro, stiamo per vivere!

Così tanti e così grandi sono stati i cambiamenti che hanno interessato l'ultimo mezzo secolo, che ho ritenuto opportuno annotare, mentre può ancora essere fatto, quello che posso ricordare dei modi e delle vite e delle abitazioni delle persone anziane della classe operaia del paese che ho vissuto quasi ininterrottamente fin da quando ero molto piccola. 1 

Nel suo stile semplice ed immediato, ma attento e perspicace che già abbiamo avuto modo di apprezzare in Children and Gardens, Gertrude Jekyll ci mostra, a partire dagli edifici appartenenti ai più umili lavoranti della campagna del Surrey e alle strutture di cui dovevano essere fornite 





quanto semplicemente dovevano svolgersi le giornate delle generazioni del passato ... semplicemente inteso da un punto di vista etico, ovviamente, nella realtà dei fatti la loro vita ai nostri occhi appare tutt'altro che facile, ma sono certa che constando comunque di consuetudini, non esistesse il disagio o la scomodità che leggiamo noi oggi tra le righe e nelle immagini pubblicate in queste splendide pagine che costituiscono un prezioso documento d'epoca.



In una grande casa colonica nel mio borgo, ora occupata dal proprietario di una vasta tenuta, il bacon-loft, ovvero l'essicatoio-affumicatoio della pancetta, non essendo più necessario è stato murato fuori dal camino, e venne fatto un nuovo ingresso ricavato da un passaggio da una camera da letto. È stato proposto di utilizzare questa rientranza nel muro come scansia ma, nonostante la pulizia e la merlatura a calce, le sue pareti sono così profondamente impregnate dell'infiltrazione del salmastro che hanno ricevuto dalle tonnellate di carne suina salata che è stata appesa contro quelle pareti per secoli, che il luogo non può essere utilizzato per qualsiasi altro scopo se non per tenere le stoviglie. Tutto ciò che ha natura assorbente diventa umido e ammuffito, e il luogo continua ad emanare ancora un debole, persistente aroma dalle antiche travi. Sembra quasi protestare contro il voler essere utilizzato in qualsiasi altro modo, e dire: "Sono stato un pancetta-loft per secoli, e non voglio adattarmi a qualsiasi altro uso." 2


Le abitazioni datate di secoli, memori del loro passato, è come se nel tempo avessero, attraverso gli attimi, gli stati d'animo ed i gesti di chi vi ha vissuto, maturato e consolidato un'anima e non potessero da essa prescindere, qualsivoglia sia il nostro intento nel ristrutturarle ... 






ci comunicano del loro vissuto, e quasi ci impongono di essere, con rispetto, assecondate.
E così gli arredi, che recano con sè il significato dato dalla mano di chi li ha duramente, con sagacia e perizia, lavorati... impossibile per me sottrarsi al fascino degli antichi oggetti: toccarli, osservarli, è come subire la malia di vecchie vicende narrate da un anziano che, mentre narra, ricordando, con gli occhi della mente rivede e rivive ...



Mi sembra una cosa strana che, in questi giorni di generale progresso e ravvedimento, l'arredamento di cottages e fattorie sia diventato talmente svilito e deteriorato. 
Nei tempi trascorsi era bastevole, forte, ben fatto, e bello nel suo genere. Dava un confortevole senso di soddisfazione, in quanto era assolutamente adatto per il suo scopo. Molti dei pezzi più solidi, tavole di quercia, credenze, cassapanche ed armadi, erano tramandati di padre in figlio dall'epoca Tudor e perfino dal periodo giacobino. Avevano acquistato una colorazione riccamente scura e deliziosa sulla propria superficie per l'età e la lucidatura frequente con panni e cera, ed erano il giusto orgoglio della buona massaia. Ora, ahimè ! Questi bei vecchi mobili sono rari nelle abitazioni di campagna. Sono stati sostituiti da roba misera, scadente e pretenziosa. E ciò è ancor più evidente nelle fattorie, dove, anche se un buon pezzo o due sono rimasti, vengono sommersi da una quantità di cose che sono solo fragili e vistose.


In ogni casa rurale antica i luoghi che più parlano della loro storia sono quelli topici quali il portico sul davanti, il focolare nel vano centrale, la cucina sul retro con il forno:



Una gabbia così, con dentro una gazza ladra, appare in una delle immagini in 'Dame Wiggins.' ( N.d.A. Dame Wiggins Of Lee, And Her Seven Wonderful Cats è una storia per fanciulli scritta nel 1823 da Lady of Ninety e pubblicata da John Ruskin, illustrata nell'edizione del 1885 da Kate Greenaway ) Era comune vederla appesa fuori dal portico di casa o sotto una qualche altra tettoia, e, quando veniva portata in casa era appesa ad un chiodo conficcato in una delle spesse travi di quercia che delle vecchie case costituivano il soffitto dando così tanto carattere alle stanze. Infiniti erano gli usi di questi travetti, spesso con robusti chiodi piantati per contenere tutti i tipi di cose. Soprattutto nell'utile, spaziosa cucina sul retro, dove era il grande forno di mattoni, si trovavano grandi chiodi appesi ai travi da cui pendevano cestini, strumenti, alveari, lanterne e ogni sorta di piccola cianfrusaglia, oltre a corde con trecce di cipolle, prosciutti, e così via. Tutto così appeso poteva essere visto a colpo d'occhio. Ed appoggiata in un angolo vicino al forno la pala di ferro a manico lungo, per mettere i pani a cuocere e, una volta cotti, farli uscire.


