venerdì 31 maggio 2013

Joséphine, un'imperatrice e le sue rose - Souvenir de la Malmaison.


Quando mi trovo a pensare alle rose antiche, la mia mente corre subitanea a due affascinanti figure femminili protagoniste della storia europea del XIX secolo figlia di Francia l'una, l'altra di Gran Bretagna, dalle sorti e dai ruoli storici ben differenti, ma con una grande, radicata passione in comune .. sto parlando dell'Imperatrice Giuseppina, al secolo Joséphine Tascher de la Pagerie, meglio conosciuta come Joséphine de Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte, e della Regina Vittoria, salita al trono ancor giovanissima e costretta a divenire velocemente donna matura capace di guidare con carattere e risolutezza le sorti di un intero, importante impero.

Cosa può accomunare due personalità così tanto differenti se non qualcosa che trascenda la realtà di tutti i giorni, in grado di gratificare il loro spirito estraniandole dai doveri che la storia impose loro .. Ma certo, la smisurata passione per le rose !!
Entrambe amavano circondarsi di rose, rose allora recenti, ancora sconosciute, e rose già antiche, con un passato, amavano abbandonarsi all'estasi del loro avvolgente profumo, coltivarle, curarle, conservare le specie più datate ed incentivare l'ibridazione di nuove rose con caratteristiche da perpetuare o da migliorare e a loro dobbiamo la nascita delle rose di cui, noi, oggi, da cultrici di giardini d'altri tempi, più amiamo bearci.



- GIUSEPPINA E LA MALMAISON.


                    Joséphine De Beaurhanais, Portrait engraved by Gouttière, 1838


Nata in una piantagione di zucchero dell'isola della Martinica nel 1763 da genitori entrambi europei ma, come voleva il costume, essendo all'epoca l'isola una colonia francese, considerata “creola”, Marie – Joseph – Rose , chiamata da tutti “Joséphine”, dai familiari “Yeyette” ( da Rosette), ancora adolescente, era così descritta nelle parole del conte di Montpaillard: ”Senza essere bella e neppure graziosa, si faceva notare per un fascino, un’espressione del volto da cui era difficile difendersi. Vi era voluttà e grazia indefinibile nel suo sguardo, che carezzava, giungeva all’anima, soprattutto parlava ai sensi. La sua figura era quella delle ninfe; tutta la persona portava l’impronta della vivacità, della mollezza, dell’abbandono che solo le creole sanno unire nel passo, nei modi, nel tono della voce, fino nei silenzi.”
A soli sedici anni fu data in sposa al figlio del governatore dell'isola, Alessandro di Beauharnais in un matrimonio che, come spesso accadeva quando erano le famiglie a decidere, non rese felici nessuno dei due, ma da cui nacquero due figli che saranno sempre vicini a Joséphine, Eugenio, poi divenuto Vicerè d'Italia per nomina napoleonica ed Ortensia, futura madre di Napoleone III e fu proprio l'incontro tra Napoleone ed Eugenio che diede a Joséphine l'opportunità di conoscere il futuro Imperatore dei Francesi: Napoleone s'innamorò presto della graziosa e civettuola fanciulla cui nel 1798 si unì in matrimonio, legato a lei, secondo le fonti storiche, da un amore profondo, molto passionale, ma viziato dal carattere ribelle di entrambi e soprattutto dalla ragion di stato che lo costrinse a divorziare nel 1814 dalla sua Joséphine per sposare Maria Luisa d'Asburgo onde rendere più “sentita” l'alleanza con l'Austria.

Ma torniamo alla Malmaison,



acquistata da Joséphine nel 1799 per assecondare il desiderio di Napoleone di possedere una residenza di campagna, acquisto forse non molto indovinato, secondo le parole della duchessa D'Abrantès, poiché trattavasi di “ una casa di campagna, graziosa, gradevole per i dintorni, ma, come abitazione, del tutto scomoda e, in più, molto malsana”. Joséphine nell’acquisto avrebbe agito “come una bambina che compra una bambola che le piace, senza sapere se se ne divertirà a lungo. Il parco non era grande - un grazioso giardino all’inglese - e il Castello cascava a pezzi da ogni parte.. .”
Il prezzo fu inoltre di duecentocinquantarnila franchi, che Joséphine non aveva ma che le furono procurati.
Gli architetti Percier e Fontaine , più tardi Lapère, lavorarono per risanare, ristrutturare ed ampliare il castello e la proprietà fu negli anni notevolmente estesa con l'acquisto del bosco del Butard e della Mélannière, del parco e del castello di Buzenval e della Chaussée, del bosco di Saint - Cucufa e del Bois – Préau.

Joséphine amò molto la Malmaison dove trascorse gran parte del suo tempo e dove si ritirò dopo il divorzio e Napoleone vi trascorreva con lei i fine settimana



quando, spesso, erano organizzati giochi e ricevimenti,





o incontri privati.







