mercoledì 19 luglio 2017

The Brontës' children teeny tiny books available on-line.


That of ingeniousness is a characteristic that cannot be acquired, it is a gift of nature which you have to be born with, and, with the passing of time, it can only be cultivated and refined.
And the Brontë siblings, in greater or lesser measure, possessed it all and gave demonstartion of it since their earliest age.



In 1829-30 Charlotte Brontë was 13 and hers brother Branwell 12 years old; they both had fun creating fantastic worlds that called Angria and Glass Town Confederacy and adventurous stories set in these fantastic worlds which they gave life to for Branwell's soldiers, who were both protagonists and listeners, stories which are contained in lovely tiny books that lies in the palm of one's hand: they measure less than 1 inch for 2 (2.5 x 5 cm), are made with recycled paper, found in the house and carefully cropped and collected (for example, they may have used the margins of the pages of a newspaper) and drawn up in athe most accurate, far too little handwriting.

Both the dimensions and the characters with which they are written make of them works of a truly inestimable value, and if we think of their authors and the time we are talking about, their value grows further beyond measure.

Page after page you enter this fantastic world through reading poems, stories, songs, illustrations, maps, building plans, and dialogues written with old nibs on such small leaves that an adult's hand has difficulty to handle, especially with the care that requires their over 200 years age.

Twenty in all have been preserved, nine of them have been recently digitized from the Houghton Library at Harvard University and are available online free and in full version:

by Charlotte Brontë:

Blackwoods young mens magazine, August 1829;

The silver cup: a tale, October 1829;

Scenes on the great bridge, November 1829;

The adventures of Mon. Edouard de Crack, February 1830;

An interesting passage in the lives of some eminent personages of the present age, June 1830;

The poetaster: a drama in two volumes, July 1830;




by Patrick Branwell Brontë:

Magazine, January 1829;

Branwells Blackwoods magazine, June 1829;

Branwells Blackwoods magazine, July 1829.


Also Emily and Anne wrote miniature books similar to these, but their copies did not survive, alas! they didn't pass the test of the passing of time.
Imagine Charlotte Brontee, who, at the age which girls still play, while she carefully pierced her sheets of paper and tied them together, without causing any damage to them, with an embroidery thread reproducing a binding that an embroidery really resembles; Branwell used a firmer yarn and his binding, which allowed him to stack a sheet at a time after writing it, did not reveal the grace used by his sister, but this does not take off prestige to the little, great treasures of this artist who would have become a poet and a painter, though, destroyed by alcohol and opium addiction, he will go off at just 31 years (you can read the post that ~ My little old world ~ long ago devoted to this fascinating and contradictory character in history of Literature and Art of the XIXth century, for me still little known and appreciated at least as much as he would deserve, by clicking HERE).



I'm sure you're wondering, at this point, how these twenti 'juvenilia' could have been preserved ...

Well, Charlotte's husband, after her death, sold the small volumes to a collector who gave them in turn to the poet Amy Lowell, who presented them at the Houghton Library in 1925 just a year before her death.

The deterioration that  the time has physiologically impressed on the paper has made necessary a work of meticulous restoration and therefore this technological intervention so that they won't be lost and now, thanks to digitization, the time for them is as if it were stopped ... even if browsing them on a screen is never how to handle them, the emotion they give, believe me, is really great!




Thanks once again for following me up to here,
my dear friends, affectionate and occasional readers,
I heartily thank you and looking forward to meet you again, 
I'm greeting you warmly,


see you soon 💕








SOURCE:











Quello della genialità è un tratto caratteriale che non può essere acquisito, è un dono con cui si nasce e che con il tempo può solamente essere coltivato ed affinato 
ed i fratelli Brontë , in maggiore od in minore misura, lo possedevano tutti e ne diedero dimostrazione fin dalla più tenera età.




immagine 1 




Nel 1829-30 Charlotte Brontë aveva 13 anni e suo fratello Branwell ne aveva 12; costoro si divertivano a creare mondi fantastici che chiamarono Angria e Glass Town Confederacy e proprio i racconti avventurosi ambientati in questi mondi fantastici creati per i soldatini di Branwell, i quali delle suddette storie erano sia protagonisti che uditori, sono contenuti in incantevoli libricini che stanno nel palmo di una mano: misurano meno di 1 pollice per 2 ( cm.2,5 X 5 ), sono fatti con carta riciclata, trovata in casa ed accuratamente ritagliata ( si poteva trattare, per esempio, dei margini delle pagine di un quotidiano ) e vergati in una più che accurata, piccolissima grafia.


Sia le dimensioni che i caratteri con cui sono scritti ne fanno opere di un valore davvero inestimabile, se poi si pensa a coloro ne furono gli autori e all'epoca di cui stiamo parlando, il loro valore cresce ulteriormente a dismisura.

Pagina dopo pagina si entra in questo mondo fantastico attraverso la lettura di poesie, storie, canzoni, illustrazioni, mappe, piani di costruzione e dialoghi vergati con antichi pennini su fogli talmente piccoli che le mani di un adulto fanno fatica a maneggiare, soprattutto con la cura che richiede la loro età che data più di 200 anni. 


Venti in tutto se ne sono conservati, nove ne sono starti recentemente digitalizzati dalla Houghton Library alla Harvard University e sono disponibili on-line gratuitamente in versione integrale:


di Charlotte Brontë:

Blackwoods young mens magazine, August 1829;

The silver cup: a tale, October 1829;

Scenes on the great bridge, November 1829;

The adventures of Mon. Edouard de Crack, February 1830;

An interesting passage in the lives of some eminent personages of the present age, June 1830;


The poetaster: a drama in two volumes, July 1830;




- immagine 2


- immagine 3





di Patrick Branwell Brontë:

Magazine, January 1829;

Branwells Blackwoods magazine, June 1829;

Branwells Blackwoods magazine, July 1829.