Ogni cottage era una piccola industria a sè stante ( pensate che nei cottage gardens erano persino tenute un paio di arnie con le api per la produzione di miele e cera !) dove chiunque vi abitava produceva: chi era in casa filava la lana, cuciva pezze di stoffa nei pittoreschi patchwork quilts, preparava conserve in cucina, si occupava delle faccende domestiche, mentre fuori casa gli uomini pensavano, con attrezzi ancora molto rudi ed essenziali, al lavoro nei campi.

Nell'intento di documentare anche il folklore, le consuetudini, i modi caratteristici di abbigliarsi e di esprimersi, miss Jekyll ci fornisce, con Old West Surrey, un compendio, uno spaccato di tutta un'epoca che ha avuto il piacere e la gioia di avvertire ancora presente durante la sua infanzia vissuta così felicemente tanto da rimanervi legata e da desiderare di fissarla in parole ed immagini come se il tempo fosse così in grado di non farla del tutto sfumare. 







E' triste pensare che, nel giro di pochi anni, la morte sopraggiungerà a portarci via le poche persone ancora viventi che parlano nella maniera della prima parte del XIX secolo. Nati e cresciuti in remoti e tranquilli villaggi e frazioni, molti di loro non sanno né leggere né scrivere, e ne ho incontrato alcuni che non sono mai stati oltre dieci miglia di distanza dal loro luogo di nascita. Ma non sono affatto i più ottusi della terra, anzi, la loro semplice saggezza e perspicacia sono del tutto simili a quelli dei loro fratelli nella maggior parte del mondo. Le loro vite sono state forse persino più felici essendo volte a soddisfare pochi bisogni e poche responsabilità, e se i loro pensieri sono principalmente il vivere alla giornata, il raccolto, i tuberi, e la cura delle pecore e dei bovini, abbiamo la presunzione di pensare che questi interessi sono di meno conto rispetto ai nostri; dopo tutto, lasciatemi dire, che cosa ci può essere di maggiore necessità o di maggiore importanza suprema ?
E talmente bello avere a che fare con queste persone gentili ed anziane. Luminosi e allegri nel viso, piacevoli e pronti nel discorso, cortesi nei modi, sono un prezioso residuo di quei vecchi giorni in cui la vita degli uomini era più semplice e più tranquilla, libera dallo stress, dalla tensione e dall'irrequietezza, dalla fretta senza fine e dalla lotta contro il tempo, e da tutte le distrazioni preoccupanti e meschine che fanno la vita quotidiana del lavoratore più moderno. Fanno sentire talmente bene che intrattenersi con una di queste persone anziane per una tranquilla chiacchierata di un'ora è un'esperienza decisamente riposante e rilassante.

E poteva infine, secondo voi, mancare, almeno in appendice, qualche cenno e qualche fotografia sui cottage gardens, autentica espressione dei moti profondi dell'animo del popolo rurale britannico ? 
Non dimentichiamo che stiamo parlando di Gertrude Jekyll che con la sua solita inconfondibile grazia così ne tratta:









La persone che abitano i vecchi cottage sono grandi amanti dei fiori, e del loro fascino; i piccoli giardini, nei villaggi e sul ciglio della strada, sono alcuni dei più incantevoli incidenti di percorso in cui si possa incorrere viaggiando nelle nostre contee del sud. 6
Sempre questi piccoli giardini sembrano parlarmi della gioia di vivere e della disposizione d'animo all'allegria, attributi pregiati del carattere del nostro genuino folklore rurale. 7






Che dite, vi è piaciuto questo viaggio ? A me tantissimo e spero, con l'entusiasmo che ho provato nello scorrere queste pagine, di avervi ancora una volta contagiati ed avervi fatto trascorrere qualche attimo di spensierata gaiezza e serenità.

Vi ringrazio con tutto il cuore e vi abbraccio con affetto.