Alla Malmaison Joséphine aveva fatto allestire grandi spazi per gli uccelli più rari, molto amati dell'Imperatrice, tra cui numerosi fagiani dorati importati dalla Cina, due prestigiosi cigni neri che si dice, si acclimatarono molto bene alla Malmaison tanto da fare più nidiate, uno struzzo, cicogne e libere per il parco giravano gazzelle, un camoscio, canguri e scimmie di ogni specie, ma la sua grande, intima, vera passione erano i fiori



e qui ne fece importare di ancora sconosciuti: rododendri, mirti, hibiscus, hydrangea, flox, camelie, ma soprattutto rose, tante rose per quello che doveva diventare uno dei giardini più belli e prestigiosi d'Europa .. e fu sicuramente la rosa il fiore che Joséphine amò di più. Abbiamo visto che uno dei suoi nomi di battesimo era Rose .. in "Nomen omen" dicevano i Latini, nel nome vi sarebbe un presagio, l'indizio di un destino e la passione di Joséphine per le rose assunse proporzioni tali da divenire proverbiale. 

Ella asssunse l'ideatore del roseto dei Giardini del Lussemburgo di Parigi per raccogliere tutte le specie conosciute di rose con il risultato di rendere quello della Malmaison il giardino più famoso e prestigioso dell'epoca e chiamò al suo servizio i più noti botanici e giardinieri tra cui Aimé Bonpland, che supervisionò i suoi giardini a partire dal 1806; molti ibridatori, inoltre, spinti dal patrocinio imperiale, in particolare i francesi André Dupont e Jacques-Louis Descemet iniziarono a dare vita a diverse centinaia di nuove cultivar dei gruppi europei (‘Gallica’, ‘Damascena’, ‘Alba’, ‘Centifolia’...).
L'imperatrice, infine, incaricò Pierre - Joseph Redouté di immortalare le varie specie di rosa che popolavano il parco, cosa che gli fece guadagnare enorme prestigio e per cui ancor oggi è celebrato con frequenti pubblicazioni.
Anche durante le ostilità, le rose potevano passare incolumi: se fosse stata catturata una nave addetta al trasporto di piante o semi per la Malmaison, i tesori botanici avrebbero dovuto essere consegnati immediatamente.
John Kennedy del Vivaio Vineyard di Hammersmith, nei pressi di Londra, fu convocato dall'Imperatrice quale consigliere per il suo giardino, e, nonostante le guerre in corso, egli viaggiò spesso tra Londra e la Francia, munito di uno speciale lasciapassare, come incaricato d'affari per acquistare rose per Joséphine che spese, come possiamo
immaginare, con la complicità di Napoleone, enormi somme di denaro per il suo giardino (si disse che lasciò debiti superiori ai 2.500.000 franchi !!).


Alla sua morte il roseto della Malmaison contava più di 250 specie e varietà diverse; 167 Galliche, 27 Centifolia, 22 Chinensis, 9 Damascena, 8 Alba, 4 Spinosissima e dozzine di altre specie, comprese Rosa moscata; da non dimenticare che furono questi giardini a dare, nel 1808 - 1809, i natali alle Rosa x odorata o Rosa Thea, così chiamata per il profumo delle foglie, vagamente simile a quello del Tè.

"Les Roses" furono l’ultima commissione di Joséphine, ormai non più Imperatrice, al “Raffaello dei fiori”, come venne soprannominato Redouté, ma ella non vide mai tale opera, ultimata tre anni dopo la sua scomparsa, dalla quale furono poi tratte le immagini di 169 rose pubblicate in un’edizione in folio composta di tre volumi di soli cinque esemplari tra il 1817 e il 1824, la maggior parte delle quali tratte proprio dal roseto della Malmaison (oggi si trovano in commercio numerose riedizioni di tale pubblicazione). 


Nel 1843 Béluze, per celebrare l'Imperatrice dei Francesi che tanto amò le rose ed il suo castello, creò la rosa Souvenir de la Malmaison, una delicatissima e fascinosa Bourbon i cui soffici petali spaziano cromaticamente dalle varietà del rosa cipria fino al grigio madreperla






molto profumata e rifiorente regala corolle divise quasi perfettamente in quarti che assumono contorni sempre più .. morbidi e quasi compassati con il trascorrere delle stagioni per donare splendide fioriture fino all'autunno.



Ci sono numerose storie sulla sua origine, inclusa quella che fu da lui inviata anonimamente alla Malmaison nel 1843, dopo la morte dell'Imperatrice, quando i giardini erano ormai trascurati. Un granduca russo in visita ne fu colpito e la riportò con sè in patria come ricordo ai Giardini Imperiali di San Pietroburgo.

Il parco della Malmaison, che un tempo si estendeva per 1726 ettari, è ora molto ridotto, ma una parte continua ad essere riservata alle rose.

