sabato 3 dicembre 2016

Gimmel Rings and the secret messages they hided - History of engagement and wedding rings.


A curious artist wrought 'em,
With joynts so close as not to be perceiv'd;
Yet are they both each other's counterpart.

John Dryden (1631- 1700), from Don Sebastian (1690)





La storia degli anelli come simbolo di amore ci porta lontano, anzi, lontanissimo nel tempo ...
Pensate che i primi a scambiarsi i così detti "anelli d'amore" furono gli antichi Egizi per i quali il cerchio, una linea senza fine, aveva un significato particolare in quanto rappresentava la vita eterna e l'amore ed alla sua apertura circolare veniva attribuito il valore di una sorta di porta aperta verso mondi sconosciuti;


Stampa dal dipinto originale ad acquerello dal titolo "In a Hole in the Ground", Lord of the Rings



ad essi veniva quindi attribuita una notevole rilevanza anche se erano spesso fatti con materiali semplici quali canne di bambù - ed in tal caso non potevano che essere a 'schiavetta' - o legno.


 Anello tardo egizio in legno intagliato.



Presso la cultura classica gli anelli furono utilizzati come sigilli e si narra che fu proprio un sigillo ad ispirare i primi anelli di fidanzamento conosciuti nell'antica Roma. Perciò, se alla cultura egizia si deve l'aver legato l'anello all'amore, a quella romana dobbiamo l'averlo trasformato in simbolo del matrimonio. Più comunemente, l'anello nuziale acquistò la definizione di "Fede" e raffigurava due mani che si stringono in segno di Amore o di accordo / dextrarum iunctio, fatto in oro o scolpito nelle pietre dure, quali il granato o l'onice.

Nell'esempio illustrato nella fotografia sottostante potete ammirare una fede fatta in oro massiccio proprio nel modello che vi ho testé descritto:


Fede del XVI° secolo



Gli anelli così detti a Fede, anche se forgiati in differenti stili, rimasero in voga in Europa per più di mille anni, per poi decadere e tornare prepotentemente attuali nel periodo basso medioevale, per l'esattezza con l'anno 1100 ca, per divenire sempre più elaborati nel tempo e raggiungere l'apice del loro splendore, dal punto di vista manifatturiero, nel XVI secolo in Germania, in Gran Bretagna ed in Irlanda ... sì, fu l'epoca rinascimentale a vedere i più preziosi anelli d'amore che mai furono creati prima di allora ! 

In Germania gli abili maestri orafi del 1500 crearono il GIMMEL o GIMMAL RING, dal latino 'GEMELLUS' che significa gemello e che già ci rende edotti sulla sua struttura: in questo caso due erano gli anelli che, uniti, formavano un unicum, due anelli complementari tra loro erano il dono che gli innamorati si scambiavano in occasione del fidanzamento promettendosi amore eterno ed il giorno del matrimonio, quando la promessa veniva benedetta ed il vincolo che li legava diveniva Sacro ed Indissolubile, gli anelli si univano ed il nuovo anello, composto delle due metà, veniva di solito portato dalla sposa.



Gimmel Ring, British Museum




Ma vi è qualcosa che ancora non vi ho detto che rende questi anelli particolarmente preziosi: osservate con attenzione l'immagine che segue che rappresenta un GIMMEL RING tedesco datato 1631 e conservato al Metropolitan Museum di New York:


una delle due parti in cui l'anello è suddiviso è ornata da un rubino, l'altra da un diamante. Quando l'anello combinato è diviso nelle sue due metà, si ottiene un anello con diamante con inciso "QUOD DEUS CONIUNXIT" e un anello con rubino con incise le parole "HOMO NON SEPARET.", ossia :"Ciò che Dio ha unito nessun uomo mai separi".

In epoca elisabettiana gli anelli gemelli in Inghilterra vennero nominati JOINT RING e di essi è fatta menzione in numerose opere letterarie di Shakespeare, incluso l'Othello, ed anche il poema di Robert Herrick - lirico inglese del XVII secolo appartenente alla scuola dei Poeti Cavalieri - dal titolo The Jimmall Ring or True-Love Knot (1648) basa la propria trama su di un Gimmal / Gimmel Ring.