A presto 










Bibliografia:

Gertrude Jekyll, Old West Surrey, 1904



Citazioni:

1 - Gertrude Jekyll, Old West Surrey, op. cit, PREFACE
2 - ivi, pg. 19
3 - ivi, pg. 44
4 - ivi, pg. 76
5 - ivi, pg. 218
6 - ivi, pg. 269
7 - ivi, pg. 277 








- picture 1


I've already had the chance to tell you how delicious and talented Gertrude Jekyll was, she was an artist born, she became famous as landscape architect, the first in history, thanks to the fruitful collaboration with her friend Edwin Lutyens, in the late XIXth century England which so much left us as for artistic, historical, and literary culture in general. 

Miss Jekyll was also a keen photographer and writer, she loved to document what still belonged to the culture of her people, especially those aspects that in her time were going to fade to make way for the industrial progress and this was the reason that led her, in 1903, to write Old West Surrey, a treatise widely documented with pictures, published the following year, that drops us into the reality of the late XIXth century rural areas of the district of Godalming, a reality that we didn't know, but, I assure you, we are going to live !

So many and so great have been the changes within the last half-century, that I have thought it desirable to note, while it may yet be done, what I can remember of the ways and lives and habitations of the older people of the working class of the country I have lived in almost continuously ever since I was a very young child. 1


In her simple and straightforward style, but in the meanwhile careful and insightful that we've had occasion to appreciate reading Children and Gardens, Gertrude Jekyll shows us, from the buildings belonging to the most humble workers of the Surrey countryside and the structures of which they had to be provided 


- picture 2



how simply the days of the generations of the past had to flow... simply meant by an ethical point of view, of course, in reality their lives appear to our eyes to be anything but easy, but I'm sure, however, for being it made of habits, everyone was happy of what they had, there wasn't the discomfort or inconvenience that we today read between the lines and behind the images published in these so beautiful pages that make it a really valuable document of the era.

- picture 3 on the left - In a large farmhouse in my neighbourhood, now occupied by the owner of an extensive estate, the bacon-loft being no longer wanted it was walled off from the chimney, and had a new entrance made from a bedroom passage. It was proposed to turn the space to account as a cupboard; but, in
spite of thorough cleansing and lime - whiting, its walls are so deeply impregnated with the briny infiltration that they have received from the tons of salted pig-meat that have hung against them for centuries, that the place cannot be used for any other purpose than the keeping of crockery. Everything of a more absorbent nature becomes damp and mouldy, and the place still gives off a faint, lingering aroma of the departed flitches. It seems to protest against being put to any other
use, and to say: "I have been a bacon-loft for centuries, and I will not adapt myself to any other use." 2

The houses dating back of centuries, mindful of their past, seem as if the time had, through the moments, the moods and gestures of those who lived there, matured and consolidated core and soul and couldn't by it be regardless, any it is our intention to restructure them ...


- picture 4


they tell us of their experience, and almost require us to be, with respect, to be humored. 
And so the furnishings, bearing with it the meaning given by the hand of those who have hardly, with wisdom and skill, worked it ... impossible to resist the fascination of the ancient objects: to touch them, observe them, it's like to suffer the charm of old events narrated by an elderly man who, while narrates, recalling, with the mind's eye, sees and lives again what has already lived once, much time before .... 


- picture 5 on the right - It seems a strange thing that, in these days of general progress and enlightenment, the household furniture of cottage and farm should have become so much debased and deteriorated.
In the older days it was sufficient, strong, well-made, and beautiful of its kind. It gave a comfortable sense of satisfaction, in that it was absolutely suitable for its purpose. Many of the more solid pieces, oak tables, dressers, linenchests and cupboards, had come down from father to son from Tudor and Jacobean times. They had gained a richly dark colouring and delightful surface by age and by frequent polishing with bses'-wax, and were the just pride of the good housewife. Now, alas ! this fine old furniture is rare in these country dwellings. It has been replaced by wretched stuff, shoddy and pretentious. It is even more noticeable in the farmhouses, where, even if a good piece or two remains, it is swamped by a quantity of things that are merely flimsy and meretricious. 3


In every ancient rural home the places that speak more of their history are those topical, such as the front porch, the fireplace in the central room, the back-kitchen with its oven:


picture 6 on the left - Just such a cage, with a magpie in it, appears in one of the pictures in ' Dame Wiggins.' N.d.A. Dame Wiggins Of Lee, And Her Seven Wonderful Cats is a storybook for children written in 1823 by Lady of Ninety and edited by John Ruskin, illustrated in the edition of 1885 by Kate Greenaway ) It was hung outside the cottage porch or under any projection, and, when brought indoors, from a nail driven into one of the thick oak joists that in the older unceiled cottages helped so much to give character to the rooms. Endless were the uses of these joists, with stout nails driven in to hold all manner of things. Especially in the useful, roomy back-kitchens, where the great brick oven was, there were nails in the joists, from which hung baskets, tools, beehives, lanterns and all sorts of small tackle, besides ropes of onions, hams, chaps and so on. Everything so hung up could be seen at a glance. The long-handled iron peel, for placing loaves in the oven and taking them out, stood in some corner close to the oven. 4


Each cottage was a small industry in its own (just think that in the cottage gardens were even kept a few hives with bees to produce honey and wax !) right where everyone who lived there produced: who was in the house spinning wool, who sewing pieces of cloth in the picturesque quilt patchwork, who prepared preserves in the kitchen or took care of the housework, while men outside, with still very rough and basic tools, took care about working in the fields. 