A presto ♥


Dany






Mi permetto di suggerirvi una lettura - Se come me amate la complessa personalità ed il destino passionale e turbolento di Giuseppina Bonaparte vi invito a leggere questo che forse è improprio definire romanzo storico, perchè qui le vicende private della vita dell'Imperatrice vengono talvolta reinventate e colorite a rendere la trama ancor più avvincente e realistica, quasi avventurosa .. Io l'ho trovato dolce ed avvincente, cosa che non sempre si può dire di un romanzo.







Fonti bibliografiche:

Carolly Ericksson; L'IPERATRICE CREOLA. Amori e destino di Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone, Mondadori, Milano, 2003
Carolly Ericksson; LA VITA SEGRETA DI GIUSEPINA BONAPARTE , Mondadori, Milano, 2011
H. Walter Lack; JARDIN DE LA MALMAISON: EMPRESS JOSEPHINE'S GARDEN , Prestel Publishing, 2004
Jill Duckess of Hamilton; NAPOLEON; THE EMPRESS AND THE ARTIST - The story of Napoleon, Josephine's garden at Malmaison, Redouté and Australian plants, Simon and Schuster Ltd., 2000










JOSEPHINE, AN EMPRESS AND HER ROSES - SOUVENIR DE LA MALMAISON.


When I find myself thinking about old roses, my mind races sudden two amazing female protagonists of European history of the nineteenth century daughter of France, the first, the other from Britain, with very different fate and historical roles, but with a great, deep-rooted passion in common .. I'm talking about Empress Josephine, born Josephine Tascher de la Pagerie, better known as de Beauharnais, the first wife of Napoleon Bonaparte, and Queen Victoria ascended the throne still very young and forced to become rapidly a mature woman capable of leading with character and resolve the fate of a whole, major empire.
What can bring together such different personalities if not something that transcends the reality of every day, able to gratify their spirit estranging them from the duties that history gave them .. Of course, the huge passion for roses! Both loved to be surrounded by roses, recent roses, and yet unknown, and also ancient roses, roses having already a past, they loved to indulge in the ecstasy of their enveloping scent, cultivate, cure, preserve and encourage the older species hybridization of new roses with characteristics to perpetuate or improve and we owe them the birth of the roses that, today, as lover of gardens of the past, more love to dlight.

Josephine and Malmaison


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Born in a sugar plantation on the island of Martinique in 1763 by parents who both were European, but, as the costume wanted, being at that time the island a French colony, considered "Creole", Marie - Joseph - Rose, called from all "Joséphine" , by family members "Yeyette" (from Rosette), still a teenager, was so described in the words of the Earl of Montpaillard: "Without being beautiful and graceful even it was observed for a charm, a facial expression from which it was difficult to defend. There was delight and indefinable grace in her eyes, caressing, caming to the soul, especially spoke to the senses. Her figure was that of the nymphs; whole person bore the imprint of brightness, of tenderness, abandonment that only they know creole join in step, in the manner, tone of voice, right down to the silences. "
At the age of sixteen she was given in marriage to the son of the governor of the island, Alexander de Beauharnais in a marriage that, as often happened when they were the families to decide, did't make happy either, but from which were born two sons who would have been always close to Josephine, Eugene, who later became Viceroy of Italy for the appointment of Napoleon and Hortense, the future mother of Napoleon III, and it was the meeting between Napoleon and Eugene, that gave the opportunity to Josephine to know the future Emperor of the French; Napoleon soon fell in love with the pretty and flirtatious girl to whom he married in 1798, tied to her, according to historical sources, from a deep, very passionate love, but spoiled by the rebellious nature of both and especially for reasons of state which forced him to divorce in 1814 from his Josephine to marry Marie Louise of Habsburg in order to make more "felt" the alliance with Austria.

But let's come back to Malmaison,


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purchased by Josephine in 1799 to accommodate the desire of Napoleon to own a country house, shopping maybe not much guessed in the words of the Duchess d'Abrantes, as was a matter of "a country house, a nice, pleasant to the surroundings, but , as a dwelling, completely uncomfortable and, in addition, very unhealthy ". Josephine would act "like a little girl who buys a doll that she likes, without knowing if it entertained for a long time. The park was not great - a lovely garden - and the castle he fell to pieces on all sides .. . "The price was also 250.000 francs, that Josephine didn't have but theywas caused.The architects Percier and Fontaine, later Lapere, worked to rehabilitate, renovate and expand the castle and the property was significantly extended over the years with the purchase of the forest and the Butard Mélannière, the park and the castle of Buzenval and Chaussee, the forest of Saint - Cucufa and Bois - Préau.
Josephine loved Malmaison such a lot, she spent there most of her time and she retired there after the divorce and Napoleon spent the weekend there with her


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where, often, were organized games and receptions,


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or private meetings.