Della stessa epoca è la creazione irlandese detta CLADDAGH RING, in cui le parti di cui si compone l'anello sono tre, due esterne che recano come fregio una mano, quella centrale un cuore 



spesso con una corona sopra: unito l'anello le due mani sembrano custodire il cuore dal male in nome dell'Amore.



Sempre al XVII secolo appartengono i POSY RINGS - posy o posie costituisce il verso di una poesia - che furono di gran moda già un paio di secoli prima soprattutto nelle isole britanniche: si tratta di anelli a Fede che recavano una scritta dapprincipio all'esterno, poi, divenendo le citazioni sempre più personali e private, fu richiesta ai maestri orafi l'abilità di incidere la scritta all'interno dell'anello e fu così che con la fusione di due monete d'oro si ottenevano due anelli d'amore in cui i meno abbienti si accontentavano di far scrivere semplicemente frasi quali "Amami e non lasciarmi mai più" o "Due corpi, un solo cuore." - "Love me and leave me not" o "Two bodies, one heart."

   
  POSY RING “PROVIDENCE DIVINE HATH MADE THEE MINE”, XVII° secolo, inglese,             Met Museum of Art



Tornando ai GIMMEL RINGS, prima che venisse introdotta la Marriage Act del 1753 in Inghilterra ed in Galles, il matrimonio non richiedeva una cerimonia formale per essere valido, era sufficiente il mutuo consenso ed erano necessari taluni segni e simboli che tale consenso dovevano dimostrare. Ebbene, con i suoi doppi componenti, ognuno appartenente ad un membro della coppia, il GIMMEL RING era il modo perfetto per comunicare ed esprimere che entrambe le parti condividevano legalmente una vita insieme.

In epoche più recenti tali anelli si sono evoluti per divenire o un anello unico recante come decoro la medesima simbologia di cui si faceva portatore quello composto, come ci mostra l'esempio di questa fotografia in cui possiamo vedere un anello di fidanzamento di epoca Regency, 


o, rimanendo composti ed uniti da un perno, anelli più stilizzati, a semplice 'schiavetta', come erano anticamente i più semplici anelli egizi risalenti a ben 5000 anni or sono !


  GIMMEL RING di epoca vittoriana (1897)




GIMMEL RING di epoca edoardiana (1917)





E, rimanendo sempre nell'epoca edoardiana, mi piace citare una delle più belle frasi di Hugo von Hofmannsthal (1874 - 1929), scrittore, drammaturgo e librettista austriaco, per chiudere romanticamente questo mio scritto dedicato, in ultima istanza, al nobile sentimento dell'Amore che non conosce limiti alla propria forza:


Una piuma può tornire una pietra se la muove la mano dell’amore.


ed ancor prima, in piena epoca vittoriana, scriveva Victor Hugo (1802 - 1885), considerato fondatore del Romanticismo francese:


Ho incontrato per strada un uomo molto povero ed innamorato,
 portava un vecchio cappello ed un cappotto strappato. L’acqua gli entrava nelle scarpe e le stelle nell’animo.


Augurando a ciascuno di voi di aver sempre a propria guida questo sentimento, maestro e padre di tutti gli altri che al bene afferiscono, vi giunga gradito il mio più sentito ringraziamento,

a presto  💕












A curious artist wrought 'em,
With joynts so close as not to be perceiv'd;
Yet are they both each other's counterpart.

John Dryden (1631- 1700), from Don Sebastian (1690)






- picture 1 - Gold engagement ring, or fede ring, made in southern Germany in the last quarter of the XVIth century


- picture 2


The story of rings as a symbol of love takes us back in time quite a lot ...
Think that the first to exchange the so-called "love rings" were the ancient Egyptians for whom the circle, as an endless line, had a special significance as it represented eternal life and love and at its circular opening was attributed the value of something as an open door to unknown worlds;



- picture 3 - Print from the original watercolor "In A Hole in the Ground," Lord of the Rings



It was then attributed to them a considerable importance even though they were often made with simple materials such as bamboo canes - and in this case they were but 'slave rings' - or wood.



- picture 4 - Late Egyptian ring made by carved wood.