In order to also document the folk traditions and ways of speaking, Miss Jekyll provides us, with Old West Surrey, a slice of a whole era that she has had the pleasure and the joy of experiencing during her childhood lived so happily as much as to want to remain connected to it and to fix it in words and pictures as if time was thus able to keep it from fading completely. 


- picture 7

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It is sad to think that, within a few years, death will have claimed the few yet living of the old people who retain the speech and manner of the earlier part of the nineteenth century. Born and brought up in remote and quiet country villages and hamlets, many of them can neither read nor write, and I have met with some who have never been ten miles away from their birthplace. But they are by no means among the dull ones of the earth; indeed, their simple wisdom and shrewdness are in many ways quite equal to those of their brethren in the wider world. Their lives have been perhaps all the happier in that they have been concerned with few wants and few responsibilities ; and if their thoughts are mainly of haytime and harvest, and root-crops, and the care of sheep and cattle, shall we presume to think that these interests are of less account than our own; for, after all, what can be of greater need or of more supreme importance ?They are good to have to do with, these kindly old people. Bright and cheerful of face, pleasant and ready of speech, courteous of manner, they are a precious remnant of those older days when men's lives were simpler and quieter ; free from the stress and strain and restless movement, and endless hurry and struggle against time, and from all the petty worrying distractions that fret the daily life of the more modern worker. So pleasantly does this make itself felt that to be with one of these old people for an hour's quiet chat is a distinctly restful and soothing experience.

And could she finally, according to you, miss, at least in the appendix, a few words and a few pictures about the cottage gardens, authentic expression of the motions of the deep soul of rural British people ? 
Don't forget that we are talking about Gertrude Jekyll who, with her usual and unmistakable grace so writes:


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Cottage folk are great lovers of flowers, and their charming; little gardens, in villages and by the roadside, are some of the most delightful incidents of road-travel in our southern counties.6
These little gardens always seem to me to speak of the joy of life and cheerfulness of disposition, that are such fine attributes of the character of our genuine country folk. 7


- picture 12



What do you say, did you enjoy this trip? I did a lot and I hope, with the enthusiasm that I have tried in among these pages, to have, once again, 'contaminated you' and have made you spend a few moments of carefree gaiety and serenity. 

I thank you with all my heart and embrace you with love. 


See you soon 










Bibliography:

Gertrude Jekyll, Old West Surrey, 1904



Quotations:

1 - Gertrude Jekyll, Old West Surrey, op. cit, PREFACE
2 - ivi, pg. 19
3 - ivi, pg. 44
4 - ivi, pg. 76
5 - ivi, pg. 218
6 - ivi, pg. 269
7 - ivi, pg. 277 

sabato 15 marzo 2014

Profumo di violette - Love for Violets -


Quanto ad Amleto, e a questo scherzo del suo favor,
Tenetelo per una galanteria, ed un capriccio del sangue
Una violetta nella giovinezza della natura primaverile 
Precoce, non permanente, dolce, non duratura
Il profumo e il sollazzo d'un istante:
Non più.


Amleto, atto I scena 3,William Shakespeare, 1564 - 1616



Catharina Klein (1861-1929)



La viola mammola, o viola dorata, elevata a simbolo di quella semplicità che in fondo è propria solamente della grandi cose, è protagonista fin dai tempi più antichi di miti e leggende, a partire dalla lontana tradizione cristiana che la lega alla figura di Adamo: dopo avere commesso il peccato di superbia cercando di fare proprio il frutto proibito, cacciato dal Paradiso, preso dal pentimento, da un profondo senso di umiltà ed in preda al pianto, egli vagò per i prati della terra ed ogni sua lacrima che toccò il suolo fu da un Angelo mutata in viola.

Considerata nell'antica Grecia il fiore di Zeus, padre di tutti gli dei, e sacra ad Hermes, la viola fu celebrata al punto da divenire il simbolo stesso della città di Atene ( come ricorda Pindaro, i Greci chiamavano la loro stessa città "coronata di viole", un attributo comune anche ad Afrodite e alle Muse ) e figura mitologica, associata al mito di Io ( il termine Viola è derivato dal greco antico ' ion '), l'infelice ninfa, sacerdotessa di Era, di cui Giove s'innamorò perdutamente e che in gran segreto raggiungeva sotto le mentite spoglie di una nube per passare inosservato agli occhi della consorte e per avvolgerla completamente senza privarsi del piacere di possederla, cingendola in un abbraccio;