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At Malmaison Joséphine had set up large spaces for the rarest birds, much beloved from the Empress, including several golden pheasants imported from China, two prestigious black swans they said, were acclimatized very well to Malmaison to do more broods, one ostrich, storks and free for the park turned gazelles, a chamois, wallabies and monkeys of all kinds, but her great, intimate, passion were flowers

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and here she made import of still unknown: rhododendron, myrtle, hibiscus, hydrangea, phlox, camellias, but especially roses, many roses for what had to become one of the most beautiful and prestigious gardens in Europe .. and it was definitely the rose that Josephine loved the most. We have seen that one of her Christian names was Rose .. in "Nomen Omen" said the Latins, in the name there would be an omen, a sign of the fate of Josephine and passion for roses assumed such great dimensions to become proverbial. She engaged the creator of the rose garden of the Luxembourg Gardens in Paris to collect all the known species of roses with the result of making the Malmaison one of the most famous and prestigious gardens of the era and called to her service the best known among botanists and gardeners such as Aimé Bonpland, who oversaw the gardens from 1806; many breeders also driven by imperial patronage, in particular the French André Dupont and Jacques-Louis Descemet, began to give birth to several hundreds of new cultivars of European roses ('Gallica', 'Damask', 'Sunrise', 'Centifolia '...).
Finally, the Empress appointed Pierre - Joseph Redouté to capture the various species of rose that lived in the park, which earned him enormous prestige and for which even today is celebrated with frequent publications.
John Kennedy from the Vineyard Nursery in Hammersmith, near London, was summoned by the Empress as director for her garden, and, despite the ongoing wars, he traveled frequently between London and France, equipped with a special pass, as instructed business to buy roses for Josephine who spent, as we can imagine, with the complicity of Napoleon, huge amounts of money for her garden (it was said that she left debts exceeding 2,500,000 francs!)

At her death, the rose garden of Malmaison had more than 250 different species and varieties; 167 Gallic, centifolia 27, 22 Chinensis, 9 Damask, Alba 8, 4 Spinosissima and dozens of other species, including Rosa nutmeg, not to forget that these gardens were to give, in 1808 - 1809, the birth to Rosa x odorata or Rosa Thea, so called because of the smell of the leaves, vaguely similar to that of tea.
"Les Roses" were the last commission of Josephine, no more Empress, to the "Raphael of flowers", as was nicknamed Redouté, but she never saw such a work, which was completed three years after her death, from which they were taken images published in an edition of 169 roses in folio consists of three volumes of only five specimens between 1817 and 1824, most of which are taken right from the rose garden of Malmaison (now you can find many editions of such publication in commerce) .
In 1843, Beluze, to celebrate the Empress of the French who loved roses so much and her castle, created the Souvenir de la Malmaison, a very delicate and charming Bourbon rose whose petal soft range chromatically from varieties of powder pink to gray mother of pearl

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gives very fragrant and flourishing blooms almost perfectly divided into quarters that take on the shape more and more .. soft and almost prim with the passing of the seasons to give beautiful blooms until fall.

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There are numerous stories about its origin, including the one that was anonymously sent to Malmaison in 1843, after the death of the Empress, when the gardens were almost neglected. A visiting Russian grand duke was struck and brought it with him at home as a souvenir at the Imperial Gardens in St. Petersburg.
The park of Malmaison, which once stretched for 1,726 acres, is now much reduced, but some is still reserved for the roses.
See you soon ♥

Dany

Allow me to suggest you a reading - If as me you love Josephine Bonaparte's complex personality and passionate and turbolent destiny I invite you to read this that perhaps isn't appropriate to define historical novel, because here the Empress's private life is sometimes reinvented and more colorful to make the story even more compelling and realistic, almost adventurous .. I found it fresh and exciting, something that you cannot always say about a novel.

Bibliographic sources:
Carolly Ericksson; L'IPERATRICE CREOLA. Amori e destino di Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone, Mondadori, Milano, 2003
Carolly Ericksson; LA VITA SEGRETA DI GIUSEPINA BONAPARTE , Mondadori, Milano, 2011
H. Walter Lack; JARDIN DE LA MALMAISON: EMPRESS JOSEPHINE'S GARDEN , Prestel Publishing, 2004
Jill Duckess of Hamilton; NAPOLEON; THE EMPRESS AND THE ARTIST - The story of Napoleon, Josephine's garden at Malmaison, Redouté and Australian plants, Simon and Schuster Ltd., 2000




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lunedì 27 maggio 2013

Il parco del castello di Hellbrunn, sospeso tra sogno e realtà.


Mettendo ordine tra le foto della recente vacanza a Salisburgo con mamma e papà, giorni di spensieratezza e gioia indimenticabili che porterò sempre nel mio cuore, mi sono soffermata su quelle del castello di Hellbrunn ed ho pensato che proprio non posso fare a meno di parlarvene!