- immagine 4




Anche Emily ed Anne scrissero libri in miniatura simili a questi, ma le loro copie, ahimè, non ci sono pervenute, non hanno superato la prova del trascorrere del tempo.

Immaginate Charlotte Brontee che, all'età in cui ancora le fanciulle giocano, si preoccupava di forare con cura foglio per foglio i suoi libricini e di legarli infine insieme, senza arrecare loro danno alcuno, con un filo da ricamo riproducendo una rilegatura in brossura che ad un ricamo, davvero, somiglia; Branwell utilizzò un filo in lino più robusto e la sua rilegatura, che gli permetteva di accatastare un foglio alla volta dopo averlo scritto, non rivela la grazia che usò sua sorella, ma ciò non toglie prestigio ai piccoli, grandi tesori di questo artista in nuce che sarebbe diventato poeta e pittore, anche se, distrutto dalla dipendenza dall'alcool e dall'oppio, si spegnerà a soli 31 anni ( potete leggere il post che ~My little old world~ tempo fa dedicò a questo affascinante e contradditorio personaggio della storia della letteratura e dell'arte del XIX secolo per me ancora poco conosciuto ed apprezzato come meriterebbe cliccando QUI ).




immagine 5




Vi chiederete a questo punto come questi venti 'juvenilia' abbiano potuto conservarsi ...

Ebbene, il marito di Charlotte, dopo la sua morte, vendette i piccoli volumi ad un collezionista che li diede a sua volta alla poetessa Amy Lowell, la quale ne fece dono alla Biblioteca Houghton nel 1925. proprio un anno prima della sua morte.

Il deterioramento che il tempo fisiologicamente ha impresso sul materiale cartaceo ha reso necessaria un'opera di minuzioso restauro e quindi questo intervento tecnologico affinché anch'essi non andassero perduti ed ora, grazie alla digitalizzazione, il tempo, per loro, è come se si fosse fermato ... anche se sfogliarli su di uno schermo non è mai come maneggiarli, l'emozione che donano, credetemi, è davvero grande !




Grazie anche questa volta per avermi seguita fino a qui, 
miei adorati amici, lettori affezionati ed occasionali, 
vi ringrazio di cuore e vi aspetto ... ancora ...



a presto 💕









FONTE DELL'INFORMAZIONE:






LINKING WITH:











martedì 11 luglio 2017

Lancelot 'Capability' Brown and the Serpentine Style of Garden Design.




Intorno alla metà del XVIII secolo va consolidandosi un tipo particolare di architettura del paesaggio di cui i grandi proprietari terrieri britannici avanzano richiesta per la creazione dei loro parchi: costoro, guardando indietro, molto indietro, spingendosi nella storia ben prima del barocco, del rinascimento, del medioevo, riscoprono le origini della cultura classica in uno stile che venne definito Augusteo (Augustan Style);


Urne Augustee a Chiswick House Park




gli storici collocano la sua nascita nell'anno 1730, anche se mi sembra eccessivo e troppo rigoroso definire un anno preciso per una corrente di pensiero che diventa tendenza.

Le caratteristiche di questo stile, come ci suggerisce la sua stessa definizione, vengono attinte dal mondo classico, per cui i parchi ad esso ispirati, ricordando i paesaggi dell'antichità, erano concepiti principalmente come luoghi di solitudine e riflessione sulla letteratura, sulla la storia, sulle scienze naturali e sugli affari del giorno.
Ciò non significa che potessero prestarsi anche a discussioni con amici, le quali potevano aver luogo passeggiando per i giardini collocati tra boschi, corsi d'acqua, e piccoli templi o sorseggiando tè seduti in una posizione panoramica. Inutile dire che, per coloro che avevano vissuto il Grand Tour, il giardino augusteo costituiva una sorta di luogo dei ricordi in cui custodire souvenirs, quali urne, obelischi e statue 




Obelisco e busti Augustei (Orazio e Virgilio) a Chiswick House Park




e sarà infatti, tra il 1720 e il 1745 proprio la scelta di tali elementi decorativi a divenire il punto cardine di tale stile, tanto da essere considerati persino più importanti del progetto generale stesso del paesaggio. 

William Kent (1685-1748) fu uno dei primi designer professionisti capaci di realizzare questa visione ed, anzi, divenne il principale esponente della progettazione del paesaggio così concepita agli inizi del periodo georgiano, quando la storia dell'Inghilterra era ad una svolta epocale, ovvero quando morta la regina Anne, nel 1714, finì la dinastia Stuart e si fece avanti quella hannoveriana, cui poi succedette, con Victoria & Albert, quella di Saxe-Coburg and Gotha che perdura tutt'oggi sul trono britannico ( anche se i sentimenti anti-tedeschi che erano vivi nel popolo britannico spinsero re Edoardo VII a mutare nel 1917 il nome della casa regnante in Windsor).

L'esempio più eloquente di parco concepito seguendo l'Augustan Style lo ritroviamo presso Chiswick House, la villa neopalladiana fatta costruire nel 1725, per la cui progettazione ed organizzazione del verde Kent diede il meglio di sé.

"Augusto era abituato a vantarsi di aver trovato la sua capitale fatta di mattoni, e di averla lasciata in marmo".