Correggio, Giove ed Io, 1532



un giorno Era, gelosissima, seguita la nube che misteriosamente prendeva forma per allontanarsi quindi dall'Olimpo, scoprì l'arcano e Giove fu così indotto a mutare la misera fanciulla in una leggiadra giovenca affinchè le ire della consorte non fossero suscitate; perciò Violetta fu da lui creata quale cibo delizioso per alimentare la giovane Io condannata per amore ad un infelice destino e fin da quei tempi così tanto lontani il fiore che reca questo nome è reputato cosa rara, ricercata e desiderabile, per la sua timidezza ( spesso passa inosservata nascosta tra i fili d'erba all'ombra dei quali cresce ), per le sua grazia, per il suo profumo che, insieme con quello di rosa e di giglio, avvolgeva i mitici giardini di Babilonia.

Coltivata nel Vicino Oriente da epoche remote, in Persia, già a partire dal XII secolo, fiorì prosperosa la produzione di olii essenziali esportati in tutto il bacino del Mediterraneo, ma fu presso l'antica Roma che la viola conobbe il culmine del proprio prestigio: 





John William Godward, Violets sweet violets, 1906





detail



il 22 di Marzo, giorno denominato 'dies violae' per le vie del centro della città si snodava un corteo che seguiva e venerava un tronco di pino ricoperto di ghirlande di viole, rito celebrato in memoria ed onore del dio Attis, cui la mitologia frigia attribuiva la nascita di Violetta ( Attis, marito della Grande Madre Cibale, fu un giorno ferito mortalmente da un cinghiale e le viole sarebbero nate dalle stille del suo sangue caduto al suolo ); dopo aver conosciuto un periodo di eclissi per tutto il medio evo durante il quale le viole furono coltivate esclusivamente presso i monasteri insieme con altre piante officinali, conobbero un nuovo e decisivo successo quando furono riscoperte dal mondo occidentale tra i doni d'Oriente portati dai Crociati sotto forma di profumi ed essenze all'Inghilterra della regina Elisabetta I e successivamente in Francia, dove, nel corso del 1700, l'Imperatrice Josphine e Napoleone Bonaparte vi avrebbero attribuito nuovi e più importanti significati.

Nel XVII° secolo lo scrittore inglese Samuel Pepys, membro del parlamento e segretario di stato, suggerì gli 'sleeping pillows', i cuscini del sonno, che verranno utilizzati anche dai reali inglesi: sfruttando le ben note proprietà soporifere dell'aroma della viola ( lo ionone in esso contenuto se inalato a lungo ha benefiche proprietà rilassanti) egli proponeva di utilizzarne i fiori quali ingrediente fondamentale per l'imbottitura di guanciali con spiccate proprietà sedative ed induttrici del sonno, e forse proprio per questo da allora viene anche detta ' dono del sonno ', simbolo di dolcezza, di pace, di tranquillità.

La Malmaison nel 1812



Coltivate alla Malmaison insieme con le amate rose, le violette divennero per Josephine espressione stessa del suo amore per Bonaparte, da che la prima volta che lo incontrò gli donò il mazzolino di viole mammole con cui aveva adornato il decolletè ed egli, dal momento in cui fece la sua conoscenza, alle viole legò la propria vita sentimentale, la propria carriera politica e la propria fortuna: Josephine contrasse matrimonio con un abito sul quale erano ricamate delle viole e mai si presentava al suo amato generale se prima non aveva appuntato un mazzolino di viole all'abito, anticipando così una delle tradizioni vittoriane; dal canto suo Napoleone elesse questo fiore, forse anche perchè memore della fortuna che ebbe nella Roma imperiale, a simbolo della Restaurazione, la viola divenne l'emblema dei bonapartisti e quando, nel 1814, esiliato all'Elba, gli si chiedeva quando sarebbe tornato a Parigi egli rispondeva : "Alla stagione delle viole, portando viole ", ovvero in primavera, e così fece.

' Caporal Violette' venne allora chiamato e quando sbarcò alla volta di Parigi, i mercati della capitale furono improvvisamente colmati da questi fiori che venivano acquistati dai partigiani per distinguersi e riconoscersi.
"Aimez vous La Violette?" era la parola d'ordine; la risposta corretta non era "Oui!" , sarebbe stata scontata, ma 
"Eh Bien. Eh, bien! Reparaitra au printemps." ( Benissimo ! Riappaiono in primavera )




... Ecco, se provate ad indossare qualche goccia di profumo alla viola, vi fate una tazza di un buon tè inglese ed indossate i vostri corsetti, vi prometto un viaggio nel passato ... nella Londra vittoriana, ovviamente, perchè la fragranza dalle dolci note cipriate della viola ci trasporta sulle ali del tempo !