In the classical culture rings were used as seals and it is said that it was just a seal that inspired the first engagement ring known in the ancient Rome. Therefore, if the Egyptian culture had the merit of having tied love to a ring, Romans had that of having turned it into the symbol of marriage. Most commonly, the wedding ring earned the definition of "Fede" (Faith) and depicted two clasped hands as a sign of love or agreement / dextrarum iunctio, made of in gold or carved in semiprecious stones such as garnet or onyx.

In the example shown in the photo below you can see a Fede made of solid gold in the model that I have just described to you:



- picture 5 - Fede ring of the XVIth century



The so-called Fede rings, even if forged in different styles were in vogue in Europe for over a thousand years and then fell into disuse to come back strongly prevailing during the low-medieval period, to be exact with the year 1100, to become more and more elaborate over time and reach the pinnacle of their glory, from a manufacturing point of view, in the XVIth century in Germany, Great Britain and Ireland ... yes, it was the Renaissance period which saw the most precious love rings that were never created before !

In Germany, skilled goldsmiths created, in 1500, the GIMMEL or GIMMAL RING, from the Latin 'Gemellus' which means twin, word which makes us aware about its structure: in this case, the rings were two, joined, to form a unique ring, two complementary rings, one for each member of the couple was the gift that lovers exchanged on the occasion of their engagement promising each other eternal love and on the wedding day, when the promise was blessed and the bond linking them became Sacred and Indissoluble, the rings were united and the new ring, compound of the two halves, was usually put on the bride's finger



- picture 6 - Gimmel Ring, British Museum



But there is something that I still haven't told you that makes these rings so very precious: look carefully the following picture which represents a German GIMMEL RING dated 1631 kept at the Metropolitan Museum in New York:



- picture 7



one of the two parts into which the ring is divided is adorned with a ruby, the other with a diamond. When the ring is divided into its halves, you get a diamond ring engraved with the words "QUOD DEUS CONIUNXIT" and a ruby ring engraved with the words "NO HOMO SEPARET.", Namely: "What God has joined no man never separate."

During the Elizabethan times the twin rings in England were named JOINT RING and they're mentioned in many literary works of Shakespeare, including Othello, and even the poem by Robert Herrick - English lyric poet belonging to the school of the Knights Poets - entitled the Ring Jimmall or True-Love Knot (1648) bases its plot on a Gimmal / Gimmel Ring.

From the same period is the Irish creation known as CLADDAGH RING, in which the parts that make up the ring are three, three interlocking hoops, the two external bearing a hand as a frieze, that in the middle a heart



- picture 8



often with a crown above: when worn, the two clasped hands seem to guard the heart from the evil in the name of Love.



- picture 9



Also to the XVIIth century belong the POSY RINGS - posy or posie is the line from a poem - which were all the rage already a few centuries before, especially in the British Isles: they were Fede rings that bore an inscription on the outside at first, then, becoming the quotations increasingly personal and private, it was required to master goldsmiths the ability to engrave the inscription inside the ring, and so it was that merging two gold coins they were obtained two love rings where the poor were content to simply write sentences such as "Love me and leave me not" or "Two bodies, one heart."



- picture 10 - POSY RING "DIVINE PROVIDENCE HATH MADE THEE MINE", XVIIth c., English, Met Museum of Art



Returning to GIMMEL RINGS, before it was introduced the Marriage Act of 1753 in England and Wales, marriage didn't require a formal ceremony to be valid, it was enough a mutual consent and were required certain signs and symbols that such consent had to demonstrate. Well, with its twin components, each belonging to a member of the couple, the GIMMEL RING was the perfect way to communicate and express that both parties legally shared a life together.

In recenter times these rings have evolved to become or a single ring bearing the same decoration and therefore the same symbolic meaning of the older ones which were composed, as we may see from the example of this photograph where there is a Regency era engagement ring,



- picture 11



or, remained composed and united by a pin: they were more stylized rings, simple 'slave rings' as the simplest Egyptians rings dating back to almost 5000 years ago!