(Svetonio in Augusto, capitolo 28, ci ricorda che egli fece costruire a Roma il Tempio ed il Foro di Marte Vendicatore; Il Tempio di Giove Tonante in Campidoglio; quello di Apollo Palatino, con biblioteche pubbliche; il portico e la basilica di Caio e Lucio; i portici di Livia e Ottavia ed il teatro di Marcello. L'esempio del sovrano fu imitato dai suoi ministri e generali ed il suo amico Agrippa lasciò dietro di sé il monumento immortale del Pantheon. )

Edward Gibbons, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Vol. 1,  Chapter II: The Internal Prosperity In The Age Of The Antonines. Part III, 1776

Va innanzitutto detto che lo Serpentine Style sarà per sempre associato al nome di Lancelot 'Capability' Brown, al punto da poterlo quasi definire Brownian, ma siccome altri suoi contemporanei adottarono tale stile, sembra più appropriato definirlo in base alla sua caratteristica precipua, ossia l'informalità.

I passi attraverso i quali l'Augustan Style si è evoluto nello Serpentine Style costituiscono un affascinante episodio nella storia del gusto ed interessano principalmente l'assetto paesaggistico di Castle Howard, ovvero fondamentale a tale proposito fu l'intento di conservare i boschi di Wray Wood e Henderskelf Lane che erano parte integrante della proprietà e che si trovavano su terreni scoscesi e pendii che era un vero peccato spianare e distruggere:


Facciata di accesso a Castle Howard vista da sinistra con sullo sfondo la 'macchia' di faggi
di Wray Wood



Wray Wood occupava una bassa collina ricoprendola fittamente con alberi di faggio antichi ad est del nuovo edificio che Vanbrugh (e Hawksmoor) progettarono tra il 1699 e il 1712 e si decise di conservarlo dotandolo di opere idrauliche e percorsi labirintici per farlo divenire quanto di più superlativo lo stile naturalistico potesse mai raggiungere; oggi Wray Wood sta recuperando il suo aspetto naturale, anche se le acque si sono prosciugate gli alberi, abbattuti con il 1940, stanno ricrescendo vigorosi.

Henderskelf Lane sopravvive intatta in qualità di sentiero che costeggia il fianco meridionale di Wray Wood e unisce Castle Howard al Tempio dei Quattro Venti. Era un' antica pista percorribile a cavallo che doveva essere eliminata o raddrizzata secondo la logica dello stile Augusteo, ma non solo venne mantenuta, venne trasformata in un'ampia passeggiata erbosa che comanda una prospettiva quasi 'eroica' del paesaggio. 

E partendo da Castle Howard 




tale evoluzione passa attraverso i giardini di Studley Royal (1715-30),




di Duncombe Hall (1713-50), 



 di Rousham House (1726-39),



 e di Stourhead House (1726-39), 


esempi brillanti del modo in cui un concetto di design disciplinato possa essere commisurato con la genialità e l'estro di chi si adopera per lasciare che il verde conservi la propria 'libertà', la propria 'spontaneità', il concetto di dinamicità che l'Augustan Style, fiero nella propria immobilità, non conosceva assolutamente.

Formatosi al fianco di Kent, ma divenuto con il tempo landscape-designer indipendente, Capability Brown non mutò durante i 32 anni di lavoro autonomo il proprio stile che può essere facilmente rappresentato dalla univoca definizione di Serpentine Style, le cui caratteristiche più salienti sono dati da  gruppi circolari di alberi, dalla presenza del prato erboso davanti alla casa padronale, dal lago a serpentina, dagli alberi a 'cintura' che racchiudono la proprietà e dalla strada carrabile che arriva davanti l'ingresso principale curvando, ferma restando la presenza di elementi classici quali templi, per esempio, a lui molto cari, ma scorti tra le sinuosità di un prato lasciato a maggese e perciò prodigo della bellezza dei fiori spontanei che conferiscono a questo stile il tocco più naturalistico in assoluto. 


Felicissima di essere tornata a trattare di questo argomento che tanto mi cattura ( amo 
il giardinaggio, i parchi ed i giardini e studiare la loro evoluzione nel tempo mi affascina !) e nella speranza di avervi intrattenuti con diletto vi abbraccio caramente ringraziandovi sempre più !


A presto 💕










FONTI BIBLIOGRAFICHE:

Jane Brown, The Omnipotent Magician: Lancelot 'Capability' Brown: 1716–1783, Random House, UK, 2011;


Christopher Hussey, English Gardens and Landscapes: 1700-1750, Country Life Limited, 1967;


Roger Turner, Capability Brown: And the Eighteenth-Century English Landscape,  The History Press; Reprint edition, 2014.










- picture 1 - Lancelot Capability Brown's portrait



Around the middle of the XIXth century there was the consolidation of a particular type of landscape architecture the creation of which the great British landowners ask for their parks: they, looking back, far back, well before than Baroque, Renaissance, and the Middle Ages, rediscover the origins of the classical culture in a style called not by chance Augustan Style;



- picture 2 - Augustan urns at Chiswick House Park



Historians place its birth in the year 1730, although I think it to be too much and too rigorous to define a precise year for a trend of thought that becomes 'vogue'.

The characteristics of this style, as its definition suggests, are drawn from the classical world, so the parks inspired by it, recalling the landscapes of antiquity, were mainly conceived as places of solitude and reflection on literature, History, on the natural sciences and on the affairs of the day.
It does not mean that there people could also have discussions with friends, which could have taken place by strolling around the gardens, located among the woods, the waterways, and small temples or while sipping tea sitting in a panoramic position. Needless to say, for those who had lived the Grand Tour, the Augustan garden was a sort of memorial place where souvenirs, such as urns, obelisks and statues, found their most suitable place.