Era l'anno 1621 quando l'arcivescovo Marcus Sitticus von Hohenems, da poco eletto principe di Salisburgo, si rivolgeva all'architetto Santino Solari per l'edificazione di una residenza di campagna che appagasse la sua propensione per l'architettura italiana, in stile neo - barocco, da collocare tra i boschi a sud di Salisburgo, comoda e raggiungibile in pochi minuti di carrozza; il punto in cui avviare i lavori edili fu scelto laddove si trovava una delle numerose sorgenti che popolano il sottosuolo della zona alpina, da cui il nome appunto, "hell" / chiara, "Brunn" (dal tedesco rinascimentale) / pozzo, sorgente, ed è proprio l'acqua di questa sorgente, tutt'ora vitale e misteriosamente ingeliva anche in pieno inverno, la vera anima dell'intero parco a fare di Hellbrunn un raro capolavoro di ingegnieria idraulica che continua a lasciarmi estasiata ogni volta che torno a visitarlo.
Nessuno di loro sapeva che stavano per dare vita a quella che sarebbe diventata una vera e propria gemma che sarebbe rimasta per secoli incastonata tra le vallate cupe del verde dei cedri e degli abeti senza tempo, custodita e conservata con amore e doveroso orgoglio.





E' l'acqua la magica protagonista della mistica atmosfera che soggioga i visitatori in ogni angolo del parco,







in centinaia di metri da percorrere tra viali, di cui non si vede il limite, di conifere secolari, molte delle quali ancora originali; essa colma fiabeschi specchi d'acqua





popolati da anatre selvatiche




anima zampilli che giocosamente sgorgano dal pavimento, dalle pareti che fiancheggiano i sentieri, da statue, da sedili azionati o dalla pressione dei piedi in alcuni punti del camminamento o da pulsanti sapientemente fatti nascondere dal Sitticus,




produce forza motrice azionando curiosi meccanismi



genera suoni flautati da cui spesso si è avvolti nelle grotte in cui alloggiano statue di figure mitologiche.






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Tutto questo per prendersi gioco, a volte con scopo di mero divertimento,a volte con scherno, dei propri ospiti che, per lasciarsi alle spalle la calura dei giorni estivi della "città", lo seguivano volentieri, talora accompagnandosi con leggiadre signore con le quali “preferivano” non mostrarsi in pubblico..






E questa volta vi saluto in musica, sulle note dell'aria del Don Giovanni di Mozart, "Là ci darem la mano", che accompagna il movimento dell'incantevole e stupefacente teatro in miniatura, azionato dal più sofisticato meccanismo che qui si possa trovare; in questa nicchia preservata dalle intemperie e dai secoli l'acqua muove centinaia di figure che sembrano svolgere attività quotidiane in una via dei primi del settecento ed aziona, contemporaneamente, un organo idraulico .. qui l'utilizzo dello scorrere dell'acqua raggiunge il risultato decisamente più .. imponente !



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Questo è il parco di Hellbrunn, in cui ancora oggi, tra sobri scenari ed attimi di emozione e di divertimento, si percepisce lo spirito con cui fu concepito, qui, ancor oggi, si cammina tra sogno e realtà.

A presto


Dany







THE PARK OF THE CASTLE OF HELLBRUNN, SUSPENDED BETWEEN DREAM AND REALITY.

While tidying up the photos of the recent holiday with mom and dad in Salzburg, days of carefree and unforgettable joy that I will always take in my heart, I focused on those of Hellbrunn castle and I thought that I just cannot really avoid the temptation of talking you about it!

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It was the year 1621 when the archbishop Sitticus Marcus von Hohenems, recently elected Prince of Salzburg, intrusted the architect Santino Solari with building a country residence that could satisfy his passion for Italian architecture, early – baroque styled, that should have been placed in the woods in the south of Salzburg, comfortable and just at a few minutes of carriage from the town; the point where placing the construction work was chosen where there was one of the many sources that populate the subsoil of the alpine zone, from which the name exactly, "hell" / clear and "Brunn" (from the Renaissance German) / well, water - spring, and it is the water of this still life – giving and mysteriously frost-proof even in winter spring, the true soul of the entire park to do Hellbrunn a rare masterpiece of hydraulic engineering that continues to leave me ecstatic every time I come back.. None of them knew that they were going to give birth to what would have become a real gem that would have been remaining for centuries, situated between the valleys of the dark green of timeless cedars and firs, guarded and preserved with love and proper pride.

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That's the water the magical character of the mystical atmosphere that subjugates the visitors in every corner of the park,

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hundreds of meters to walk between avenues of which you do not see the limit, of coniferous trees, many of which still original, it fills fairytale ponds inhabited by wild ducks

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gives life to jets that playfully spring from the floor, from the walls lining the paths, statues, or from the seats, operated by the pressure of the feet in some places of the walkway or from buttons dutifully hidden from Sitticus,

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produces a driving force actuating curious mechanisms,

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generates fluted sounds which often wrapped you in the caves in which are housed statues of mythological figures.