- picture 12 - GIMMEL RING belonging to the Victorian age (1897)

- picture 13 - GIMMEL RING dating back to the Edwardian era (1917)



And, always remaining in the Edwardian era, I like to quote one of the most beautiful phrases of Hugo von Hofmannsthal (1874 - 1929), Austrian writer, playwrighter and librettist, to close romantically this writing of mine, ultimately dedicated to the noble sentiment of Love that knows no limits to its Power:



A feather can throw a stone if to move it it is the hand of love.


and even before, in full Victorian era, Victor Hugo (1802 - 1885), considered the founder of the French Romanticism, wrote:



I met on the street a man, very poor and in love. 
He wore an old hat and a torn coat. 
The water entered into his shoes and the stars into his soul.


Wishing each of you to have always this feeling as your own guide, for it is teacher and father of all others sentiments belonging to good, may you receive welcome my most heartfelt thanks,


see you soon 💕











domenica 27 novembre 2016

Salt and silver photography, the dawn of a new era.




Disegno a matita - Gravedona, Lago di Como



"How charming it would be if it were possible to cause these natural images to imprint themselves durable and remain fixed upon the paper.
 And why should it not be possible? 
I asked myself."

William Henry Fox Talbot ( 1800 - 1877 )



Immaginate un giovanissimo gentleman inglese, agli inizi dell'ottobre del 1833, sulle rive del Lago di Como, che tenta di imprimere le suggestive immagini che circondano lo specchio d'acqua su di un foglio da disegno con l'aiuto di un prisma che proietta le immagini sulla carta ... con la matita era semplice e sembrava risultasse di grande effetto tracciare le linee indicate dal prisma, ma una volta rimossolo dal foglio ciò che rimaneva impresso sulla carta, ovvero il disegno che ne risultava, fu per lui un'autentica delusione 
“for when the eye was removed from the prism—in which all looked beautiful—I found that the faithless pencil had only left traces on the paper melancholy to behold.” 

Il gentleman in questione è William Henry Fox Talbot 


Fotografia che lo ritrae nel 1844 ca. secondo il processo da lui stesso inventato - Getty Images ©



e si trovava in Italia, esattamente in Lombardia, in occasione del proprio viaggio di nozze: da tempo stava conducendo studi riproducendo immagini con l'ausilio della camera lucida facendo disegni nel tentativo di ricreare la realtà su carta, ma tale tecnica disattese le sue aspettative, il che lo indusse a tentare con la camera oscura, ma anche in questo caso non conseguì i risultati che si attendeva ( la camera oscura di Talbot constava di una piccola scatola di legno con una lente a un'estremità che proiettava la scena prima che su di un foglio su di un pezzo di vetro smerigliato posto sul retro, e sul foglio l'artista poteva tracciare i contorni su carta sottile )


La camera lucida o ottica con cui lavorava al tempo Talbot.




Una decina di anni più tardi ricorderà comunque con piacere le sue delusioni:

"la bellezza inimitabile dei dipinti della natura che la lente di vetro della Camera getta sulla carta; immagini magiche, creazioni di un attimo, e destinate così rapidamente a svanire.
Fu mentre pensavo che mi colse l'idea di quanto affascinante sarebbe se fosse possibile imprimere queste immagini naturali in modo durevole, ossia fissarle, sulla carta! "

Avrete sicuramente già compreso che stiamo parlando di una persona non del tutto comune, poiché Talbot si era laureato al Trinity College di Cambridge ed era membro, da poco eletto, della fazione liberale alla Camera dei Comuni: possiamo definirlo un autentico erudito, poiché la sua curiosità intellettuale abbracciava i campi della matematica, della chimica, dell'astronomia e della botanica, della filosofia e della filologia; appassionato di egittologia, dei classici, e della storia dell'arte aveva già pubblicato quattro libri e ventisette articoli scientifici su di una svariata serie di argomenti, ma il campo delle immagini gli aveva, a quel tempo, riservato solamente dissapori.