- picture 3 and picture 4 - Obelisk and Augustan busts (Horace and Virgil) at Chiswick House Park



And in fact, between 1720 and 1745 the choice of such decorative elements will become the 'hub' of this style, so as to be considered even more important than the general design of the landscape itself.

William Kent (1685-1748) was one of the first professional designers able to realize this vision and, indeed, became the main exponent of landscape design so conceived at the beginning of the Georgian period when the History of England was at an epochal turn, since when Queen Anne died in 1714, the Stuart dynasty ended and the Hanoverian age begun, followed by Victoria & Albert, belonging to the House of Saxe-Coburg and Gotha, which continues to this day on the British throne (although the Anti-Germans feelings 
which were alive in the British people during the period of the Great War pushed King Edward VII to change the name of the reigning house into Windsor in 1917).

We may find the most eloquent example of park designed following the Augustan Style at Chiswick House, the Neopaganian villa built in 1725, for the design and the organization of the green of which Kent gave the best of himself.


"Augustus was accustomed to boast that he had found his capital of brick, and that he had left it of marble."

(Svetonio in Augustus, Chapter 28, reminds us that he built in Rome the Temple and the Avenger's Mars Forum, the Temple of Toning Jupiter in the Capitol, that of Apollo Palatine with public libraries, the portico and the basilica of Caio Lucio, the porticoes of Livia and Ottavia, and the theater of Marcello.The example of the ruler was imitated by his ministers and generals and his friend Agrippa left behind him the immortal monument of the Pantheon.)

Edward Gibbons, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Vol. 1, Chapter II: The Internal Prosperity In The Age Of The Antonines. Part III, 1776

It must first be said that the Serpentine Style will be forever associated with the name of Lancelot 'Capability' Brown, so that it can almost be defined Brownian, but as other contemporaries adopted that same style, it seems more appropriate to define it according to its precipuous characteristic, that is the informality.

The steps through which the Augustan Style evolved into the Serpentine Style are a fascinating episode in the history of taste and involves first of all the landscaping setting of Castle Howard, since it was fundamental to this purpose the intent of preserving the woods of Wray Wood and Henderskelf Lane that were integral to the property and found themselves on rough terrain and slopes that it was a real shame to flatten and destroy:



- picture 5 - Facade of access to Castle Howard seen from the left with, in the background, the 'stain' of beechwoods of Wray Wood



Wray Wood occupied a low hill covering it thickly with ancient beech trees at the east of the new building that Vanbrugh (and Hawksmoor) designed between 1699 and 1712 and they decided to preserve it equipping it with hydraulic works and labyrinthine paths to make it become the most superlative the naturalistic style could ever be; today Wray Wood is recovering its natural appearance, given though the waters have dried up, its trees, which were cut down in the 1940s, are now growing vigorously.

Henderskelf Lane survives intact as a path running along the southern side of Wray Wood joyining Castle Howard with the Four Wind Temple. It was an ancient track where to go horseback that had to be eliminated or straightened according to the logic of the Augustan Style, but not only it was preserved, it was even transformed into a large grassy promenade that commands an almost "heroic" perspective of the landscape.

And starting from Castle Howard



- picture 6 - collage



such an evolution goes through the gardens of Studley Royal (1715-30),



- picture 7 - collage



of Duncombe Hall (1713-50),



- picture 8 - collage



of Rousham House (1726-39)



- picture 9 - collage



 and of Stourhead House (1726-39),



- picture 10 - collage



brilliant examples of how a concept of disciplined design can be commensurate with the genius and the enthusiasm of those who are working to let the green retain its own 'freedom', its 'spontaneity', i.e. the concept of dynamism that the Augustan Style, proud of his own immobility, did not know at all.

Capability Brown trained himself side by side with Kent, but though with the time he became independent landscape-designer, he never changed his style during the 32 years of self-employment, style which can easily be represented by the unique definition of Serpentine Style, since its most salient features are given by a circular groups of trees, the presence of the lawn in front of the manor house, the serpentine lake, the 'belt' of trees that enclose the property and the curving road leading to the main entrance, without renouncing to the presence of classical elements such as temples, for example, very dear to him, but placed among the sinuousness of fallow lawns, and therefore lavish of the beauty presented by the spontaneous flowers that give this style the most naturalistic touch ever.



Sincerely overjoyed by dealing back with this topic that amazes me so much 
(I love gardening, visiting parks and gardens and studying their evolution during the times fascinates me such a lot!) and in the hope of having entertained you with delight,
I'm embracing you all with heartfelt gratitude,
thanking you more and more!





See you soon 💕











BIBLIOGRAPHIC SOURCES:

Jane Brown, The Omnipotent Magician: Lancelot 'Capability' Brown: 1716–1783, Random House, UK, 2011;


Christopher Hussey, English Gardens and Landscapes: 1700-1750, Country Life Limited, 1967;


Roger Turner, Capability Brown: And the Eighteenth-Century English Landscape,  The History Press; Reprint edition, 2014.







martedì 4 luglio 2017

Marie Louise von Wallersee and her beloved Aunts: Aunt Sisi (Tante Kaiserin) and Aunt Maria Sophie Queen of the Two Sicilies (Tante Königin).



Denk daran, Marie, Schweigen ist Gold.