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All this to make fun, sometimes with the purpose of mere entertainment, sometimes with scorn, with their guests, who followed him willingly, left the heat of summer days of the "city", often accompanied with graceful ladies with whom they "preferred" not to appear in public ..

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And this time I'm greeting you in music, with the notes of the air Mozart's Don Giovanni, "Là ci darem la mano," which accompanies the movement of the enchanting and amazing miniature theater, driven by the most sophisticated mechanism that you can find here; in this niche, preserved from the weather and the centuries, the water moves hundreds of figures that seem to perform daily activities in a street of the early eighteenth century and operates, at the same time, a hydraulic organ .. Here the use of flowing water reaches the result definetely much more .. impressive!

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This is the park of Hellbrunn, where even today, between sober scenes and moments of excitement and fun, you may feel the spirit in which it was conceived, here, even today, you walk between dream and reality.
See you soon


Dany




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venerdì 24 maggio 2013

La rosa - viaggio tra storia, mito, simbologia.



Rosa, fiore ineffabile ed imperscrutabile, senza tempo e senza età, dal fascino che non ammette descrizioni e tramonto, da sempre musa ispiratrice di maestri della pittura e della poesia, dai molteplici e spesso controversi significati, simbolo di castità e di voluttà, di vita e di morte, di pace e di guerra, di vanità e di santità …




                                      George Stone, The Story of the Rose, 1902


Scriveva Anacreonte circa 500 anni prima di Cristo:

Senza le vaghe rose,
Qual cosa è mai gradita?
Colle rosate dita
L’Alba colora il dì.
Le Najadi vezzose
Di rose hanno le braccia;
Di rose il sen la faccia
Venere ha pur così.

Ch’è di ristoro a’ mali
La rosa io so per prova,
E che incorrotti giova
Gli estinti a conservar.
Invan spiegando l’ali
Va il tempo sul suo verde,
Ch’ella l’odor non perde
De’ giorni al trapassar.

(dall'ode LVIII)

Ma vi siete mai chiesti da quanto tempo gli uomini si lasciano ammaliare da questo fiore ?
Come attestano i reperti fossili rinvenuti in Colorado, Giappone e nel centro Europa, la rosa esisteva già circa quattro milioni di anni or sono quindi la sua comparsa sulla terra è sicuramente antecedente all'uomo e noi, da sempre, ne subiamo il fascino e la annoveriamo tra i fiori che più amiamo, attribuendole spesso, nel corso della storia, significati simbolici, da quelli pagani a quelli più specificamente legati al misticismo cristiano.
Agli albori del XX° secolo, gli scavi archeologici che condussero alla scoperta della civiltà micenea ed al ritrovamento del palazzo di Minosse presso Cnosso ad opera di Sir Arthur John Evans, portarono alla luce affreschi e ceramiche raffiguranti rose, la rosa damascena, la prima ad essere dipinta: siamo nell'età del bronzo, approssimativamente 2000 anni avanti Cristo, ma la documentazione scritta è ben antecedente, risale a circa 3000 anni prima, agli antichi Sumeri che abitavano la Mesopotamia e che già coltivavano rose nei propri giardini.




                                Rosa damascena, Pierre Joseph Redouté (1759 - 1840)


La patria della rosa antica fu senza dubbio la Persia dove era talmente diffusa che "fiore" e "rosa" erano sinonimi; si dice infatti che proprio dall'antica Persia ci derivi l'amore per i fiori e le piante, la passione che riponiamo nel prenderci cura dei nostri giardini.

Ma facciamo ancora un salto indietro nel tempo per tornare all'epoca dell'antico Egitto, quando la rosa era considerata fiore pudìco, sacro alla dea Iside, a quando Cleopatra s'immergeva in vasche colme di petali di rose e, narra la tradizione, se ne ornasse il giaciglio, o nella Grecia classica, quando la poetessa Saffo, nel 600 a.c. nominava la rosa “regina dei fiori” e quando divenne così importante da essere consacrata ad Afrodite, simbolo della voluttà, dell'amore, della fecondità, le cui sacerdotesse, adorne di ghirlande di rose bianche, percorrevano sentieri rivestiti di petali di rose.

Nell'antica Roma la rosa continuò a crescere in popolarità, sia per l'utilizzo in campo medico che per l'impiego nella decorazione dei soffitti delle stanze in cui si tenevano riunioni in segreto ( fu coniato allora il termine sub-rosa per indicare qualcosa di estremamente riservato e si dirà, molto più avanti, nel 1400   

Quidquid sub rosa fatur
Repetitio nulla sequatur.
Sint vera vel fincta
Sub rosa tacita dicta.