Gustave Leonhard de Jonghe (1829 - 1893), Vanity



Quello della viola divenne infatti il profumo per eccellenza dell'epoca vittoriana, essendo il preferito per la toilette delle signore; le Ladies vittoriane amavano inoltre raccogliere violette, che in natura crescono spontaneamente un po' ovunque, 










Conosco una riva su cui alita il timo selvatico 
Dove la primula e la violetta annuendo cresce 
Quasi nascosta dalla coltre della succulenta vite selvatica, 
Con la dolce rosa moscata e quella canina: 
Ivi dorme Titania per parte della notte, 
Cullandosi tra questi fiori con danze e gioia: 
E vi getta il serpente la sua pelle di smalto, 
Ignorata, ma grande abbastanza per avvolgervi una fata. 

William Shakespeare, Midsummer Night's Dream









e conservarle negli album naturalistici oppure più semplicemente come fiori secchi, compresse tra le pagine di un libro, 









spesso per ricordo; il tè che si ricavava con le foglie della viola era al tempo rinomato per il trattamento di disturbi nervosi. 
Il commercio di fiori recisi crebbe enormemente da che i vittoriani cominciarono con l'appuntare mazzolini di violette ai loro abiti, acconciature e copricapo




 Hermann Fenner-Behmer,  De quoi écrire



( persino i gentlemen li portavano nascosti dalle falde dei loro cappelli o in vista all'occhiello dei loro cappotti) al punto che durante il secolo scorso era molto comune vedere venditrici di violette agli angoli delle grandi città della vecchia europa e soprattutto della vecchia Londra con le loro ceste colme dei mazzolini di questi minuscoli, delicati, profumatissimi precoci doni di primavera. 
Tale popolarità, quasi sinonimo della cultura vittoriana stessa, essendo allora i fiori parte di qualsiasi ambito del vivere dalla moda all'arredamento, condusse ad un vero e proprio boom nella coltivazione delle viole al punto che venne istituita una linea ferroviaria proveniente dalla Cornovaglia che raggiungeva Londra appositamente per portare violette fresche nella grande città.



Covent Gardens Violets seller, 1887



I Vittoriani amavano inoltre le violette candite utilizzate come decorazioni per torte e pasticcini, mentre il ripieno dal sapore di violetta rese raffinati e superlativi i cioccolatini artigianali che fecero la fortuna di rinomati pasticceri austriaci ( è questa una delle specialità della celebre pasticceria, cioccolateria e confetteria d'arte Zauner sita nella località termale di Bad Ischl, sede della Kaiservilla, residenza estiva della coppia imperiale d'Asburgo) e liguri ( in primis la confetteria d'arte Romanengo in Genova in cui ho già avuto il piacere di .. condurvi ). 











Il prestigio che acquistò questo umile fiore durante tutto l'ottocento è giunto fino a noi nella profusione di cartoline, biglietti augurali e stampe che ne recano l'immagine, per non parlare di etichette, di saponette o di essenze profumate che ne aspergevano l'ambito aroma ( I profumi del'epoca vittoriana erano ricavati utilizzando ingredienti che si ritrovavano in giardino, combinando le essenze aromatiche di maggiorana, timo, chiodi di garofano o rosmarino con quelle fiorite di rosa, lavanda, gelsomino e violetta )
fedeltà, modestia, umiltà, è il significato che vi attribuì la vittoriana floriografia perchè quello della viola è un fiore che quasi sembra neppure avere l'ambizione di mostrarsi ... e le violette mammole dal colore più intenso, dette viole blu, significavano amore, devozione e lealtà e se offerte in mazzo, " Sei la più bella "




Una viola da una pietra muscosa
      Seminascosta agli occhi! -
Fiera come una stella, quando solitaria
      Splende nel cielo.

William Wordsworth (1770-1850), da The Lost Love, CLXVII 



Vi confesso che le viole le porto nel cuore, tra i primi fiori che ho imparato ad amare, a raccogliere, ad annusare, accompagnano spesso, in modo del tutto non voluto, momenti importanti della mia vita ... Ho persino ricevuto anni fa in dono un libro di floriografia profumato alla viola .. non vi dico la gioia che si rinnova ogni qualvolta lo sfoglio, senza pensare al profumo che conserva tra le sua pagine !

 




Da che abito Tenuta Geremia ogni anno, quando giunge la stagione delle viole, un tripudio di fiori punteggia prati e boschi e saluta per circa un mese ogni nuovo giorno colmando il cuore con la loro delicata fragranza che la fresca brezza primaverile leggera trasporta.












Amo le viole perchè profumano di primavera, quella senza tempo, quella che non ha stagioni, la primavera del cuore ... 







Ho una sorella nella nostra casa,
ed una alla distanza di una siepe.
Di queste una soltanto è registrata,
ma entrambe mi appartengono.

Una venne dalla mia stessa strada
ed indossava le mie gonne smesse;
l'altra come un uccello fece il nido
fra i nostri cuori.

Il suo canto non somigliava al nostro,
aveva un'altra melodia.
Era in sè stessa musica,
come l'ape di giugno.