Kaiserin Elisabeth von Österreich Ungarn






Ricorda, Marie, il silenzio e d'oro

Imperatrice Elisabetta d'Austria Ungheria




Quella del Duca Max Joseph in Baviera e della Principessa Ludovika di Baviera fu una prole non solo numerosa ( ebbero dieci figli di cui però solo otto sopravvissero, il secondogenito Wilhelm Karl non sopravvisse neppure un mese, il settimo nato, Maximilian, nacque già in fin di vita ), ma anche molto affiatata da che tutti i figli, una volta divenuti adulti ed accasatisi, conservarono vivo e forte il legame che li univa ... la principessa era stata una madre davvero esemplare, forse dava il massimo di sé ai propri figlioli pur accumulando continue delusioni di conseguenza alla vita da libertino che il marito conduceva e che la costringeva ad accettare.
Soprattutto Sisi, al secolo Elisabeth Amalie Eugenie, anche se divenuta imperatrice e residente a Vienna, non mancava di perdere un'occasione per ritrovarsi con i fratelli in Baviera, e spesso anche in altre parti d'Europa ... Maria Sophie Amalie, per esempio, ex regina di Napoli e delle Due Sicilie, una volta perso il regno ed esiliata a Parigi, sovente le sarà compagna nel suo incessante peregrinare ... e proprio di queste due incantevoli protagoniste della storia del XIX secolo mi piace parlarvi oggi, di loro e del loro legame con la nipote Marie Louise von Wallersee.

Era costrei nata da una relazione che legava il primogenito del Duca in Baviera e della sua consorte, Ludwig Wilhelm con una donna che non aveva nulla a che spartire con il mondo dell'aristocrazia, Auguste Henriette Mendel


ma che egli amava profondamente e che la sua famiglia, per ovvii motivi, non voleva accettare; una volta messi di fronte al fatto compiuto i coniugi Wittelsbach lo obbligarono a sposare la donna che stava per divenire la madre della sua figliola: costui avrebbe così dovuto rassegnarsi ad assentire alla rinuncia dei diritti legati alla primogenitura ed acconsentire ad un matrimonio morganatico, ovvero non in grado di trasmettere per eredità alcun titolo nobiliare alla prole; il re di Baviera provvedette a procurare alla sua sposa un nome che si addicesse alla sua nuova posizione sociale ed Auguste Henriette Mendel divenne Henriette Baroness von Wallerseema di fatto mai Henriette, come era chiamata in famiglia, venne vista amorevolmente.


Henriette von Wallersee e Ludwig Wilhelm Wittelsbach il giorno del loro matrimonio



L'imperatrice d'Austria, non solo un modello in quanto a Grazia, ma anche forte del suo buon cuore che guardava prima di tutto alla bontà d'animo altrui, ebbe per lei già da subito una profonda stima e simpatia, e questa sua prima figliola, Marie Louise, divenne la sua nipote preferita.
Numerose sono infatti le fotografie che ritraggono Marie Louise con Marie Valerie, l'ultima figlia prediletta della coppia imperiale, per la quale divenne una sorta di sorella (Gisela era già non solo sposata, ma madre e viveva in Germania): 



Marie Valerie con Marie Louise



era facile trovare Marie a Vienna a corte o accanto all'imperatrice in Ungheria, presso il castello di Gödöllo o ancora in Inghilterra a cavalcare al suo fianco per le battute di caccia che animavano la stagione primaverile ed autunnale inglese; Marie amava questa sua zia che si prodigava per lei, che le donava suoi abiti, gioielli e che le aveva trasmesso l'amore per i cavalli e per le cavalcate spericolate:


La prima volta che ricordo di aver cavalcato con l'Imperatrice ero una bambina. I miei capelli biondi volavano selvaggiamente mentre camminavo con la mia Zia adorata attraverso il Prater, il Parco Centrale di Vienna. La gente si fermava, sollevava i cappelli in segno di saluto o si inchinava enfaticamente. I loro occhi seguivano me e la mia chioma fluttuante. Quando tornammo alla Hofburg - il palazzo imperiale - quel giorno, Zia Sissy diede disposizioni affinchè io portassi in futuro i miei capelli acconciati à l'impératrice. Non ho mai cambiato il mio stile di acconciatura fino ad oggi. 1

La sua 'Tante Kaiserin' (zia imperatrice) era per lei di una bellezza straordinaria, dirompente, ed, ogni qualvolta si trovava in sua compagnia, non mancava di affascinarla


Ai miei occhi Zia Sissy sembrava possedere la bellezza di una regina delle fate, soprattutto quando era di buon umore. A volte i suoi bei occhi bruni s'illuminavano di una gioconda malizia e poi, di nuovo, riappariva un'angosciata disapprovazione. Aveva un sorriso incantevole e la sua voce era delicata e melodica. Ero completamente affascinata da lei, e la mia felicità non conosceva limiti ogni volta che mi veniva detto che avrei incontrato la "Zia Imperatrice". 