) e banchetti, per adornare i tavoli ed i pavimenti nella convinzione che avesse potere afrodisiaco e fosse un antidoto contro l'ubriachezza ed infine, le rose si sostituirono alle foglie di alloro nelle corone con cui venivano fregiati i valorosi.
Si rivestivano di petali di rose le strade prima che le percorresse l'imperatore e tra Maggio e Luglio si tenevano delle festività nominate Rosalie, durante le quali si offrivano rose alle divinità protettrici del focolare domestico; si cominciò inoltre a deporle sopra le tombe dei cari scomparsi.
E furono probabilmente i commercianti romani ad introdurre le prime rose Alba in Inghilterra, ( Nella Naturalis historia, trattato naturalistico enciclopedico scritto da Plinio il Vecchio tra il 23 ed il 79, sembra che quelle menzionate siano proprio le rose alba)





Acquerello di rosa alba x alba di autore sconosciuto


mentre si suppone che la rosa Damascena sia stata portata in occidente più tardi dai reduci delle prime crociate, ma fu sempre la terra di Gran Bretagna che vide la vera grande diffusione della rosa durante il periodo medioevale.
Ogni monastero possedeva un roseto perchè ai significati che la rosa aveva acquistato nel tempo si sovrappose quello mistico .. basti pensare ai rosoni con cui furono fregiati gli edifici di culto in stile romanico prima e gotico più tardi, che sposavano l'unione della rosa con la croce, al fatto che le bacche di rosa canina furono utilizzate per “comporre” i primi rosari ( da cui, appunto, mutuarono il nome), e che la rosa bianca divenne il fiore della Madre di Cristo, Maria, e alla rosa selvatica rossa si associò la passione: il colore rappresenterebbe il sangue di Cristo, i cinque petali le sue cinque piaghe e le spine i peccati di cui si fece carico morendo sulla croce; ma pensiamo anche all'araldica,

alla rosa bianca degli York



 e alla rosa rossa che rappresentava il casato dei Lancaster




e alla Guerra delle Rose che impegnò l'Inghilterra del XV° secolo facendo nascere un nuovo simbolo araldico,dato dall'unione della rosa rossa con quella bianca, la rosa Tudor





ed una nuova rosa, nominata appunto York and Lancaster.



                             Rosa York e Lancaster, Pierre Joseph Redouté (1759 - 1840)


Sempre nel periodo che corrisponde al nostro Medio Evo, torniamo in Persia per scoprire Sa’di, personaggio carismatico, poeta, filosofo, saggio, uomo di grande talento, figura cardine della cultura islamica antica, che scrisse, a cavallo tra il XII ed il XIII secolo un poema dal titolo “Il Roseto”, in lingua originale “Golestàn”, in cui, come in affresco, ci consegna uno spaccato della società e della cultura del tempo e definisce il giardino delle rose il luogo in cui poter raggiungere il livello più elevato della contemplazione.

Il nostro viaggio, per il momento, si ferma qui, ma lo riprenderemo presto trattando delle rose antiche e di quelle inglesi..
E sempre con l'appoggio della poesia voglio congedarmi da voi, ricorrendo, questa volta, al romanticismo dei versi dei sonetti di William Shakespeare, ed al dipinto della Venere di Urbino del Tiziano, entrambi figli della cultura del cinquecento europeo, che rappresentano due modi d'interpretare la sensualità del fiore della rosa, uno in poesia, l'altro in pittura.




 

Quanto più bella appare una bellezza
quando s’adorna d’una vita piena:
bella la rosa, e più bella s’apprezza
per quel dolce profumo che l’invena.
Rosa canina ha fiamma d’ugual fuoco
quant’è nel fior di serra, più odoroso:
pari le spine, pari il lieto gioco
d’alito estivo al bocciolo ritroso.
Rosa di campo è bella né pregiata,
vien disamata in boccio, umile in fiore,
sfiorisce a sé. La rosa coltivata
muore soave in suo soave odore:
così di te, giovane bell’amica,
sfiorito il boccio, la poesia ridica.



William Shakespeare, sonetto LIV




A presto



Dany





Fonti bibliografiche:

Taylor Barbara Lea; OLD FASHIONED AND DAVID AUSTIN ROSES, New Zealand, Firefly Books Ltd, 2004








THE ROSE - A JOURNEY THROUGH HISTORY, MITH AND SYMBOLISM.


Rose, ineffable and inscrutable flower, with timeless and ageless charm that doesn't allow descriptions and sunset, since always muse of masters of painting and poetry, from the multiple meanings and often controversial symbol, of chastity and lust, of life and death, peace and war, of vanity and holiness ...

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About 500 years before Christ Anacreon wrote:

Without the vague roses,
What thing is ever acceptable?
With rosy fingers
The Dawning colors on the day.
The flirty Najadi
Of roses have their arms;
Of roses brest faceVenus has even so.