Una volta tornato in Inghilterra, a Lacock Abbey, nel gennaio del 1834, Talbot decise di sperimentare l'idea che aveva concepita sul Lago di Como: egli scoprì che prendendo un foglio di carta da lettere fine, rivestito di sale e spazzolato con una soluzione di nitrato d'argento, diveniva scura al sole, e che un secondo strato di sale era di ostacolo ad un ulteriore oscuramento o per la dissolvenza dell'immagine. Talbot cominciò quindi con l'usare questa scoperta per riprodurre tracciati precisi di specie botaniche: utilizzando una foglia pressata, posta su di un pezzo di carta sensibilizzata, coperta con un foglio di vetro, e portata in pieno sole, ovunque la luce la raggiungeva, la carta si oscurava, ma ovunque la pianta bloccava il passaggio della luce sulla carta, l'immagine rimaneva bianca. Egli nominò la sua nuova scoperta "l'arte del disegno fotogenico".


Quello che ne risultava era un negativo definito calotype, CALOTIPO lo possiamo tradurre in italiano, e questa primissima tecnica fotografica, che promosse Talbot quale pioniere nel campo della fotografia, l'invenzione che segnò l'avvento di una nuova era e che cambiò la vita dal XX°secolo in poi, prenderà il nome di CALOTIPIA (1841):

In dettaglio:

era sufficiente prendere un semplice foglio di carta per scrivere e spennellarlo da un lato con una soluzione di nitrato di argento; dopo alcuni minuti il foglio risultava asciugato ed andava immerso in una soluzione di ioduro di potassio, asciugata la quale il foglio era pronto per il CALOTIPO; esso veniva conservato al buio, perché molto sensibile alla luce, ove poteva rimanere anche per lungo tempo.

Al momento di fotografare un' immagine, il foglio così trattato e sensibilizzato, poiché su di esso si era nel frattempo formato ioduro d'argento - tale carta veniva anche perciò definita iodurata - veniva ulteriormente immerso in una soluzione acquosa contenete princi­palmente nitrato d'argento e acido gallico, detta perciò soluzione di gallo-nitrato d'argento: ovviamente occorreva operare a lume di candela perché la luce era ancora da evitare; sempre rimanendo al buio il foglio andava lasciato asciugare e veniva quindi inserito all'in­terno dell'apparecchio fotografico, una semplice fotocamere costituita da piccole tavole di legno ( pensate che la moglie di Talbot amava definire tali strumenti “trappole per topi” ! ).
  

Apparecchi utilizzati da William Henry Fox Talbot per quella che verrà chiamata Calotipia.




Dopo qualche minuto di esposizione il CALOTIPO era pronto e si procedeva quindi alla fase dello svi­luppo me­diante l'immersione nella stessa soluzione di Gal­lo-Nitrato d'Argento, meglio se tiepida, questa volta, fin­ché la car­ta raggiungeva nelle zone più esposte l'an­nerimento desiderato; infine, per fissare le immagini, era necessario lavare il foglio, prima in una soluzione di iposolfito di sodio e quindi più volte sotto acqua corrente. 

Nella CALOTIPIA l'immagine ottenuta era quello che oggi chiamiamo nega­tivo e per ottenere un positivo era necessario porre questa immagine in un apposito torchietto a contatto con un foglio di carta sensibilizzato tramite la procedura sopra descritta ed esporlo alla luce del sole per il tempo necessario; il secondo foglio, una volta esposto, andava svi­luppato, fissato e lavato utilizzando le tecniche già descritte.

Ovviamente, ripetendo più vol­te tutto il procedimento, era possibile ottenere quante più copie dell'immagine si desideravano; facilmente si comprende che tale tecnica consentiva di ottenere immagini molto fragili e deteriorabili ( basti pensare alla qualità della carta ! ) motivo per cui davvero poche ne sono sopravvissute, ma quelle che si sono conservate sono veri e propri tesori, risalenti agli anni 40-45 del 1800, periodo in cui William Henry Fox Talbot diede il meglio di sé in questo settore.



Two Men in the North Courtyard of Lacock Abbey, 1841-1844,
negativo calotipo




Two Men in the North Courtyard of Lacock Abbey, 1841-1844, 
sviluppo dell'immagine tramite CALOTIPIA



Per noi, che viviamo nel XXI°secolo, queste fotografie rappresentano inoltre uno spaccato di notevole interesse perché ci riportano ad un'epoca in cui vennero compiuti i primi scavi archeologici, vennero costruiti i primi grandi edifici nelle maggiori città europee, in un tempo in cui ancora esistevano mestieri ormai scomparsi ed erano comuni scene familiari che sono ormai andate perdute.
Se pensiamo inoltre che sono le primissime fotografie che la storia ci consegna, le guardiamo con occhi realmente affascinati !