Ma nelle sue memorie ella confessa che nonostante l'ammirazione e l'affetto nutriti per l'imperatrice, il suo cuore apparteneva all'altra zia, Marie Sophie, più simile a lei per temperamento, la quale, anche se visse più nell'ombra, fu per lei una seconda madre, come ella stessa ci racconta: 

Non appena si disfece il loro ultimo progetto ( N.d.A. per trovarle marito ), Tante Königin - Zia Maria, già Regina di Napoli e delle Due Sicilie, mi invitò ad andarla a trovare a Parigi per rimanere alcune settimane. Ne fui felicissima. Sapevo che lei aveva un debole per me, forse perché le somigliavo molto. Mi chiamava sempre "bambina", e lo farà anche negli anni successivi quando avrò dei figli a mia volta. La sua voce, ogni volta che mi parlava, sembrava prendere una nota speciale che non mancava mai di toccarmi profondamente. Da bambina avvertivo istintivamente l'attaccamento di Tante Königin per me. Di tutte le zie coronate e non mi sentivo più attratta da Zia Maria, ancor più che da Zia Sissy. Amavo Zia Maria tanto caramente quanto amavo mia madre. Per me era la quiete personificata. Contrariamente a sua sorella Elisabetta, che era molto più vivace, sarcastica e spiritosa, la Regina Maria era sempre tranquilla. I suoi occhi scuri ed espressivi non sono mai riusciti a non fare una profonda impressione su di me, soprattutto dopo aver udito la storia responsabile della loro triste espressione. Non solo la Regina Maria era stata costretta a vestire i panni dell'eroina di Gaeta durante le giornate ardenti quando il marito perse il suo trono a causa dell'unità d'Italia; il destino decretò, inoltre, che lei giocasse un ruolo di primo piano in una tragedia d'amore. Mentre la prima parte del dramma era stata scritta nelle pagine della storia, la seconda parte è rimasta celata fino ad ora. 3 pag. 59


Marie Sophie, nata il 4 di ottobre del 1841 presso il Castello di Possenhofen, data in isposa per procura nel 1859 a Francesco, Duca di Calabria e Principe Ereditario del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, figlio di Re Ferdinando II di Borbone, visse una vita coniugale decisamente infelice: appena giunta a Napoli godette della simpatia di tutta la corte, ma il marito spesso evitava di avere contatti con lei e già a partire dai primi anni della sua vita nel meridione d'Italia, animati dal malcontento del regno - l'Italia meridionale con l'approssimarsi della fine degli anni '60 del XIX secolo si trovava in subbuglio perché rifiutava l'annessione al resto del Regno d'Italia - dovette spesso fare da protagonista anche in politica, divenendo per la popolazione locale una sorta di eroina.


Fu però l'imperatrice a trovarle un marito quando decise che fosse sopraggiunto il momento, per lei, di trovarsi un compagno se voleva continuare a seguirla e a viverle accanto, voleva che diventasse una delle sue PALASTDAMEN, ossia una dama di compagnia coniugata, per poterla avere sempre vicina e continuare a potersi confidare con lei, ed allora quale miglior partito se non un nobile ed aristocratico ungherese, l'unione con il quale avrebbe altresì rafforzato il flebile legame tra Austria ed Ungheria, di cui la coppia imperiale vestiva anche la corona, legame che Sisi aveva voluto con tutta sé stessa e con lo stesso ardore cercava di tenere vivo, anche se la storia precedente giocava a suo svantaggio ?
La scelta cadde sul casato dei Larisch, che Marie ancora non conosceva, mentre, a 17 anni, aveva già provato le proprie simpatie ... i viaggi compiuti al fianco dell'imperatrice non mancarono certo di farle conoscere molte persone, più o meno aristocratiche, per le quali provare attrazione ... dal Count Heine ad Elemér Batthyány 


(qui l'attrazione era reciproca e fino all'ultimo Marie credette di aver trovato in lui l'anima gemella, ma era la futura suocera che non voleva che suo figlio sposasse la nipote del Kaiser per motivi che datavano il periodo in cui l'Ungheria era in conflitto con l'Impero Austriaco) ... persino il Capitano Bay Middleton, compagno di caccia in Inghilterra ed affiatato amico dell'imperatrice, godeva delle simpatie della povera Marie che si dovette rassegnare ad un matrimonio di pura convenienza nel quale si trovò letteralmente catapultata.

Purtroppo quella con George von Larisch-Moennig, Barone di Ellgoth e Karwin del 1877 non fu un'unione felice, come poterlo pretendere, George era decisamente poco fedele e non di certo fatto per matrimonio (tanto che Marie si sposerà nuovamente, questa volta con una persona da lei scelta per amore).


Marie con il primo marito George von Larisch



Sappiamo che, ritenuta responsabile degli incontri tenuti scrupolosamente celati tra Marie Vetsera ed il Principe Ereditario Rudolph, che si conclusero drammaticamente il 30 gennaio 1889 con la tragedia di Mayerling, la stessa zia che tanto l'aveva amata, da allora altrettanto profondamente la ripudierà per giungere ad allontanarla, anche se con estremo dolore, non solo da sé, la vorrà lontano da Vienna e non vorrà mai più vederla, motivo per cui Marie si recherà in America per cominciare una nuova vita, ma questa è un'altra storia ...
Ma pensate che scherzo del destino, proprio la zia che le aveva insegnato l'importanza di mantenere un segreto le farà provare il sapore tanto amaro che il farlo a volte comporta !


"Sai, Marie", zia Sissy si sfogò pensierosa "avresti dovuto sposare Bay. Ah, allora vi avrei potuto avere sempre con me entrambi, miei adorati". 