Oggi siamo lontane dall'infanzia, 
ma su e giù per i colli
tengo più stretta la sua mano,
che abbrevia le miglia,

e sempre la sua musica, 
nel passare degli anni,
inganna la farfalla:
e nei suoi occhi
restano le viole
che avvizziron da molte primavere.


Emily Dickinson, dalla poesia 14



Un abbraccio dal profondo del cuore a tutti voi, cari amici miei !

A presto 










Fonti bibliografiche:

Sheila Pickles, IL LINGUAGGIO DEI FIORI (titolo originale: The Language of Flowers), Gremese Editore, Roma, 1990









For Hamlet and the trifling of his favor,
Hold it a fashion and a toy in blood,
A violet in the youth of primy nature,
Forward, not permanent, sweet, not lasting,
The perfume and suppliance of a minute.
No more.


Hamlet, act I scena 3, William Shakespeare, 1564 - 1616



- picture 1 - Catharina Klein (1861-1929)


The violet, elevated to symbol of that simplicity which is basically proper just of the big things, is the protagonist since the most ancient times of myths and legends, from the distant Christian tradition that binds it to the figure of Adam: after committing the sin of pride trying to take the forbidden fruit, expelled from theParadise, taken by repentance, by a deep sense of humility and a prey to tears, he wandered through the fields of the earth and every tear that touched the ground was changed by an Angel in a violet.

In the ancient Greece considered the flower of Zeus, father of all gods, and sacred to Hermes , the violet was celebrated as to become the very symbol of the city of Athens ( as noted by Pindar, the Greeks called their own city " crowned with violets " an attribute common also to Aphrodite and the Muses ) and a mythological figure, associated with the myth of Io ( the term is in fact derived from the ancient greek ' ion ' meaning violet ), the unhappy nymph, a Hera's priestess, of which Jupiter fell madly in love and secretly reached under the guise of a cloud for not to be noticed in the eyes of his wife and to wrap her completely without depriving himself of the pleasure of owning her, surrounding her in an embrace;



- picture 2 - Correggio, Jupiter and Io, 1532



It was a day that, very jealous, Era followed the cloud that mysteriously took shape for then getting away from Olympus and so the secet was discovered and thus Jupiter was forced to change the miserable girl in a graceful heifer for the ire of his wife won't be raised, so Violet was created by him as delicious food to feed the young girl doomed for love to a miserable fate, and since that time, the flower that bears this name is considered rare, sought after and desirable, for it shyness (often goes unnoticed hidden between the blades of grass which grows in the shade ), for her grace, her perfume which, together with the rose and lily, wrapped the mythical gardens of Babylon.

Cultivated in the Near East since ancient times, in Persia as early as the XIIth century, flourished prosperous the production of essential oils exported throughout the Mediterranean basin, but it was in the ancient Rome that the violet knew the peak of its prestige:


- picture 3 - John William Godward, Violets sweet violets, 1906

- picture 4 - detail


on March 22nd, the day called 'dies violae' through the streets of the center of the city wound a procession that followed and worshiped a pine trunk covered with garlands of violets, rite celebrated in memory and honor of the god Attis, whom the Phrygian mythology attributed the birth of Violet ( Attis, husband of the Great Mother Cybele, was one day mortally wounded by a wild boar and violets would be born from the drops of his blood fell to the ground); after having known a period of eclipse throughout the Middle Ages during which violets were grown exclusively in the monasteries along with other officinal herbs, they met a new and decisive success when were rediscovered by the western world among the gifts brought by the Crusaders in the East in form of perfumes and essences, especially to Queen Elizabeth I of England and later in France, where, in the course of 1700  the Empress Josephine and Napoleon Bonaparte would have given them new and important meanings.

In the XVIIth century Samuel Pepys , English writer, member of the parliament and secretary of state, suggested the 'sleeping pillows' which will also be used by the British royals: exploiting the well-known sleep-inducing properties of the aroma of the violet ( the ionone contained in it if inhaled long has beneficial soothing properties ), he suggests using its flowers as a fundamental ingredient for stuffing pillows with marked sedative and sleep - inducing caracteristics, and perhaps because of it since then it's also called ' gift of sleep ', symbol of sweetness, peace, tranquility.


- picture 5 - The Malmaison in 1812


Cultivated at Malmaison together with the beloved roses, violets to Josephine became the very expression of her love for Bonaparte, for the first time she met him she gave him the bouquet of violets with which she had adorned her neckline and he, from the moment made her acquaintance, tied violets to his love life, his political career and his fortune: Josephine got marriage with a dress on which were embroidered violets and never presented herself to his beloved general before having pinned a little bunch of violets at her dress, anticipating a Victorian tradition; on the other hand Napoleon chose this flower, perhaps mindful of the luck it played in the imperial Rome, as the symbol of the Restoration, the violet became the emblem of the Bonapartist and when he was exiled to Elba in 1814, if he was asked when he would return to Paris he replied: "In the season of violets, carrying violets", in Spring, and so he did.