Carpenters, test su di un negativo ricavato con la tecnica della CALOTIPIA 




The Game Keeper, 1843.




The Woodcutters, 1845.




Fruit Sellers, 1845.




The Tomb of Sir Walter Scott in Dryburgh Abbey, 1844.




The Ladder, 1844.




Titolo e data sconosciuti.




Cloisters, Lacock Abbey, 1843.




 Carriages and Parisian Townhouses, 1843.




Courtyard Scene, 1844.




Paris, 1843.




A Scene in York, July 28, 1845.




The Open Door, 1843.




Man and woman sitting on garden wall in Lacock Abbey, 1835. 




Bridge of Sighs, St. John's College, Cambridge, circa 1846.




Dato che molti dei miei lettori - lettrici, amano la fotografia, se non tutti - e, ho pensato che questo argomento potesse catturare il loro interesse e spero vivamente di essere riuscita nel mio intento ...
Frattanto vi abbraccio tutti con il cuore,

a presto 💕














"How charming it would be if it were possible to cause these natural images to imprint themselves durable and remain fixed upon the paper.
 And why should it not be possible? 
I asked myself."

William Henry Fox Talbot ( 1800 - 1877 )




- picture 1 - Pencil Drawing - Gravedona, Lake of Como




Imagine a young English gentleman, in early October 1833, on the shores of Lake of Como, Italy, who attempts to impress the evocative images surrounding the body of water on a sheet of drawing paper with a pencil, helping himself with a prism that projects the images on the paper ... it was simple and seemed very impressive to draw the lines indicated by the prism, but once that it was removed from the sheet, what was left imprinted on the paper, I mean the drawing that resulted was for him a real disappointment ...

“for when the eye was removed from the prism—in which all looked beautiful—I found that the faithless pencil had only left traces on the paper melancholy to behold.” 

The gentleman in question is William Henry Fox Talbot




- picture 2 - Photograph that shows him in 1844 ca. according to the process which he himself invented - © Getty Images



and he was in Italy, exactly in Lombardy, on the occasion of his honeymoon: for long he was conducting studies reproducing images with the aid of a 'camera lucida' drawing pictures in an attempt to recreate the reality on a sheet of paper, but this technique disregarded his expectations, which led him to groped with the 'camera obscura', but also in this case the results that he obtained were not those he expected (the Talbot's camera oscura consisted of a small wooden box with a lens at one end which projected the scene before than on a sheet on a piece of frosted glass which was placed on the back, so the artist could trace on the paper the outlines of what the camera 'saw').




- picture 3 -  The camera with which Talbot was working at the time.



Despite it, about ten years later he will remember with pleasure his disappointments:

"The inimitable beauty of the pictures of nature's painting Which the glass lens of the Chamber throws upon the paper in its focus; fairy pictures, creations of a moment, and destined as rapidly to fade away.
It was During These thoughts That the idea occurred to me how charming it would be if it were possible to causes These natural images to imprint Themselves durably, and remain fixed upon the paper! "

You've probably realized that we're talking about a person who was not quite common, as Talbot was a graduate at the Trinity College, Cambridge and was a member, recently elected, of the liberal faction of the House of Commons: we can define him a genuine scholar, for his intellectual curiosity embraced the fields of mathematics, chemistry, astronomy and botany, philosophy and philology; he was passionate about Egyptology, the classics, and history of art and at that time had already published four books and twenty scientific articles on a wide range of topics, but as for the field of the images, it had, at that time, brought him only disappointments.

Once back in England, to be more precise at Lacock Abbey, in January 1834, Talbot decided to experiment the idea he had conceived when he was on the shores of the Lake of Como: he discovered that by taking a sheet of paper and, coated it with salt and brushimg it  with a solution of silver nitrate, it became dark in the sun, and that a second layer of salt was an obstacle to a further darkening or fading of the image. Talbot began then with the use this discovery to reproduce precise drawings of botanical species: using a pressed leaf, placed on a piece of sensitized paper, covered with a sheet of glass, and carried in full sun, wherever the light reached it, the paper became dark, but wherever the plant blocked the passage of the light, the image remained white. He named his new discovery, "the art of photogenic drawing".