Vi raggiunga il mio più sentito ringraziamento, carissimi lettori ed amici,
ed augurandovi ogni bene vi do appuntamento

a presto 💕










BIBLIOGRAFIA:

Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissi, a cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001;

Conte Egon Cesar Corti, L'imperatrice Elisabetta, Mondadori, Milano, 1937;

Brigitte Hamann, Elisabeth. Kaiserin wieder Willen, Amalthea Verlag, Wien, München, 1982;

Brigitte Hamann, (a cura di), ELISABETH Bilder einer Kaiserin, Amalthea Verlag, 1998;

Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, HER MAJESTY Elisabeth of Austria-Hungary, The Beautiful, Tragic Empress of Europe's Most Brilliant Court, DOUBLEDAY, DORAN & COMPANY Inc. GARDEN CITY, NEW YORK, 1934;

Gabriele Praschl – Bichler, L'Imperatrice Elisabetta, Longanesi & C., Milano, 1997;

Gabriele Praschl-Bichler, Josef Cachée, "...von dem müden Haupte nehm' die Krone ich herab": Kaiserin Elisabeth Privat, Amalthea Signum Verlag, Wien, 1981; 




CITAZIONI:

1 e 2 - Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, HER MAJESTY Elisabeth of Austria-Hungary, The Beautiful, Tragic Empress of Europe's Most Brilliant CourtDOUBLEDAY, DORAN & COMPANY Inc. GARDEN CITY, NEW YORK, 1934, pag.8;

3 - Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, op.cit., pag.59;

4 - Ibidem, pag.127.









Remember, Marie, silence is golden.

Empress Elisabeth of Austria Hungary





- picture 1 - Marie Louise von Wallersee as a girl




That of the Duke Max Joseph in Bavaria and Princess Ludovika of Bavaria was not only a numerous offspring (they had ten children, but only eight survived, the second born, Wilhelm Karl, did not survive even for a month, the seventh born, Maximilian, was born died), but also very united, all the children, once grown and accosted, kept alive and strong the bond that joined them .... the princess had been a truly exemplary mother, perhaps giving the best to her children while accumulating continued disappointments as a result of the libertine life that her husband led and forced her to accept.
Above all Sisi, that was Elisabeth Amalie Eugenie, even though she became Empress and resident in Vienna, didn't miss an opportunity to meet her brothers and sisters in Bavaria, and often also in other parts of Europe ... Marie Sophie Amalie, for example, former Queen of Naples and the Two Sicilies, once lost the kingdom and exiled to Paris, will often be her companion in her unceasing peregrination ... and just of these two enchanting protagonists of the History of the XIXth century I like to talk to you today, about them and their connection with their niece Marie Louise von Wallersee.

She was born from a relationship that linked Ludwig Wilhelm, the first son of the Duke in Bavaria and his consort, with a woman who had nothing to do with the aristocracy, Auguste Henriette Mendel,




- picture 2 - Auguste Henriette Mendel




but whom he loved deeply and whom his family, for obvious reasons, didn't want to accept; when confronted with the 'fact', the Wittelsbachs forced him to marry the woman who was about to become the mother of his child; thus he would have to resign himself to renunce of the rights connected the birthright and to consent to a morganatic marriage, that is not able to convey by way of inheritance any noble title to the offspring; the King of Bavaria Maximilian II will arrange to get her a noble title apted to her new social position and Auguste Henriette Mendel became Henriette Baroness von Wallersee, but Henriette, as she was called in the family, will be never seen lovingly.




- picture 3 - Henriette Baroness von Wallersee with Ludwig Wilhelm just married



The Empress of Austria, not only a model of grace but also so good-hearted, looking first of all to the goodness of the others, had for her since ever a profound esteem and sympathy, and her first daughter, Marie Louise, became her favorite niece.
Several are the photographs depicting Marie Louise with Marie Valerie, the last favorite daughter of the imperial couple, for which she became a kind of sister (Gisela was not only already married but mother and living in Germany):




- picture 4 - Marie Valerie with Marie Louise




It was easy to find Marie in Vienna at Court or together with the Empress in Hungary, at the Royal Palace of Gödöllo, or even in England, riding side by side with her for shooting parties that animated the English Spring and Autumn; Marie loved her Aunt who was so prodigal with her, who gave her Her dresses and jewels and who had transmitted her Her love for horses and daring rides:




- picture 5 - Marie Loiuse with one of her beloved thoroughbred




The first time I remember riding horseback with the Empress was a little girl. My blonde hair flew wildly as I cantered with my adored aunt through the Prater, Vienna's Central Park. People stopped, lifted their hats or bowed deeply. Their eyes followed me and my fluttering mane. When we returned to the Hofburg - the imperial palace - that day, Aunt Sissy issued the order that I was to wear my hair à l'impératrice in future. I have never changed my style of hairdress to this very day1 pag 8

Her 'Tante Kaiserin' (Aunt Empress) was for her an extraordinary, disruptive beauty, and whenever she was in her company she didn't fail to fascinate her




- picture 6 - Aunt Sissy




In my eyes Aunt Sissy seemed to possess the beauty of a fairy queen, especially when she was in good humor. At times her lovely brown eyes flashed gay mischief and then, again, angry disapproval. She had en enchanting smile, and her voice was soft and melodious. I was completely fascinated by her, and my happiness knew no bounds whenever I was told that I would meet "Aunt Empress." 2 pag.8

But in her memories, she confesses that despite her admiration and affection for the Empress, her heart belonged to her other Aunt, Marie Sophie, more like her as for temperament, who, though she lived more in the shadows, she was for her a like second mother, as she tells us:

No sooner had their latest scheme fallen through than tante Tante Königin - Aunt Maria - erstwhile Queen of Naples and the Two Sicilies, invited me to visit her in Paris for a few weeks. I was overjoyed. I knew that she had a very tender spot for me, perhaps because I looked very much like her. Always she called me "little girl", even in later years when I had children of my own. Her voice, whenever she spoke to me, seemed to take on a special note that never failed to touch me deeply. As a child, I instinctively felt Tante Königin's attachment for me. Of all my crowned and uncrowned aunts, I felt the most strongly drawn to Aunt Maria, even more so than to Aunt Sissy. I loved Aunt Maria as dearly as I loved my mother. For me she was restfulness personified. Contrary to her sister Elisabeth, who was much more vivacious, sarcastic and witty, Queen Maria was invariably even-tempered. Her dark, soulful eyes never failed to make a deep impression upon me, especially after I heard the story responsible of their sorrowful expression. Not only had Queen Maria been forced to enact the part of Heroine of Gaëta during the harrowing days when her husband lost his throne to the newly united Italy; destiny decreed, also, that she play a leading rôle in a love tragedy. While the first part of the drama had been written in the pages of history, the secon part has remained untold until now. 3 pag. 59




- picture 7 - Aunt Maria



Marie Sophie, born on October 4th,1841 at the Possenhofen Castle, got married by proxy in 1859 with Francesco, Duke of Calabria and the apparent heir to the throne of the Kingdom of Naples and of the Two Sicilies, son of King Ferdinand II of Bourbon, lived a very unhappy conjugal life: when she arrived in Naples, she enjoyed the sympathy of the whole Court, but her husband often avoided any kind of contact with her and even from the early years of her life in the south of Italy, animated by the discontent of the people, which, with the approach of the late 1860s, was in rebellion because refused to be annexed to the rest of the Kingdom of Italy - she often had to act as a protagonist in politics, becoming a kind of heroin for the local population.




- picture 8 - Aunt Maria dressed with the traditional costumes of Southern Italy 



But it was the Empress to find her a husband when She decided that the time had come for her to find a companion if she wanted to continue to follow Her and living next to Her: She wanted her to become one of her PALASTDAMEN, a married lady-in-waiting, to be able to be always close to Her and to continue to be Her confidant, and then what better groom than a noble and aristocratic Hungarian, the union with whom would also have strengthen the weak link that there was between Austria and Hungary, of which the imperial couple also dressed the crown, bond that Sisi loved and with deep ardor was trying to keep alive, even though the previous story was at her disadvantage?
The choice fell on the Larisches's house, which Marie still did not know, while at 17 she had already felt her own sympathies ... travellingside by side with the Empress she had more than one chanche to know more or less aristocratic people for whom to experience attraction ... from Count Heine to Elemér Batthyány




- picture 9 - Elemér Batthyány



(in this case the attraction was mutual and to the point that Marie herself believed she had found her twin soul, but it was her future mother - in - law who did not want his son to marry the Kaiser's niece for reasons dating back to the period when Hungary was in conflict with the Austrian Empire ... even Captain Bay Middleton, hunting companion and a close friend of the Empress, enjoyed the sympathy of the poor Marie who had to accept a marriage of pure convenience in which she found herself literally catapulted.

Unfortunately, the one with George von Larisch-Moennig, Baron of Ellgoth and Karwin of 1877 was not a happy union, he wasn't definitely faithful and certainly not a man suited for marriage (that's why Marie will marry once again, this time with a man she will chose for love).




- picture 10 - Marie Louise together with her firts George von Larisch




We know that, being considered responsible for the meetings held scrupulously hidden between Marie Vetsera and the heir to the throne Prince Rudolph, which ended dramatically on January 30, 1889 with Mayerling's tragedy which saw the assasination of them both, the same aunt who loved her so, will then equally profoundly repudiate her to the point to order her to get away, even if with extreme pain: the Empress will want her to leave Vienna and will never want to see her again, thus Marie will travel to America to start a new life, but this is another story...
But think ... what a joke of fate, just the aunt who had taught her the importance of keeping a secret will make her taste how bitter sometimes doing so it is !



"You know, Marie" Aunt Sissy confided thoughtfully " you should have married Bay. Ah, then I could have had you two beloved ones with me always. pag.127


May my most thankful embrace reach you, dear readers and friends,
and wishing you all my best, I do hope to meet you

very soon 💕












BIBLIOGRAPHIC SOURCES:

Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissia cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001;

Conte Egon Cesar Corti, L'imperatrice ElisabettaMondadori, Milano, 1937;

Brigitte Hamann, Elisabeth. Kaiserin wieder Willen, Amalthea Verlag, Wien, München, 1982;

Brigitte Hamann, (a cura di)ELISABETH Bilder einer KaiserinAmalthea Verlag, 1998;

Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, HER MAJESTY Elisabeth of Austria-Hungary, The Beautiful, Tragic Empress of Europe's Most Brilliant CourtDOUBLEDAY, DORAN & COMPANY Inc. GARDEN CITY, NEW YORK, 1934;

Gabriele Praschl – Bichler, L'Imperatrice Elisabetta, Longanesi & C., Milano, 1997;

Gabriele Praschl-Bichler, Josef Cachée, "...von dem müden Haupte nehm' die Krone ich herab": Kaiserin Elisabeth Privat, Amalthea Signum Verlag, Wien, 1981. 




QUOTATIONS:

1 e 2 - Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, HER MAJESTY Elisabeth of Austria-Hungary, The Beautiful, Tragic Empress of Europe's Most Brilliant CourtDOUBLEDAY, DORAN & COMPANY Inc. GARDEN CITY, NEW YORK, 1934, p.8;

3 - Marie Louise, Countess Larisch von Wallersee-Wittelsbach with Paul Maerker Branden and Elsa Brander, op.cit., p.59;

4 - Ibidem, p.127.





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