'Caporal Violette' he was then called, and when he landed to Paris, the capital markets were suddenly filled by these flowers that were purchased by the partisans to distinguish themselves and be recognized.
" Aimez vous la Violette? " was the watchword, and the correct answer wasn't " Oui ! " it would have been obvious, but
" Eh Bien. Eh bien! Reparaitra au printemps. " ( Fine ! It will reappear in Spring)


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 ... Well, if you try to put a few drops of violet perfume, you make a good cup of English tea and wear your corsets, I promise you a journey into the past ... in Victorian London, of course, because the fragrance from the sweet powdery notes of violet leads us on the wings of time!

That fact became that the violet perfume was par excellence that of the Victorian era, being the favorite for the ladies's toilette and Victorian Ladies also loved gathering violets, which grow wild in nature a little everywhere,


- picture 7

- picture 8


I know a bank whereon the wild thyme blows
Where oxlips and the nodding violet grows
Quite over-canopied with luscious woodbine,
With sweet musk-roses, and with eglantine:
There sleeps Titania some time of the night,
Lull'd in these flowers with dances and delight:
And there the snake throws her enamell'd skin,
Weed wide enough to wrap a fairy in.

William Shakespeare, Midsummer Night's Dream


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and keep them in their natural album or simply as dried flowers, among the pages of a book,


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often as remembrance; besides the tea obtained  from the leaves of violets was at the time known for the treatment of nervous disorders.
The trade of cut flowers grew enormously from the Victorians began with pinning with bouquets of violets their clothes, hairstyles and headgear



- picture 13 - Hermann Fenner-Behmer,  De quoi écrire



(Even gentlemen often wore them hidden from the foot of their hats or in view of their crown coats) to the point that during the last century it was very common to see women selling violets at the corners of the great cities of the old Europe and especially of the old London with their baskets full of bunches of these tiny, delicate, fragrant early gifts of Spring.
Such popularity, almost synonymous with the Victorian culture itself, for the flowers were part of any aspect of life from fashion to furnishings, led to a boom in the cultivation of violets to the point that a railway line was established from the Cornwall to London specially to bring fresh violets in the big city.



- picture 14 - Covent Garden Violets seller, 1887



The Victorians also loved candied violets used as decorations for cakes and pastries, while the filling flavor of violets made ​​fine superlatives handmade chocolates that made ​​the fortune of renowned Austrian pastry (this is one of the specialties of the famous pastry, chocolate and art confectionery Zauner located in the little town of Bad Ischl, home of the Kaiservilla, the summer residence of the imperial family of Habsburg) and Liguria ( especially the art confectionery Romanengo in Genoa where I've already had the pleasure to lead you ..).


- picture 15

- picture 16


The prestige that this humble flower acquired throughout the XIXth century has come down to us in the profusion of postcards, greeting cards and prints that carry its image, not to mention labels of soap or perfume essences that sprinkled the scope aroma (Victorian perfumes were made ​​using ingredients coming from the garden, combining the aromatic essences of marjoram, thyme, cloves and rosemary with the flowering note of rose, lavender, jasmine and violet); faithfulness, modesty, humility, is the meaning that the Victorian floriografia attributed to it because that of the viola is a flower that almost seems even not to have the ambition to show itself ... and blue violets meant love, devotion and loyalty and when offered in little bunches, "you are the most beautiful!"


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A violet by a mossy stone
     Half-hidden from the eye!-
Fair as a star, when only one
     Is shining in the sky.

William Wordsworth (1770-1850), from The Lost Love, CLXVII


I confess that I carry violets in my heart, they're one of the first flowers that I learned to love, to collect, to smell, often accompaning, in a completely unintentional way, important moments of my life ... I even got years ago in gift a book of floriography scenting of violet .. I cannot tell you the joy that is renewed every time I browse it, without thinking about the scent that it retains among its pages !


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Since when I live in Tenuta Geremia every year when the season of violets comes, a riot of flowers dotting the meadows and woods for about a month greets each new every day filling our hearts with their delicate fragrance that the light fresh Spring breeze carries.


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I love violets because they smell of Spring, without that time, the one that does not have seasons, the Spring of the heart ...


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One Sister have I in our house,
And one, a hedge away.
There's only one recorded,
But both belong to me.


One came the road that I came—
And wore my last year's gown—
The other, as a bird her nest,
Builded our hearts among.


She did not sing as we did—
It was a different tune—
Herself to her a music
As Bumble bee of June.


Today is far from Childhood—
But up and down the hills
I held her hand the tighter—
Which shortened all the miles—


And still her hum
The years among,
Deceives the Butterfly;
Still in her Eye
The Violets lie
Mouldered this many May.



Emily Dickinson, from poem 14