- picture 4 - Calotype negative of two specimens of plants.




The one that resulted was defined calotype negative,  and this early photographic technique, which promoted Talbot as a pioneer in the field of photography, the invention that marked the advent of a new era and that changed everybody's life from the XXth century onwards, will be named the CALOTIPE (1841):

In detail:

it was necessary to take a simple sheet of writing paper and to brush it by one side with a silver nitrate solution; after a few minutes the dried sheet had to be immersed in a potassium iodide solution, and when it was dried  it sheet was ready for the calotype negative; it was kept in the dark because very sensitive to the light, and in the dark it could also remain for a long time.

At the time of photographing an image, the sheet so treated and sensitized, since on it itwas formed, in the meantime, a silver iodide - that's why this paper was also defined Iodized - was further immersed in an aqueous solution containing mainly silver nitrate and gallic acid, the gallo-silver nitrate solution: of course it was necessary to operate by candlelight because the light was still to be avoided; always remaining in the dark the sheet was allowed to dry and was then placed inside the camera, a simple camera made up of small wooden tables (you have to know that Talbot's wife liked to call these instruments "mousetraps"!).



- picture 5 - Equipment used by William Henry Fox Talbot for what will be called CALOTYPE.



After a few minutes of exposure to the light the negative calotype was ready and then Talbot proceeded to the stage of the development by immersing it the in the same solution of gallo-nitrate of silver, preferably warm, this time, until the paper reached in the most exposed areas the desired blackening; finally, to fix the image, it was necessary to wash the sheet, first in a  solution of sodium hyposulphite and then several times simply under running water.

In the CALOTYPE process the images which were obtained are what we now call the negative and to obtain a positive it was necessary to place this image in a little press to contact with a sheet of paper sensitized with the same procedure described above and expose it to the sunlight for the necessary time; the second sheet, after having been exposed, was developed, fixed and washed using the techniques already described.
Obviously, repeating the whole procedure, it was possible to get the number of  copies of the image you wished.
It is easy to understand that with this technique the images very fragile and perishable (just think of the quality of the paper!) that's why there are so few of them which are survived, but those that have been preserved are real treasures, dating back to the years 40-45 of the 1800, a period when William Henry Fox Talbot gave the best of himself in this field.



- picture 6 - Two Men in the North Courtyard of Lacock Abbey, 1841-1844, calotype negative.


- picture 7 - Two Men in the North Courtyard of Lacock Abbey, 1841-1844, salt print from a calotype negative



For us, living in the XXIst century, these photographs also represent a cross-section of great interest because they bring us back to a time when they were made the first archaeological excavations, were built the first large buildings in the major European cities, to a time when they still existed trades now disappeared and were common familiar scenes that have now been lost.

Also, if we think that they are the very first pictures that History gives us, we watch them with truly fascinated eyes!



- picture 8 - Carpenters, negative test on salted paper calotype.


- picture 9 - The Game Keeper, 1843.


- picture 10 - The Woodcutters, 1845.


- picture 11 - Fruit Sellers, 1845.


- picture 12 - The Tomb of Sir Walter Scott in Dryburgh Abbey, 1844.


- picture 13 - The Ladder, 1844.


- picture 14 - Title and date unknown.


- picture 15 - Cloisters, Lacock Abbey, 1843.


- picture 16 - Carriages and Parisian Townhouses, 1843.


- picture 17 - Courtyard Scene, 1844.


- picture 18 - Paris, 1843.


- picture 19 - A Scene in York, July 28, 1845.


- picture 20 - The Open Door, 1843.


- picture 21 - Man and woman sitting on garden wall in Lacock Abbey, 1835. 


- picture 22 - Bridge of Sighs, St. John's College, Cambridge, circa 1846.




Since many readers of mine like photography, if not every, I thought this topic would have captured their interest and I sincerely hope to be successful in my purpose ...

Meanwhile I embrace you all with my heart,


see you soon 💕







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