That is remedy to illness
The rose I know for test,
And that it is useful to save yourself
from corrupted instinct.
In vain explaining the wings
The time runs on her green
She doesn't loose her smell
With the passing of the days

(From Ode LVIII)

But Do you wonder how long men let themselves be enchanted by this flower? As proven by the fossils found in Colorado, Japan and central Europe, the rose was present on Earth already about four million years ago, so her appearance is definitely before the man's, and we, since always, undergo her charm and number her among the flowers that we mostly love, often giving her, throughout history, symbolic meanings, from pagan to those more specifically related to Christian mysticism.
At the dawn of the twentieth century, the archaeological excavations that led to the discovery of the Mycenaean civilization and of the palace of Minos at Knossos by Sir Arthur John Evans, unearthed pottery and frescoes depicting roses, damask rose, the first to be painted; we are in the Bronze Age, about 2000 years before Christ, but the written documentation dates even before, it dates back to about 3000 years ago: the ancient Sumerians, who lived in Mesopotamia, already cultivated roses in their gardens.

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The home of ancient rose was undoubtedly the ancient Persia where it was so widespread that "flower" and "rose" were synonymous and they said that we derive from here love for flowers and plants and passion that we put in taking care of our gardens.
But let's jump back in time till returning to the ancient Egypt, when the rose was considered a modest flower, sacred to the goddess Isis, and when Cleopatra plunged into tanks full of rose petals and, according to tradition, with them she embellished her bed, or in classical Greece, when the poet Sappho, in 600 BC, appointed the rose "queen of flowers" and when the rose became so important to be consecrated to Aphrodite, the symbol of lust, love, fertility, whose priestesses, adorned with garlands of white roses, walked along paths covered with rose petals.

In ancient Rome the rose continued to grow in popularity, both for use in the medical field and for use in the decoration of the ceilings of rooms where, in secret, meetings were held (that's the age when was coined the word "sub-rosa" to indicate something of highly confidential and it will be said, much later, in 1400

 
Quidquid sub rosa fatur
Repetitio nothing sequatur.
Sint real speed fincta
Sub rosa tacit dicta

) and banquets, to adorn the tables and floors believing that she had aphrodisiac power and she was an antidote against drunkenness effects and finally, the roses took the place of laurel leaves in the crown with which they embellished brave people.
Romans covered the street with petals rose before the passing of the emperor and from May to July took place festivities named "Rosalie" during which they offered roses to the home deities; it also began the usual of laying them over the graves of disappeared beloved.
It was probably Roman merchants that introduced the first roses Alba in England, (In his Naturalis Historia, naturalistic encyclopedic treatise written by Pliny the Elder between 23 and 79, it seems that those mentioned are just the rose alba)

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and we know that the rose Damascena was later brought to the West by veterans of the first crusades, but it was always the land of Great Britain which saw the real big spread of the roseduring the medieval period.
Every monastery had a rose garden because at the meanings that the rose had acquired over time they overlapped the mystical one: just think of the roses with which were embellished the religious buildings in Romanesque before and Gothic style later marrying the union of the rose with the cross, to the fact that rosehips berries were used to "compose" the first rosary ( from which, in fact, borrowed the name), and that the white rose became the flower of the Mother of Christ, Mary, and the wild red rose ment the passion: the color represents the blood of Christ, the five petals His five wounds and plugs the sins he took charge of dying on the cross, but we also think of heraldry, the white rose of York

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and the red rose representing the House of Lancaster

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and the Wars of the Roses that engaged England of the XVth century, giving birth to a new heraldic symbol, the union of the red rose with the white one, the Tudor Rose

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and a new rose, named precisely Lancaster and York.

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Also during the period that corresponds to our Middle Ages, let's come back to Persia to discover Sa'di, charismatic personality, poet, philosopher, wise man of great talent, pivotal figure of the ancient Islamic culture, who wrote, at the turn of the XII th and XIIth century a poem entitled "The Rose Garden", in the original language "Golestan", in which, as in a painting, he gives us an insight into the society and culture of the time and defines the rose garden the place where people can reach the higher level of contemplation.
For the moment, our journey stops here, but we'll treating soon of old and English roses .. And with the support of the poetry again, I want to take my leave of you, appealing, this time, to the romance of William Shakespeare's sonnets verses, and the painting of Venus of Urbin by Titian, both sons of the XVIth century European culture, which represent two different ways of interpretate the sensuality of the rose flower, one in poetry, the other in painting.

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O! how much more doth beauty beauteous seem
By that sweet ornament which truth doth give?
The rose looks fair, but fairer we it deem
For that sweet odour, which doth in it live.
The canker blooms have full as deep a dye
As the perfumed tincture of the roses,
Hang on such thorns, and play as wantonly
When summer's breath their masked buds discloses:
But, for their virtue only is their show,
They live unwoo'd, and unrespected fade;
Die to themselves. Sweet roses do not so;
Of their sweet deaths, are sweetest odours made:
And so of you, beauteous and lovely youth,
When that shall fade, by verse distills your truth.


- William Shakespeare, Sonnet LIV

See you soon 

Dany


Bibliographic sources:

Taylor, Barbara Lea, OLD - FASHIONED AND DAVID AUSTIN ROSES, New Zealand, Firefly Books Ltd, 2004.